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Sequenziato il DNA degli aborigeni australiani

ottobre 3, 2011

Da un ciuffo di capelli di 90 anni un team di ricercatori è riuscito a sequenziare il primo genoma completo di un aborigeno australiano. Stando ai risultati, lui e forse tutti gli aborigeni australiani discendono dai primi esseri umani che si avventurarono fuori dall’Africa più di 60.000 anni fa – migliaia di anni prima che gli antenati degli altri asiatici odierni si incamminassero verso est in una seconda migrazione fuori dell’Africa.

“Gli aborigeni australiani sono i discendenti dei primi esploratori umani, quelli che si sono inoltrati in un territorio sconosciuto in un mondo sconosciuto, giungendo alla fine in Australia”, dice Eske Willerslev, paleogenetista presso l’Università di Copenhagen che ha condotto lo studio, pubblicato su Science.

(Mark Kolbe / Getty Images)

I più antichi resti umani in Australia risalgono all’incirca a 50.000 anni fa, eppure degli utensili di pietra più antichi trovati in India e altrove suggeriscono l’esistenza di una prima migrazione di uomini anatomicamente moderni dall’Africa verso l’India e il Sud-est asiatico.

Gli studi genetici di asiatici e oceaniani non hanno però sempre raccontato la stessa storia. L’analisi genetica più completa effettuata finora ha evidenziato una singola migrazione che ha generato tutte le popolazioni asiatiche, tra cui quella aborigena australiana. Il problema è che le testimonianze archeologiche in Australia sono di molto antecedenti rispetto alle stime derivate da quest’ipotesi.

Un genoma completo di un aborigeno australiano, dice Willerslev, dovrebbe risolvere la questione. Per sequenziare quello di una persona che non discenda anche dagli europei a causa di vari incroci, Willerslev ha analizzato un campione di capelli raccolti dall’etnologo inglese Alfred Cort Haddon negli anni ’20 da un giovane uomo.

L’analisi del suo genoma indica che i suoi antenati iniziarono il loro viaggio più di 60.000 anni fa, distaccandosi dagli esseri umani che avevano lasciato l’Africa. Gli antenati degli odierni europei e della maggior parte degli altri asiatici probabilmente si separano l’un dall’altro meno di 40.000 anni fa, secondo la squadra di Willerslev.

Come altre popolazioni al di fuori dell’Africa, l’uomo aborigeno australiano deve dei piccoli pezzi del suo genoma ai Neandertal. Più sorprendente, però, è che i suoi antenati si incrociarono anche con un’altra popolazione umana arcaica conosciuta come l’uomo di Denisova. Finora, i nativi della Papua Nuova Guinea erano gli unici uomini esistenti i cui antenati erano noti per essersi incrociati coi Denisoviani.

Un secondo studio uscito sull’American Journal of Human Genetics che incorpora analisi genomiche di 33 popolazioni di Asia e Oceania dipinge un quadro ancora più chiaro. I ricercatori guidati da Mark Stoneking del Max Planck Institute di antropologia evolutiva a Lipsia, in Germania, hanno scoperto elementi utili a identificare quali siano state le rotte di migrazione attraverso l’Asia.

Alcune popolazioni, tra cui gli aborigeni australiani, portavano vari livelli di DNA denisoviano, mentre molti dei loro vicini, come gli abitanti del continente del Sud-est asiatico, non ne avevano nessuno.

Stoneking vede perciò almeno due ondate di migrazione umana in Asia: una iniziale che includeva gli antenati degli odierni aborigeni australiani e altri nativi dell’Oceania (Nuova Guinea, Polinesia, Fiji, ecc.), e una seconda ondata che ha dato origine agli attuali abitanti della terraferma asiatica. Gli uomini di Denisova si sarebbero incrociati con alcuni membri della prima ondata ma non con quelli della seconda, forse perché già estinti. Ciò suggerisce peraltro che gli uomini di Denisova, finora confinati alla Siberia dove sono stati trovati gli unici loro resti, abitavano una volta anche il Sud-est asiatico e, forse, l’Oceania.

“Messi insieme, queste due ricerche forniscono argomenti schiaccianti sulle molteplici ondate di migrazione”, dice David Reich, genetista della Harvard Medical School di Boston e autore del secondo studio.

Nature

A proposito di migrazione, segnalo altri due articoli interessanti usciti su Nature e sull’American Journal of Physical Anthropology.

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