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al-Fustāt

gennaio 3, 2010

(Henning Franzmeier)

L’egittologo Garry Shaw traccia un quadro di al-Fustāt, la prima capitale d’Egitto sotto il dominio arabo che oggi si trova nel Vecchio Cairo, la parte de Il Cairo (Egitto) che comprende antichi resti della città, tra cui il Cairo Copto, rovine Romane e chiese.

Fondata nel 642 d.C. dal generale Amr Ibn el-As, raggiunse nel XII secolo i 200000 abitanti e venne incenerita (secondo la tradizione araba) nel 1168 dal suo stesso visir Shawar. I crociati franchi stavano arrivando, e lui decise che era meglio una città completamente distrutta piuttosto che una occupata.

L’esercito franco, comandato da Amalrico I di Gerusalemme, aveva preso Bilbeis e il 5 novembre 1168 ne aveva massacrato gran parte della popolazione. Amalrico derise Shawar (prima un suo alleato) dicendo che Bilbeis era il suo formaggio e il Cairo il suo burro.

Allora Shawar, giustamente timoroso dell’assalto di un pazzo, abbandonò Fustat per salvare la popolazione. Saputo cos’era successo a Bilbeis, la popolazione locale non si oppose al piano.

La storia della completa distruzione di Fustat è, comunque, solo una tradizione: gli incendi furono limitati, ristretti alle chiese attaccate durante rivolte anti-cristiane, e non così direttamente connessi all’invasione di Amalrico. Ci furono lavori di ricostruzione e l’area venne persino inclusa dentro alle mura della città sotto Saladino.

Col tempo però Il Cairo (fondata nel 969 d.C.) lentamente superò e alla fine inglobò Fustat, rendendo questa, prima, una risorsa per materiali da costruzione, e poi, una discarica.

Recentemente l’area circostante è stata riqualificata in qualche modo grazie alla vicinanza al Cairo Copto. I resti di Fustat, invece, giacciono dimenticati; anzi, a prima vista sembrano più degli scavi a cielo aperto abbandonati piuttosto che una capitale medievale.

Resti di una casa con mattoni di fango (Henning Franzmeier)

Palme, erbaccia e cactus sono sparsi in giro, come pure i resti di piccole costruzioni. I mattoni sono tenuti insieme con malta prodotta con calcare riciclato – probabilmente riutilizzato da antichi edifici faraonici.

Colonne cadute sui lati ricordano tempi migliori: alcune sono fatte di granito rosso di Assuan, e probabilmente facevano parte di templi del periodo faraonico dell’area di Menfi, prima di essere adattate per i templi Romani e poi per le chiese cristiane e dopo ancora rilavorate nel Medioevo.

Colonne e capitelli sparsi (Henning Franzmeier)

Un capitello (Henning Franzmeier)

Una grande quantità di ceramiche è sparsa nel sito oppure è ammucchiata vicino alla casa del custode. Ci sono persino tubature in argilla.

Bisogna inoltre stare attenti al gran numero di pozzi spesso poco segnalati. Apparentemente quasi ogni casa nella città aveva un pozzo o un qualche collegamento ad una cisterna; le case stesse sono descritte come a più piani.

(Henning Franzmeier)

È difficile pensare che una volta Fustat fosse una metropoli medievale piena di strade animate, venditori urlanti, e ricchi e poveri che vivano in quartieri vicini.

Oggi questo spazio è una fuga da tutto il caos de Il Cairo. E tuttavia, ai limiti di questo sito, si stanno costruendo nuovi edifici; un costante promemoria che il mondo moderno, con tutto il suo rumore, non è molto lontano.

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