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I tesori della Somalia in pericolo

aprile 25, 2011

L’AFP ha pubblicato alcune bellissime immagini di Laas Gaal (o Laas Geel in somalo), lo splendido sito archeologico scoperto nel 2002 nella Somalia nord-occidentale, più precisalente nel Somaliland, un’area devastata dalla guerra che si proclama indipendente ma che a livello internazionale è attualmente riconosciuta come regione autonoma.

Le grotte contengono pitture rupestri datate tra il 9.000 e il 3.000 a.C. e sono tra le più antiche dell’Africa. Nell’articolo della CNN che segue, viene portata l’attenzione alla gravissima minaccia di saccheggi e la mancanza di protezione nella regione.

(AFP PHOTO/Tony KARUMBA)

(AFP PHOTO/Tony KARUMBA)

(AFP PHOTO/Tony KARUMBA)

(AFP PHOTO/Tony KARUMBA)

(AFP PHOTO/Tony KARUMBA)

(AFP PHOTO/Tony KARUMBA)

Le pitture rupestri di Dhambalin vennero scoperte dalla dott.ssa Sada Mire nel 2007, in quella che diceva essere la prima ricerca mai iniziata e condotta da un archeologo nella regione. Da allora, Mire ha scoperto 100 siti di arte rupestre in tutto il Somaliland, ma c’è disperatamente bisogno di preservarli.

Per Mire questi siti sono importanti non solo per la comprensione della preistoria nel corno d’Africa, ma anche sostenere l’identità culturale della gente del Somaliland. “Ciò dà loro un senso di dignità e fa loro capire che non sono totalmente disperati, hanno qualcosa che il mondo ritiene molto prezioso”, dice.

Il Somaliland ha però bisogno di aiuto e infrastrutture per salvaguardare il suo antico patrimonio.

Sada Mire a Dhambalin (Sada Mire)

Pitture di pecore a Dhambalin (Sada Mire)

Sebbene abbia dichiarato la sua indipendenza dalla Somalia nel 1991, il Somaliland non è internazionalmente riconosciuto come uno stato separato. Ciò vuol dire che i suoi siti non possono essere riconosciuti come patrimoni mondiali dell’umanità dall’UNESCO. La Somalia è infatti uno dei pochi stati membri a non aver ratificato la Convenzione sul Patrimonio dell’Umanità nel 1972 e quindi i suoi siti non possono beneficiare di tale status.

Gli archeologi si trovano dunque di fronte a un dilemma, spiega la dott.ssa Dacia Viejo-Rose, ricercatrice presso l’Università di Cambridge: “Possono scegliere di proteggere il loro patrimonio in quanto somali, e fare pressioni sul governo e il ministero della cultura della Somalia per presentare il loro caso all’UNESCO”. Oppure possono “[sentire] che quel patrimonio non è della Somalia, ma del Somaliland”, nel qual caso bisognerà seguire un’altra strada. La questione è: qual è la priorità? Proteggere il carattere distintivo del Somaliland o proteggere il patrimonio indipendentemente da chi o cosa lo reclama?”.

Un altro problema affrontato da Mire è la mancanza di musei in cui conservare gli oggetti. Mire scrive sul suo sito che i musei a Mogadiscio, la capitale della Somalia, e della seconda città più grande, Hargeisa, hanno subito gravi saccheggi durante la guerra civile in corso. Nel Somaliland manca ancora un museo.

“Al momento non facciamo scavi perché non siamo in grado di ospitare oggetti”, ha dichiarato l’archeologa.

Educare i somali sul loro patrimonio nazionale è un altro compito importante per Mire, che è a capo del Dipartimento delle Antichità del Somaliland, un ramo del Ministero della Cultura e del Turismo, che lei ha contribuito a creare.

Mentre il sudore umano è sufficiente a danneggiare le delicate pitture rupestri, i luoghi di sepoltura nelle vicinanze sono spesso saccheggiati in cerca di manufatti da vendere illecitamente. I saccheggi tendono ad essere fatti dalla gente del posto, che non sono a conoscenza del significato archeologico dei loro siti, dice Mire. “Ci sono persone molto, molto povere che scavano questi siti e per questo ricevono quattro soldi”.

Nonostante questi problemi, però, si stanno compiendo progressi. Mire sta creando un inventario dei siti del Somaliland e sta redigendo bozze di leggi per proteggerli. Ha inoltre dato il compito ai somali locali di custodire i siti, sperando che in futuro essi possano beneficiarne col turismo. Per lei è importante che la gente senta come proprio questo patrimonio artistico.

Pitture rupestri nel sito di Haadh (Sada Mire)

Pitture rupestri nel sito di Jilib Rihin (Sada Mire)

Fonti: AFP, CNN.

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