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L’arca di Noè era circolare

gennaio 5, 2010

Immagine tradizionale dell'Arca di Noè (Brooklyn Museum-Corbis)

Secondo delle istruzioni recentemente tradotte e iscritte su una tavoletta d’argilla babilonese (di cui The Guardian però non pubblica la foto), l’arca di Noè era una gigantesca zattera circolare.

La tavoletta, in cattive condizioni e datata al 1700 a.C., venne trovata in Medio Oriente da Leonard Simmons, un pilota londinese della RAF.

La reliquia passò poi al figlio Douglas, che la portò da un esperto del British Museum, Irving Finkel, una delle poche persone al mondo a poter tradurre facilmente le 60 linee di testo cuneiforme.

Ci sono dozzine di antiche tavolette che descrivono la storia del diluvio, ma Finkel dice che questa è la prima a descrivere la forma della nave: “[…] L’arca non doveva andare da nessuna parte, doveva solo galleggiare, e le istruzioni sono per un tipo di imbarcazione che conoscevano molto bene. Oggi in Iran e Iraq è ancora usato a volte un tipo di coracle circolare […]”.

Nella sua traduzione, il dio che decise di risparmiare solo un uomo parla a Atram-Hasis, un re sumero che visse prima del diluvio e che fa la parte del nostro Noè nelle versioni precedenti.

Costruisci, costruisci! Costruisci una zattera di canne! (Wall, wall! Reed wall, reed wall!) Atram-Hasis, dai retta al mio consiglio, che potresti vivere per sempre! Distruggi la tua casa, costruisci una imbarcazione; disprezza i possedimenti e salva la vita! Tira fuori l’imbarcazione che costruirai con una progettazione circolare; lascia che la sua lunghezza e la sua larghezza siano le stesse”.

La tavoletta continua con l’ordine di usare una fibra di palma intrecciata, impermeabilizzata col bitume, prima della costruzione di cabine per le persone e per gli animali selvatici.

Finisce con il drammatico comando di Atram-Hasis allo sfortunato costruttore dell’imbarcazione che viene lasciato fuori: “Quando sarò andato dentro all’imbarcazione, [sigilla] l’infisso della porta!”.

(Getty Images)

Il mito del diluvio mesapotamico venne incorporato nell’Epopea di Gilgamesh (il mitico re dei Sumeri). Finkel, curatore della recente mostra del British Museum sull’antica Babilonia, crede che gli ebrei impararono quella storia durante l’esilio babilonese (VI secolo a.C.) e poi la incorporarono nell’Antico Testamento.

La tavoletta di Simmons è più recente di pochi secoli rispetto al più antico racconto conosciuto. Douglas racconta: “Quando mio padre alla fine tornò a casa, portò un’intera cassa da tè con questo tipo di oggetti – sigilli, tavolette, pezzi di ceramica -. Li avrà presi nei bazaar, o quando la gente sappe che era interessato in questo tipo di cose, glieli avranno portati loro e avranno guadagnato qualche scellino”.

Simmons aveva poi provato a far vedere i suoi tesori agli studiosi, ma questi li scartarono perchè senza valore.

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2 commenti leave one →
  1. Alvaro Innocenti permalink
    gennaio 6, 2010 1:40 am

    I Diluvi avvengono sempre in contesti cosmogonici. Non sono quindi in alcun modo da intendere come quel normale cataclisma atmosferico che l’interpretazione letterale del testo ci fa credere. Si tratta, in realtà, di un mito che descrive la nascita dell’universo così come se la immaginavano gli antichi. Il termine ‘Mabbul’, che è stato tradotto con ‘diluvio’, è un evento che la cultura mesopotamica collocava sulla linea di demarcazione tra acque superiori e inferiori come è appunto richiesto in un mito cosmogonico.
    La forma di questa rappresentazione mentale è, non a caso, sferico-circolare raffigurando il cosmo con tutti i movimenti orbitali connessi, compreso quello del sole che si sposta nel cielo sulla sua barca-arka (e con gli animali come zodiaco). Questa interpretazione è confermata non solo dalla sua forma, ma anche da una sua misurazione ottenuta dalle età sbalorditive, e tuttora inspiegate, dei patriarchi prediluviani. E non è neanche un caso che i diluvi avvengano durante la vita dell’utimo patriarca della lista (vedi Noè in quella biblica e due sumere). Di fatto, la ‘misurazione’, che è temporale, si realizza con l’addizione delle età che computa un totale di 8575 anni. Non posso entrare nei particolari, ma assicuro che, considerando l’8575 come un diametro (Axis Mundi), il calcolo porta direttamente al tempo astronomico della Precessione degli Equinozi valutato in quasi 26000 anni, che è, come è noto, il suo effettivo valore.
    Aggiungo che il calcolo è estremamente preciso e che il settimo patriarca della lista prediluviana è Enoch, che visse ‘solo’ 365 anni, cifra chiaramente legata al sole. Anche le età della lista dei Semiti e degli altri patriarchi (Abramo, Sara, Isacco, Giacobbe, ecc.) sono da mettere in relazione a tempi astronomici solari o lunari.
    Concludendo, l’evento ‘diluvio’, non può essere localizzato in qualche zona geografica (nessun analisi stratigrafica ha fornito la benché minima prova), ma va letto come ‘cosmico’ dovendo dar conto, appunto, della creazione del nostro mondo. La complessità della storia dovrebbe scoraggiare una lettura letterale che, in fin dei conti, non ha portato da nessuna parte. E sì, si può dire, l’arca aveva una forma circolare, ma è su un altro piano che si colloca e si muove.
    PS: Se interessa vi posso dare tutte le indicazioni che volete, compresi i riferimenti bibliografici.

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