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Annunci di saccheggi in Libia smentiti dagli archeologi

settembre 5, 2011

Gli archeologi in contatto coi colleghi in Libia dicono che le antichità della loro nazione sembrano al sicuro, nonostante il caos nel paese. Questa notizia è contraria a quelle che settimana scorsa riferivano di saccheggi nei musei e distruzione di siti da parte dei bombardamenti della NATO.

La Libia vanta una serie di siti fenici e romani, così come importanti collezioni di manufatti antichi, nel Museo della Jamahiriya di Tripoli e altri musei più piccoli in tutto il paese. Gli annunci di danni avevano fatto presagire una ripetizione di quello che successe a Baghdad nel 2003, quando il famoso Museo nazionale iracheno venne saccheggiato. Ma gli archeologi occidentali e fonti libiche dicono che non c’è alcuna prova di tale distruzione.

Il teatro di Sabratha (UNESCO)

“Gli oggetti antichi nei siti più importanti sono intatti”, dice Hafed Walda, archeologo alla King’s College London, che ha avuto contatti frequenti con i colleghi libici durante il recente arrivo dei ribelli nella capitale la scorsa settimana. “Ma alcuni siti nell’entroterra hanno riportato danni minori e hanno bisogno di accertamenti”. Per quanto riguarda il museo di Tripoli, situato nel Castello Rosso, “è stato protetto molto bene”.

Egli aggiunge che i curatori avevano immagazzinato i manufatti dell’edificio prima dell’arrivo dei ribelli, ma che tuttavia alcuni oggetti antichi appartenenti all’ex presidente Muammar Gheddafi sono stati rubati. Ramadan Geddedan, direttore in pensione del Dipartimento delle Antichità della Libia, conferma tala valutazione sulla base dei suoi contatti in Libia. “A quanto ne so, nulla è accaduto dopo la caduta di Tripoli”, ha detto Geddedan, che ora vive in California.

Queste rassicurazioni contrastano coi resoconti di Nikolai Sologubovsky, giornalista e vice capo di un comitato russo di solidarietà con il popolo di Libia e Siria.

Sologubovsky ha detto alla televisione russa che “il Museo Nazionale di Tripoli al-Jamahiriya è stato saccheggiato e i manufatti vengono spediti via mare verso l’Europa”. Ha aggiunto che “aerei della NATO hanno bombardato Leptis Magna e Sabratha con il pretesto che le forze di Gheddafi nascondessero lì delle armi”. La prima è un’importante città romana, mentre la seconda è stata costruita dai Fenici più di 1.500 anni fa.

“Il saccheggio del patrimonio culturale della Libia va avanti da febbraio”, ha affermato Sologubovsky, senza citare le sue fonti. “Temo si vada ad affrontare lo stesso tragico destino delle antichità dell’Iraq, che sono state saccheggiate dai vittoriosi militari americani”. Non è stato possibile raggiungere Sologubovsky per un commento.

Il mercato di Leptis Magna (UNESCO/G. Boccardi)

Ci sono state segnalazioni che la NATO abbia bombardato una zona vicino a Leptis Magna, giusto alle porte di Tripoli, ma non dentro il perimetro del sito. “Leptis Magna e Sabratha non hanno subito alcun danno”, dice Walda. Egli aggiunge che non ci sono prove per confermare le voci secondo le quali le forze di Gheddafi conservavano armamenti a Leptis Magna nel tentativo di proteggerle.

Il direttore generale dell’UNESCO Irina Bokova ha avvertito in un comunicato che i mercanti d’arte internazionali e i musei devono stare attenti ai manufatti che possono essere stati saccheggiati in Libia. “L’esperienza dimostra che c’è un grave pericolo di distruzione durante i periodi di agitazione sociale”, ha aggiunto.

Nel mese di febbraio, dei ladri erano entrati nel famoso Museo egizio del Cairo, in Egitto, rubando centinaia di oggetti prima che l’ordine venne ristabilito, e anche diversi magazzini in siti più remoti furono saccheggiati. Gli archeologi dicono che l’Unesco potrebbe presto organizzare una delegazione in Libia al fine di determinare lo stato dei suoi siti archeologici.

Science

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