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Un vaso Romano misterioso

settembre 14, 2011

Un antico vaso d’argilla appena ricostruito sta lasciando perplessi gli archeologi che stanno cercando di capire quale fosse il suo utilizzo.

Alto 40 cm, l’oggetto è pieno di buchi ed è cavo sul fondo.

(Katie Urban/Museum of Ontario Archaeology)

Il vaso era stato trovato in frantumi in 180 pezzi in un magazzino del Museo archeologico dell’Ontario, in Canada.

Ma anche dopo il restauro, gli scienziati sono rimasti di fronte a un mistero. “Sono tutti perplessi”, dice Katie Urban, ricercatrice presso il museo. “Lo stiamo facendo vedere a tutti gli esperti di vasellame romano e ad altri esperti di ceramica, e nessuno sembra essere in grado di trovarne un altro esempio”.

In verità, non è neanche detto che provenga dal mondo romano.

Una ricerca d’archivio indica che il vaso era stato scavato dall’archeologo William Francis Grimes nel cratere di una bomba scoppiata durante la seconda guerra mondiale a Londra, non lontano da un antico tempio dedicato al dio Mitra. Grimes l’aveva poi donato al museo canadese negli anni ’50.

Tuttavia, non è certo che il vaso facesse parte di quello scavo. Esso infatti non appare sulla lista dei manufatti ricevuti da Grimes, anche se il vaso era appunto stato trovato in 180 pezzi e la lista non è dettagliata.

C’è una piccola possibilità che il vaso provenga dall’Iraq, perché un’altra raccolta di reperti in quel magazzino arriva dalla città di Ur, e quelli sono datati a 5.000 anni fa.

Ad ogni modo, la domanda che ci si pone è: Perché creare un vaso pieno di buchi?

“Ci sono un sacco di ipotesi”, dice Urban. Il vaso potrebbe aver contenuto ghiri – che i Romani mangiavano – oppure aver servito come lampada, ma per il momento non è possibile fornire una risposta definitiva.

Il problema, dice Urban, è che i vasi per contenere quei roditori erano diversi, mentre il buco sul fondo suggerisce che non era una lampada.

Vaso romano per allevare ghiri scoperto a Chiusi

Vaso votivo israelita. Gerusalemme. X - VI sec. a.C.

Urna neolitica proveniente dall'isola di Walney

Secondo altre ipotesi e i commenti dei lettori di Live Science, il vaso potrebbe essere stato: uno strumento per trasportare grossi serpenti o altri animali tra cui volatili; un contenitore di aglio o potpourri; un filtro dell’acqua; un oggetto per coltivare funghi o essiccare erbe; una protezione per le lucerne per evitare che si spegnessero all’aperto; un effetto speciale per la luce nel tempio di Mitra; uno strumento per drenare acqua e olio da olive, pesce e altri cibi, ecc.

Live Science

Il mistero però è stato forse spiegato da David Meadows sul blog Rogue Classicism. Si tratterebbe di una trappola per polpi, come si vede nel mosaico conservato nel museo di Susa, in Tunisia.

(Museo di Susa)

Di seguito la risposta di Katie Urban al post:

“Ciao, siamo stati molto felici di vedere tutto quest’interesse nel nostro strano vaso. Ci sono stati un sacco di buoni consigli. Voglio darvi altre due informazioni che non avevamo ancora comunicato: i fori sono al 100% precedenti al riscaldamento, non sono stati perforati dopo. Inoltre, il vaso pesa circa 60-70 libbre. Il suo peso escluderebbe una serie di suggerimenti che abbiamo ricevuto. Realisticamente ci sono una serie di scopi molto plausibili, ma la mancanza del contesto originale significa che forse non sapremo mai la vera risposta”.

Rogue Classicism

14 commenti leave one →
  1. paolo permalink
    settembre 14, 2011 5:28 pm

    27-30 kg????
    ma siamo sicuri ??di fianco al vaso, nella foto, c’è un portafoto per fare le debite proporzioni…
    mi sembra una cosa assurda, siam sicuri parlassero di kg e non di altre unità di misura?

    la questione della trappola da pesca è interessante ma se così fosse non sarebbe mai stato usato eprchè un minimo di incrostazioni marine dovrebbe pur averle!

    a me viene in mente che con quella cavità interna e tutti quei fori poteva essere una bella abat-jour:-) i giochi di luce sarebbero stati bellissimi. ma immagino che all’interno le pareti dovrebbero essere annerite 🙂

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    • Aezio permalink*
      settembre 15, 2011 12:19 am

      Ciao Paolo,
      parlano di “60-70 lbs”, che però se sono quelle romane allora sarebbero 19-23 kg.

