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Una sindone del I secolo d.C. a Gerusalemme

dicembre 17, 2009

La semplice tessitura del nuovo sudario (Shimon Gibson)

Uno scavo dell’Israel Antiquities Authority ha portato alla luce i frammenti del primo lenzuolo funebre conosciuto a Gerusalemme al tempo della crocifissione di Cristo, precisamente fra l’1 e il 50 d.C. E dicono che metta seriamente in dubbio l’autenticità della sindone di Torino.

Il “nuovo” sudario è stato recuperato in una grotta della valle di Hinnom, conosciuta anche come Akeldama (o “Campo di sangue”), dove si pensa che Giuda Iscariota si sia suicidato.

Si trovava intorno ai resti di un uomo sepolto in una camera sigillata (scoperta dall’archeologo Shimon Gibson). Le analisi del DNA hanno rivelato che l’individuo, forse un alto sacerdote ebraico o un aristocratico, soffriva di tubercolosi e lebbra.

Questi frammenti sono i primi del loro genere ad essere trovati a Gerusalemme e sono datati al periodo della morte di Cristo. Tuttavia, mentre la sindone di Torino è un pezzo singolo caratterizzato da un intricato tessuto a saia (che secondo Gibson, in Palestina, sarà solo una pratica medievale), la nuova stoffa ha una trama più semplice ed è in due pezzi – uno per la testa e uno per il corpo.

Gibson aggiunge: “C’era una copertura separata per la testa stessa […] molto importante perchè, quando portavano qualcuno da seppellire, mettevano separatamente l’involucro della testa sul viso nel caso in cui la persona non fosse effettivamente morta e si risvegliasse ancora, [cosicché] sarebbe stata in grado di rimuovere l’involucro dal viso e gridare aiuto. L’idea era che, se si avvolgeva qualcuno, si aveva una serie separata di involucri per il corpo e [un’altra] per la testa”.

A quei tempo la famiglia era infatti solita visitare la tomba tre giorni dopo la morte del parente. E nel Vangelo i discepoli di Gesù andarono alla tomba tre giorni dopo la crocifissione trovandola vuota.

Insomma, se i resti nella tomba di Gerusalemme rappresentassero i tipici sudari usati comunemente ai tempi di Gesù, ciò metterebbe seriamente in dubbio che la sindone di Torino appartenga a quell’epoca – come peraltro dimostrano le analisi al radiocarbonio, secondo cui la Sindone risale al Medievo, tra il 1260 e il 1390.

Le scorso mese, la ricercatrice Barbara Frale aveva scoperto delle lettere appena visibili sulla sindone annunciando che si trattasse di un certificato funebre di un uomo chiamato “Yeshua Nazarani”.

La grotta nella valle di Hinnom (dailymail.co.uk)

Al centro, Shimon Gibson (dailymail.co.uk)

Ricostruzione della camera funebre, forse sigillata per isolare la tubercolosi dell'individuo (dailymail.co.uk)

5 commenti leave one →
  1. mario permalink
    gennaio 2, 2010 9:48 am

    Penso che sulla base della trama di solo qualche lenzuolo risalente all’epoca di 2000 anni fa, non si possa concludere che non ne esistessero di altri tipi e manifatture. In sostanza la Sindone di Torino non può essere messa in discussione solo da questo ritrovamento. Bisognerebbe che si trovassero diecine e diecine di sindoni fatte tutte di un modo per avere qualche remotissima possibilità di concludere che quella di torino non sia dell’epoca di Gesù.

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    • aezio permalink*
      gennaio 2, 2010 2:56 pm

      Condivido…
      Gibson comunque dice che la Sindone di Torino non corrisponde alle pratiche funebri dell’epoca e che la sua trama è medievale.
      Elementi certamente utili e indicativi, ma non definitivi.
      Mi rendo conto che la differenza sia sottile, soprattutto se Discovery e Daily Mail titolano “lenzuolo funebre solleva dubbi sull’autenticità della Sindone di Torino”. Basta essere coscienti di cosa si sta parlando.

      Faccio notare che girano molte notizie piene di annunci sensazionalistici, sia da parte dei giornalisti sia da parte dei ricercatori.
      Capita poi che vengano usate parole totalmente decontestualizzate (es: “nazione”).

