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Rassegna stampa archeologica/18

dicembre 21, 2009
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Uno studio pubblicato su Science da Julio Mercader dimostra che già 100000 anni fa si consumassero cereali – e non, come si pensa, solo dai 12000 anni fa, verso la fine dell’ultima era glaciale.

Sarebbero infatti stati trovati i più antichi esempi di consumo estensivo di cereali e radici in una profonda grotta di calcare vicino al lago Niassa (Mozanbico).

Qui, oltre a ossa animali e resti di piante (tra cui del selvatico sorghum), sono state rinvenute dozzine di strumenti in pietra cosparsi di migliaia di granuli d’amido: proverebbero il processamento sistematico di cereali selvatici in prodotti alimentari.

Mercader dice: “Il consumo di cereali selvatici fra i cacciatori e i raccoglitori preistorici sembra essere molto più antico di quanto si pensasse”. Nella Media Età della Pietra della preistoria africana (MSA), “la raccolta di cereali selvatici è convenzionalmente considerata come un’attività irrilevante e non importante tanto quanto quella di radici, frutti e noci”.

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Un team di archeologi ha dissotterrato un luogo di sepoltura del IV secolo a Budapest (Ungheria), allora all’interno della provincia Romana di Pannonia.

L’archeologo Gabor Lassanyi è riuscito a datare la tomba analizzandone un pettine d’osso ritrovato: era simile ad oggetti prodotti dalle tribù barbariche nell’odierna area dell’Ungheria orientale.

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Il British Archaeology riporta che nella tomba dell’Età del Bronzo scoperta a Forteviot (Scozia) è stato trovato un mazzo di olmarie.

Kenneth Brophy, dell’University of Glasgow, afferma: “Queste sono le prime prove che la gente nell’Età del Bronzo posasse fiori nelle sepolture”.

Nella tomba erano presenti anche pezzi di corteccia di betulla e un pugnale di bronzo.

(BBC)

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Circa 260 gigantesche vie, fossati e recinti vicini al confine tra Brasile e Bolivia potrebbero essere segni di una civiltà precedentemente sconosciuta.

Denise Schaan, della Federal University of Pará in Belém, dice: “Troviamo nuove strutture ogni settimana.” Alcune sono quadrate o rettangolari, mentre altre formano cerchi concentrici o complesse figure geometriche come esagoni o ottagoni collegati da viali o strade. I ricercatori le descrivono tutti come geoglifi.

Questi geoglifi sono formati da fossati larghi fino a 11 metri e profondi 1 o 2 metri. Il diametro varia dai 90 ai 300 metri e vengono datati dai 2000 anni fa fino al XIII secolo.

Dei segni di abitazione umana come ceramiche sono stati trovati solo in alcuni siti: ciò suggerisce che altri avessero puramente ruoli cerimoniali o di difesa.

I ricercatori stanno inoltre cercando di capire perchè molte strutture siano orientate verso Nord.

Sebbene alcuni siti Inca si trovino a soli 200 chilometri di distanza, nessun oggetto di quella cultura è stato rinvenuto nei nuovi siti. E sembrano non avere nemmeno niente in comune con i geoglifi di Nasca in Perù.

Alex Chepstow-Lusty, del French Institute for Andean Studies, conclude: “la dimensione delle società pre-colombiane in Amazzonia sta soltanto venendo lentamente alla luce e ci meraviglieremo del numero di persone che vissero là […]”.

Gli studi sono stati pubblicati su Antiquity.

(newscientist.com)

(newscientist.com)

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