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Zahi Hawass, il vendicatore dei faraoni

giugno 5, 2010

Per conto dello Spiegel, Matthias Schulz traccia un interessante quadro sulla personalità di Zahi Hawass, il segretario generale del Consiglio supremo delle antichità egizie. Lo propongo qui con tre post.

Zahi Hawass nella tomba KV9 nella Valle dei Re (SCA)

Sono le 5 di mattina e Zahi Hawass entra nel suo SUV, diretto a una conferenza stampa nell’Oasi di Bahariya. Le strade del Cairo sono ancora vuote e bisogna affrettarsi per evitare il traffico mattutino.

Hawass ha già avuto un infarto e da allora fuma solo pipe ad acqua. Riferendosi all’autista, dice: “Se rallenta, lo licenzio”.

Gli piace chiamare i suoi oppositori “stronzi”, ma nessuno ha problemi col suo carattere. In realtà egli gode di una sorta di licenza che gli permette di essere volgare e arrabbiato e le regole le definisce lui stesso. Lui è il protettore finale di tutti i monumenti del paese.

Con un abbigliamento che ricorda Indiana Jones, Hawass è famoso nel mondo grazie alla presenza costante in TV. È lui stesso a spiegare senza esitazioni il suo narcisismo. Sull’incontro con Obama lo scorso giugno, Hawass rivela: “Gli dissi che George Lucas venne qui per scoprire perchè il mio capello è diventato più famoso di quello di Harrison Ford”. Oppure, quando gli venne mostrata l’impaginazione del suo ultimo libro, commentò: “Ok, ma dovete stampare il mio nome in caratteri più grandi”. E infine: “Non sono famoso negli Stati Uniti, ma anche in Giappone e, per la verità, ovunque”.

Hawass è però, probabilmente, meglio conosciuto in Egitto, dove tiene una rubrica sul quotidiano governativo Al-Ahram. Spesso va nella TV egiziana a parlare con ospiti ufficiali o per aprire competizioni di danza davanti alla Sfinge.

Alla gente piace l’approccio di Hawass di dialogare alla pari con l’Occidente. È visto come il liberatore d’Egitto da una posizione di umiliazione (la traduzione inglese riporta “humility“).

L’egittologo dice che avrebbe bisogno di migliaia di gambe e di braccia per cancellare tutto il disonore inflitto al suo paese. La sporcizia, la povertà, la mancanza di organizzazione e la povertà delle attrezzature tecniche della sua agenzia non aiutano le cose. “Una volta eravamo al top”, dice riferendosi ai tempi dei faraoni.

Spesso parla di dignità, rispetto e onore. Crede che la sua nazione sia stata truffata e che la sua missione sia quella di vendicarsi per questo trattamento.

“Il nostro patrimonio è stato rubato”. E lui vuole recuperarlo.

È vero che la regione intorno al Nilo è stata saccheggiata per migliaia di anni da sovrani stranieri, dai Romani a Napoleone. Molti di questi tesori sono stati però comprati legalmente, alcuni per grandi quantità di denaro. È anche vero, d’altronde, che molti altri sono stati rubati, infrangendo la legge.

Hawass non fa distinzioni. Finora è riuscito a portare a casa 31000 oggetti venduti di contrabbando; principalmente dei pezzi ottenuti con scavi illegali e venduti negli ultimi 50 anni.

Tutte queste sfide richiedono peraltro una buona condizione psicofisica. Per mantenersi in salute, Hawass comincia la sua giornata – su consiglio della moglie, ginecologa – con della ginnastica.

Dalle 7 del mattino si siede nel suo ufficio nell’esclusivo quartiere di Zamalek, bevendo tisane e limonate. Esce soltanto per la cena. Dopo le 10 di sera finalmente si rilassa, giocando a backgammon in un bar vicino al suo appartamento.

Altre volte, invece, Hawass si sveglia molto presto e salta la routine mattutina: si lava i denti, mangia velocemente un falafel e si dirige verso la campagna a bordo della sua jeep.

Qui la seconda parte.

Fonte: Spiegel.

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4 commenti leave one →
  1. rick permalink
    giugno 6, 2010 9:08 pm

    chissà se riusciranno a evitare queste rivelazioni
    http://www.edgarcayce.it/media/lavecchiatestim.htm

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