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Uno studio collega la torre di Gerico al solstizio d’estate

marzo 24, 2011

In Cisgiordania, all’ombra della montagna dove molti credono che Satana abbia tentato Cristo, si erge quello che gli scienziati chiamano il grattacielo più antico del mondo: la Torre di Gerico.

Costruita migliaia di anni prima della tentazione biblica, la torre di 11.000 anni fa è un mistero archeologico: per più di 50 anni gli storici hanno cercato di comprenderne il significato. Ora un nuovo studio pubblicato su Antiquity sostiene che la struttura era collegata al solstizio d’estate e potrebbe esser stata uno scudo simbolico contro le tenebre.

Al centro, la torre di Gerico (BibleLandPictures/Alamy)

(Kenyon & Holland 1981 vol. 3/2 pl. 9)

11.000 anni fa i residenti di Gerico non conoscevano né l’agricoltura né la ruota e avevano appena abbandonato uno stile di vita nomade. Come poterono costruire quello che alcuni vedono come il primo edificio pubblico monumentale in una delle prime città del mondo?

Nuove simulazioni al computer suggeriscono che durante la sera del solstizio d’estate – il giorno più lungo dell’anno e foriero dei giorni più bui a venire – l’ombra del vicino monte Quruntul avrebbe prima colpito la torre di Gerico, e poi il resto della città.

(Kenyon 1981 vol. 3/1 fig. 2)

(antiquity.ac.uk)

Questo potrebbe spiegare perché la torre venne costruita proprio lì, dice l’archeologo Ran Barkai, co-autore dello studio, aggiungendo che “il tramonto del sole era ed è ancora considerato un momento spaventoso (frightening)”.

Apparentemente motivati da questa paura del buio, “i residenti locali [furono] convinti… ad aderire ad un enorme sforzo [alla costruzion dell’] edificio destinato a proteggerli”, ipotizza Barkai. Ma come esattamente la torre avrebbe potuto proteggerli non è chiaro.

Dotata di pareti spesse e cilindriche, la torre di Gerico presenta una ripida scalinata interna con pareti intonacate e avrebbe richiesto un centinaio di uomini e più di cento giorni per la costruzione.

“Non c’era stato nulla di simile prima e niente di simile ci fu per molti anni a seguire”, dice Barkai.

(Kenyon & Holland 1981 vol. 3/2 pl. 244)

Precedenti teorie avevano suggerito la torre avesse funzioni di difesa o di controllo delle piene. Ma tali idee furono abbandonate visto che Gerico non dovette affrontare seri rischi da paesi vicini o fiumi in piena.

Barkai sostiene che la torre, con le sue connessioni con eventi astronomici, venne costruita come un simbolo della forza e della coesione della comunità, in un’epoca in cui gli esseri umani si stavano ancora adattando a una vita sedentaria.

Ma per l’archeologo ci sarebbe anche un’altra ragione più sconvolgente: la torre sarebbe infatti la prima grande “manifestazione della manipolazione del potere”. Per convincere gli abitanti a costruire la torre, i leader politici potrebbero aver “manipolato le paure del buio e del sole al tramonto”, ipotizza.

Ma in generale, dice, il passaggio all’agricoltura – che i costruttori della torre potrebbero aver sperimentato – ha anche segnato anche un passaggio da una relativa autonomia goduta dai cacciatori-raccoglitori a una autocrazia che spesso si sviluppava come modo di gestire le società stabili che sorsero dopo la diffusione dell’agricoltura.

Certo, ammette Barkai, è impossibile sapere con certezza se i costruttori torre fossero spinti dalla paura o dalla gioia, anche se lui sospetta quest’ultima. “Non riesco a [pensare] come si possa obbedire agli altri per gioia o felicità.”

Altri ricercatori sono tuttavia scettici riguardo a questa connessione astronomica e al suo fattore paura.

Da un lato, l’interazione tra le strutture e il sole è così complesso che in genere è difficile dire quali effetti siano intenzionali e quali dovuti al caso, ha dichiarato l’esperto di astronomia antica Stephen McCluskey, ex professore della West Virginia University.

Dall’altro, i popoli più antichi vedevano il solstizio d’estate come un motivo di celebrazione, non paura, sostiene l’archeologo Brian Byrd, esperto della transizione verso l’agricoltura nel Medio Oriente.

Fonti: National Geographic, Antiquity.

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