      Personalmente cerco di eliminare questi errori, o, se sono significativi come in questo caso, di attribuirli all’autore. In ogni caso, tutti i giudizi e le conclusioni degli articoli sono ripresi dalle fonti nei link.
      Nel caso fossero mie, sono esplicitamente segnalate.

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  2. Simone82 permalink
    febbraio 27, 2010 11:09 am

    Il dato è totalmente privo di fondamento (come detto da Mario) e di interesse, ed è un rozzo comparativismo tipologico fatto da uno studioso non nuovo a spararle grosse contro Gesù (si ricordi la buffonata della Tomba di Cristo, il documentario della National Geographic): la sindone è un tessuto egiziano o al più siriano, come tutti i sindonologi veri sanno oramai da anni (posso citare bibliografia su richiesta), e come è testimoniato dagli scavi, che dicono che tipi di quel tessuto ritrovati in Palestina provengono da ovest (cioè appunto dall’Egitto). La fattura è professionale e non domestica, ed è noto il fatto che gli ebrei non eccellessero nella filatura come altre popolazioni circostanti: Giuseppe d’Arimatea, che secondo Marco compra un lenzuolo, si preoccupò di acquistare il pezzo migliore che trovò su un bancone di mercato, nel percorso che dal palazzo di Pilato dove era andato a richiedere il corpo di Gesù lo riportava al Golgota, dove lo stesso era stato crocifisso.
    Le pratiche funebri non corrispondono perfettamente a quelle note per il mondo ebraico? E chi l’ha detto che devono per forza di cose corrispondere? Evento eccezionale da compiere in fretta e furia a causa dell’imminente Pasqua, e stando a quanto riporta Giovanni, molto più vicine ad una pratica di tipo regale piuttosto che alle modalità usuali del cerimoniale ebraico.
    Discussione sterile, ad uso e consumo della conquista delle prime pagine dei media.

    PS: a beneficio dei lettori, sono un dottorando in archeologia, non un pincopallo qualsiasi…

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  3. Enrico permalink
    aprile 8, 2010 10:33 am

    Io non sono un esperto di archeologia, anzi sono solo un Medico che ha passione per l’archeologia, però penso che una cosa possa dirla. Il fatto che la datazione al carbonio aveva fatto risalire la Sindone di Torino al 1260-1390 d.C. non ha poi escluso l’autenticità di quest’ultima in quanto come sappiamo, fu dimostrato successivamente che la Sindone subì nel XVII sec. delle riparazioni delle ritessiture specialmente nelle parti distali inferiori, esattamente dove fu prelevato il campione da esaminare. Quindi il tessuto preso in esame era un ibrido di materiale autentico e materiale aggiunto successivamente ed è quindi chiaro che la datazione al carbonio fece risalire la sindone al medioevo cioè grosso modo in un età di mezzo fra il tessuto autentico e quello della ritessitura successiva. Purtroppo la Chiesa non ha ancora dato il permesso per rieseguire un nuovo esame del carbonio 14 in un’altra parte del sudario dove si è certi che non abbia subito la ritessitura successiva.

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    • aezio permalink*
      aprile 12, 2010 5:49 pm

      Leggo sull’ultimo numero di Focus Storia che pochi metterebbero la mano sul fuoco riguardo alla correttezza di quelle datazioni al radiocarbonio (eseguite nel 1988).
      Giulio Fanti, docente di Misure meccaniche e termiche all’Università di Padova, spiega che “non è assolutamente probabile che su un campione di pochi centimetri quadrati, come quello utilizzato per fare i test, si possa registrare uno scostamento cronologico di ben due secoli. Questo è spiegabile solo con una contaminazione ambientale del tessuto, quindi il risultato ottenuto nel 1988 non è attendibile”.
      Furono infatti 3 i laboratori che analizzarono il campione (metà è peraltro ancora conservato): quelli di Oxford, Tucson e Zurigo.
      Oxford fissò la data più antica al 1155, Tucson quella più moderna al 1359.
      La Chiesa ha dato più volte la disponibilità per l’analisi del sudario, ma, visto il periodo, non c’è da stupirsi che non permetta di staccarne e bruciarne altre parti.

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