      Purtroppo nessuno ha fatto riferimento a come si presenta il vaso dentro, immagino dunque che non abbiano trovato niente di significativo. Peccato, come abat-jour non sarebbe stata male 🙂

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  2. settembre 16, 2011 5:45 pm

    e se fosse un’arnia rudimentale? http://www.apiterapia.it/storia-apicoltura.htm
    della serie ai posteri larga sentenza :-)) con i soliti relativi dubbi … per i misteri del passato ;-)!!

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    • roberto permalink
      luglio 3, 2015 5:04 pm

      ai postumi larga sequenza…;-)

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      • roberto permalink
        luglio 3, 2015 5:08 pm

        oppure : ai posteri l’ardua (in quanto difficile da raggiungere) sentenza, un caro saluto

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  3. settembre 17, 2011 2:47 pm

    secondo me per mantenere il cibo durante i lunghi tragitti questo se condo me è la più probabile risposta

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  4. settembre 17, 2011 3:32 pm

    Beh come lampada non sarebbe neanche male…sai che bell’effetto in una stanza con tutti que buchi!

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  5. settembre 17, 2011 4:11 pm

    ma siamo sicuri che sia un vaso romano???

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  6. maria milvia permalink
    settembre 18, 2011 1:23 pm

    Non ho capito cosa si intenda per cavo sul fondo, forse un disegno in sezione aiuterebbe. Il mosaico con la scena dei pescatori è suggestiva e rende palusibile questa possibilità, ma come archeologa non posso che ritenere la posizione di Katie Urban come la più condivisibile.

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  7. Flavien permalink
    settembre 18, 2011 3:24 pm

    Per sdrammatizzare un attimo….
    Ma secono assomiglia un sacco a questo XD
    http://shop.toyscenter.it/Salva-Le-Scimmie

    Scusate 😛

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  8. dedo permalink
    settembre 20, 2011 3:16 pm

    ancora oggi a Grottaglie (Ta) ed in alcuni paesi della provincia di Lecce (San Pietro in Lama, Cutrofiano) si fabbricano contenitori di argilla con diversi fori: servono pe le olive, che vanno risciacquate molto spesso perchè se lasciate a lungo in acqua salata si forma un’antipatica patina grassa, fastidiosa da eliminare, che le rende amare. E’ facile quindi che si tratti di un orcio per il lavaggio e l’ammorbidimento delle olive. Probabilmente, date le dimensioni, l’orcio una volta riempito di olive ed opportunamente tappato e legato veniva immerso in un fiume, in prossimità della riva, in modo che il flusso dell’acqua fosse continuo. Nell’antica Roma, alla fine di importanti banchetti, anche le stoviglie venivano lavate legandole in una rete da calare nel Tevere.

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  9. settembre 20, 2011 7:16 pm

    Secondo me, nel vaso venivano inseriti dei carboni ardenti, proprio nel fondo cavo, questi rilasciavano calore che serviva soprattutto a riscaldare coperte ed altri indumenti se non addirittura giacigli. Il vaso era circondato da una struttura posticcia in legno su cui erano poggiati questi indumenti. Dico questo perchè strutture molto simili sono state usate fino a qualche decennio fa dalle nostre vecchie nonne per l’uso che ho descritto e in dialetto venivano chiamati “prete” la struttura in legno e “monaca” lo scaldino bucato in coccio o rame.
    Nessuno è portatore di verità.

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  10. Ottesima permalink
    agosto 13, 2013 10:40 pm

    per aglio e cipolle?
    per fare la doccia?
    per riscaldare il letto?

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  11. Giacomo permalink
    luglio 7, 2015 10:53 pm

    Per catturare ghiri!?… Ho letto in più occasioni che dei vasi particolari erano destinati a diventare rifugio/trappola dei piccoli roditori. Una volta andati in letargo venivano poi catturati e destinati alla cucina! – Il vaso poteva essere riempito di paglia od ovatta e svuotato all’occorrenza.

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