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Tracce di cannibalismo tra gli Xixime

ottobre 4, 2011

Da tempo si ipotizzava che l’antico popolo degli Xixime, che in passato viveva nel nord del Messico, praticasse il cannibalismo come rito per assicurarsi il raccolto annuale di mais.

Recentemente alcuni archeologi hanno analizzato più di 30 ossa umane scoprendo che recavano tracce di bollitura e scarnificazione. Gli studiosi hanno avuto così la conferma che che gli Xixime fossero cannibali.

(José Luis Punzo, INAH)

Secondo le testimonianze storiche dei missionari gesuiti, gli Xixime mangiavano i corpi dei loro nemici, convinti che così avrebbero assimilato anche la loro anima, e usando le loro ossa scarnificate in particolari rituali si sarebbero assicurati raccolti abbondanti. Le ossa studiate testimoniano come il cannibalismo per questo popolo rappresentasse “un aspetto cruciale della loro visione del mondo e della loro identità”, spiega Josè Luis Punzo, archeologo dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia del Messico (INAH), che ha condotto la ricerca.

Le montagne dell’attuale stato messicano del Durango in passato erano abitate da almeno 5 mila Xixime e da altri popoli indigeni. Ma solo gli Xixime e i loro vicini Acaxèe praticavano il cannibalismo, anche se finora per gli Acaxèe non è stata trovata nessuna evidenza archeologica che provi questa pratica, spiega Punzo.

“Attraverso questi riti di cannibalismo, gli Xixime e gli Acaxèe tracciavano un confine netto tra ‘noi’ e ‘loro’, dove loro sono tutti gli altri”, spiega Punzo. Infatti questi due gruppi indigeni spesso si scontravano con altre popolazioni, ma durante i riti di cannibalismo mangiavano solo i maschi appartenenti al proprio gruppo. Questo perché, secondo gli storici, gli altri nativi e gli spagnoli dal punto di vista rituale non avevano nessun valore.

Una grotta piena di ossa bollite

Per alcuni storici le testimonianze sul cannibalismo riportate dei missionari sarebbero state un po’ esagerate, ma, secondo Punzo, le ossa ritrovate a Cueva del Maguey, un villaggio Xixime costruito all’interno di un’enorme grotta che si affaccia su un precipizio, eliminano ogni dubbio.

Le analisi condotte dagli studiosi dimostrano che l’80 per cento delle ossa, ritrovate in abitazioni risalenti al 1425, recano tracce di bollitura e segni lasciati da lame in pietra. Le ossa sono giunte “miracolosamente” ben conservate: sono infatti rimaste indisturbate per secoli grazie all’isolamento del sito di Cueva del Maguey, arroccato a 2.600 metri di altitudine in una fitta foresta di conifere.

(José Luis Punzo, INAH)

Il cerchio della vita

Gli Xixime intervallavano i cicli di semina e raccolto con riti di cannibalismo e altre cerimonie in cui si usavano le ossa umane. Queste pratiche sono descritte nella ricerca presentata dall’INAH durante la 14esima “Archaeology Conference of the North Frontier” che si è tenuta quest’estate a Paquimè in Messico.

Secondo la documentazione storica, dopo ogni raccolto di mais, i guerrieri Xixime partivano a caccia di nemici, o meglio, della loro carne. Nella maggior parte dei casi si accontentavano di uccidere uomini di altri villaggi, soli nei campi. Altre volte invece facevano prigioneri gruppi più numerosi, in combattimenti nella foresta. I guerrieri portavano le loro vittime al villaggio e quando il trasporto dell’intero corpo non era agevole, staccavano solo la testa e le mani.

Al villaggio i corpi venivano squarciati e fatti a pezzi in corrispondenza delle articolazioni, prestando particolare attenzione nel non spezzare le ossa. I testi dei missionari raccontano che le parti del corpo venivano bollite in pentola finché le ossa non erano ben pulite. La carne veniva infine cucinata con fagioli e mais, e questa specie di zuppa veniva consumata durante una cerimonia rituale che coinvolgeva tutto il villaggio con danze e canti per una notte intera. Dopo il rito le ossa venivano conservate in stanze speciali. Poi, quando si avvicinava la stagione della semina, gli Xixime appendevano queste ossa ai tetti della case e sugli alberi, così da ottenere il favore degli spiriti per un raccolto abbondante.

“Per queste pratiche i gesuiti consideravano gli Xixime il popolo più selvaggio e barbaro del Nuovo Mondo”, conclude Punzo.

National Geographic

One Comment leave one →
  1. xixime permalink
    ottobre 5, 2011 10:02 am

    provocazione: visto che l’attuale sistema alimentare del mondo presto non sarà più sostenibile, il cannibalismo potrebbe essere l’unica soluzione per chi desidera ancora nutrirsi di carne…

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