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Ardi è un antenato degli scimpanzé, non dell’uomo

maggio 29, 2010
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Lo scorso autunno uno scheletro fossile di Ardipithecus ramidus (noto come “Ardi”) scosse il campo dell’evoluzione umana. Datato a 4.4 milioni di anni fa, l’ominide venne trovato nello stesso sito (la depressione di Afar, in Etiopia) in cui fu recuperata Lucy, il più famoso esemplare di Australopithecus afarensis datato a 3.2 milioni di anni fa.

Da qui l’ipotesi avanzata dal co-direttore dello studio su Ardi, Tim White, che vide una linea evolutiva che parte dall’Ardipitico, continua con l’Australopiteco e finisce con l’uomo moderno.

Disegno di Ardi (J.H. Matternes)

Ora, però, alcuni scienziati stanno sollevando dubbi sull’ipotesi che Ardi sia stato un antenato dell’uomo e anche su quale sia stato il paesaggio che abitava, cioè se viveva nei boschi, come dissero i ricercatori, oppure nelle praterie. L’importanza di questo punto sta nelle implicazioni per le teorie riguardo al tipo di ambiente che favorì la “prima” evoluzione umana.

Uno studio pubblicato su Science e condotto da Esteban Sarmiento, dell’Human Evolution Foundation in East Brunswick, N.J., ha preso in esame le caratteristiche anatomiche e molecolari e ha concluso che Ardi non fa parte della linea evolutiva che ha portato agli esseri umani.

Alcuni suoi resti scheletrici, come il polso e la mascella, suggeriscono piuttosto che sia antecedente alla separazione degli uomini dalle scimmie antropomorfe africane. In altre parole, Sarmiento sostiene che le caratteristiche dell’Ardipithecus ramidus non siano esclusive degli ominidi, e considerando pure che rispetto a loro è di molto antecedente, allora l’Ardipiteco non è un ominide, non c’entra con la nostra linea evolutiva.

A questa nuova ipotesi Tim White dissente fermamente (la sua risposta è stata anch’essa pubblicata su Science): “Le prove dicono chiaramente che l’Ardipithecus possedeva caratteristiche proprie solo dei più tardi ominidi… e dagli esseri umani”.

In caso contrario – se cioè fosse un antenato degli scimpanzé – certe caratteristiche quali denti, bacino e cranio si sarebbero dovuti evolvere “all’indietro”, ritornando a tratti più primitivi simili a quelli delle scimmie antropomorfe. “Un’inversione evolutiva molto improbabile”, dice White.

In ogni caso, altri due esperti hanno riferito che è ancora troppo presto per dire quale sia stata la linea evolutiva di Ardi.

Will Harcourt-Smith, ricercatore all’American Museum of Natural History e membro del dipartimento di antropologia al Lehman College di New York, non sa se Sarmiento abbia ragione o no: “Fino a quando non c’è una descrizione più completa dello scheletro, bisogna essere cauti nell’interpretare le analisi iniziali in un modo o in un altro”.

Harcourt-Smith ha comunque espresso la sua contrarietà all’affermazione di Sarmiento secondo cui Ardi è probabilmente troppo vecchio per appartenere alla linea evolutiva dell’uomo.

Rick Potts, capo del programma sulle origini umane al Natural History Museum della Smithsonian Institution, fa notare che Ardi è conosciuto principalmente per solo un sito. E che visse in un periodo di evoluzioni vagamente conosciuto nel quale ci potrebbero essere stati “un sacco di esperimenti”. “Penso che sia semplicemente troppo presto per dire esattamente dove stia in relazione al punto di diramazione degli esseri umani dalle altre scimmie antropomorfe africane”, dice Potts.

L’area del ritrovamento dei fossili (National Geographic)

La seconda critica riguarda l’ambiente in cui visse Ardi.

Lo studio dell’anno scorso parlava di boschi, contraddicendo così la teoria che vedeva i primi antenati umani cominciare a camminare in posizione eretta perchè abitavano pianure erbose e savane.

Secondo l’opinione del geochimico dell’Università dell’Utah Thure Cerling e di altri scienziati, però, a quell’epoca l’ambiente era una savana con al massimo il 25% dell’area coperta da boschi.

A ciò White ha replicato riconoscendo che l’ambiente includesse praterie, ma sostenendo comunque che Ardi preferì vivere nelle zone boschive.

Per esempio, lo scheletro mostra adattamenti per l’arrampicamento – e “[non si arrampicava certo] sull’erba”, dice. E gli animali trovati insieme ai suoi resti sono principalmente creature dei boschi, come alcune scimmie mangia-foglie, continua White.

Potts concorda con White riguardo al paesaggio del sito in questione, ma chiarisce, appunto, che si tratta solo di UN sito. Non è abbastanza per trarre conclusioni sull’evoluzione umana.

Fonte: AP.

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