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Svelata l’origine dell’ossidiana di Göbekli Tepe

aprile 20, 2012

Una squadra di ricercatori ha scoperto da dove provengono circa 130 lame in ossidiana trovate nel sito di Göbekli Tepe, “il più antico tempio del mondo” oggi situato in Turchia.

Gli utensili, di origine vulcanica, furono creati anche a 500 km di distanza.

(Tristan Carter)

Solo una piccola parte di Göbekli Tepe è stato scavata finora, ma ciò che è stato portato alla luce è sorprendente. Il sito contiene almeno 20 cerchi di pietra, uno dentro l’altro, con diametri che vanno dai 10 ai 30 metri. I ricercatori sospettano che i cerchi esterni venissero riempiti coi detriti prima di costruire un nuovo cerchio all’interno.

Enigmatici sono le statue e i bassorilievi di persone e animali scolpiti sui blocchi di pietra calcarea a forma di T e sugli enormi pilastri centrali.

Ancor più enigmatico è però quello che non è stato trovato. Le costruzioni non contengono focolari, e i resti di piante e animali non mostrano segni di addomesticamento. Inoltre, finora non ci sono edifici che gli archeologi pensano siano stati utilizzati per la vita quotidiana.

(Teomancimit)

(Tristan Carter)

(Berthold Steinhilber)

Per cercare di risolvere alcuni dei misteri, il team di Tristan Carter (McMaster University a Hamilton, Canada) e del direttore degli scavi Klaus Schmidt ha esaminato la composizione chimica degli utensili per scoprire da quali fonti vulcaniche provenisse l’ossidiana. “Siamo in grado di dire esattamente da quale monte proviene, e a volte anche da quale fianco del vulcano”, ha detto Carter.

Almeno tre delle fonti si trovano nella Turchia centrale, in Cappadocia, cioè a quasi 500 km di distanza da Göbekli Tepe. Almeno altre tre sono invece della parte orientale del paese, vicino al lago di Van, circa a 250 km di distanza dal sito. Un’altra fonte ancora si trova poi nel nord-est della Turchia, a 500 km di distanza.

Ciò che rende speciali questi risultati, dicono i ricercatori, non sono tanto le distanze, ma piuttosto la varietà delle fonti di ossidiana. Ci sono molte ragioni che potrebbero spiegare come siano arrivati quegli utensili a Göbekli Tepe; quello suggestivo, proposto dal team di ricerca, è che il sito fosse una sorta di luogo di pellegrinaggio che attraeva persone da molti luoghi diversi.

(smithsonian.com)

Live Science

Vedi anche: Il mistero di Gobekli Tepe.

 

7 commenti leave one →
  1. Gian Franco Pallanca permalink
    agosto 2, 2012 10:40 pm

    Non posso nascondere quanto io sia affascinato da queste ricerche, tuttavia faccio fatica a comprendere il significato di quanto affermano i ricercatori, i quali sospettano che: ” i cerchi esterni venissero riempiti coi detriti prima di costruire un nuovo cerchio all’interno”. In Bosnia, dove stanno portando alla luce delle piramidi, hanno trovato dei tunnel nei pressi di una delle piramidi che sono stati riempiti di terra già diecimila anni fà. Anche nell’America latina esistono templi che sono stati volontariamente coperti di terra dagli abitanti di quell’area migliaia di anni fà. Mi chiedo che cosa possa essere successo per giustificare questi ‘interramenti”.

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    • italo permalink
      luglio 17, 2013 10:19 am

      Nulla di misterioso, si tratta di una pratica ricorrente per costruzioni di questo tipo che non risale solo a 10000 anni fa, ma prosegue nel tempo.

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  2. Francesco Masia permalink
    gennaio 18, 2014 11:44 am

    Ma, a guardare la foto, non dovrebbe essere chiaro che i cerchi interrati, per erigerne di nuovi, erano quelli interni? Altrimenti il risultato avrebbe visto il cerchio interno più in alto, mentre quello che si vede è il contrario.
    Comunque, allora l’interramento definitivo, l’ultimo, sarebbe stato dell’unico cerchio allora emergente: e non potrebbe quest’ultimo (interramento) essere semplicemente dovuto alla mano dei secoli? Oppure, meno misteriosamente di quanto porterebbe a pensare un interramento in una volta di tutto il complesso (che appunto non c’è stato), quando stavano per erigere l’ultimo cerchio (esterno all’ultimo appena interrato) li hanno sterminati o se ne sono dovuti andare.
    Qualcuno, però, può spiegarmi come sia possibile datare a 10.000 anni fa la lavorazione di una pietra affiorante sul terreno (non dubito sia un dato serio, è proprio un mio limite, che leggendo in giro non riesco ancora a colmare).

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  3. Francesco Masia permalink
    gennaio 18, 2014 6:08 pm

    P.S.: col Carbonio 14, è dato leggere.
    Ma su cosa, col C14? Non sulle pietre, ché altrimenti in Sardegna avremmo smesso da un pezzo di dibattere sull’età dei nuraghi e sulla datazione di certe pietre scritte.

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    • DomenicoC permalink
      gennaio 21, 2014 6:24 pm

      Si ricorre in quel caso all’analisi dei frammenti sottili, per verificare attraverso l’analisi isotopica la composizione chimica e poi rintracciare l’origine del reperto litico.

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  4. Gian Franco Pallanca permalink
    gennaio 22, 2014 5:36 pm

    Domenico, vedo che sei preparato,
    Grazie per le precisazioni, anch’io mi ponevo le stesse domande di Francesco Masia.
    Un’ultima cosa: avete notizie, riferimenti del sito di Puma. Punku? ne sono affascinato!
    Quest’estate sono stato presentato a Klaus Schmidt (Tepe Gobekli) e mi sono offerto di fare un mese di volontariato nel sito, ma lui è stato piuttosto freddino. Al contrario Osmanagich (Piramidi a Visoko, Bosnia) ha immediatamente accolto con cordialità la mia proposta di volontariato. Quest’estate penso di recarmi a Visoko e in futuro mi piacerebbe tantissimo un contatto per Puma Punku.
    A presto!

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  5. Francesco Masia permalink
    marzo 29, 2014 11:42 am

    Grazie DomenicoC.
    Vorrei però aggiungere, a eventuale ulteriore beneficio di quanti, come Gian Franco Pallanca, si ponevano la mia stessa domanda, la risposta cui sono stato rimandato da una brava fisica cui, tardo a capire, avevo ulteriormente chiesto:
    http://www.nytimes.com/2011/09/13/science/13qna.html?_r=0
    Ecco, più che “frammenti” mi avrebbe illuminato la parola “sedimenti”.
    Certo che a leggerne sembra tutto facile: ma allora perché, come scrivevo il 18 Gennaio, la datazione dei nuraghi e di certe pietre scritte rimane indeterminata (cioè affidata ad altri indicatori, comunque imprecisi) in quanto, appunto (si dice), pietre?

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