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Scoperto un nuovo manoscritto mixteco nel Codice Selden

agosto 27, 2016
(Journal of Archaeological Sciences Reports, 2016 Elsevier)

(Journal of Archaeological Sciences Reports, 2016 Elsevier)

I ricercatori della Biblioteca Bodleiana dell’Università di Oxford, e di due università dei Paesi Bassi, hanno usato delle tecnologie avanzate di imaging iperspettrale per scoprire i dettagli di un raro codice messicano risalente a prima della colonizzazione delle Americhe.

Il codice appena svelato era rimasto nascosto per quasi 500 anni, nascosto sotto a uno strato di gesso sul quale era stato successivamente scritto un manoscritto noto come il Codice Selden, conservato presso la Biblioteca Bodleiana. Gli scienziati hanno usato le immagini iperspettrali per rivelare le scene pittografiche di questo notevole documento e hanno pubblicato le loro scoperte sul Journal of Archaeological Science: Reports.

Gli antichi codici messicani sono alcuni dei più importanti manufatti della prima cultura messicana e sono particolarmente rari. Il Codice Selden, conosciuto anche come Codice Añute, risale a circa il 1560 ed è uno dei meno dei 20 codici messicani ad essere sopravvissuto del Messico precoloniale e inizio coloniale. Di questi, è uno dei cinque manoscritti sopravvissuti del territorio dei Mixtechi (oggi lo stato messicano di Oaxaca).

Questi codici usano un complesso sistema di immagini, simboli e colori vivaci per narrare secoli di dinastie e genealogie, oltre a guerre e storie di città antiche. In sostanza, sono la migliore fonte per scoprire la storia del Messico antico.

Un codice nascosto

Oggi le pagine del Codice Selden sono coperte da uno strato di gesso, ma è dagli anni ’50 che gli studiosi sospettano che si tratti di un cosiddetto palinsesto, ovvero un manoscritto scritto, cancellato e scritto nuovamente. Le sue 20 pagine sono cinque strisce di cuoio di cervo lunghe 5 metri. Quando però, sempre negli anni ’50, una pagina venne raschiata scoprendo una vaga immagine sotto lo strato di gesso, furono intrapresi degli interventi invasivi.

Finora, nessun’altra tecnica non invasiva era riuscita a rivelare le immagini sotto; neanche i raggi X, visto che i colori naturali utilizzati non assorbono i raggi X.

«Dopo quattro o cinque anni di tentativi, siamo riusciti a scoprire tante immagini senza danneggiare questo oggetto così delicato. Possiamo confermare che il Codice Selden sia effettivamente un palinsesto», dice Ludo Snijders (Università di Leida), che ha condotto la ricerca con David Howell (Biblioteca Bodleiana) e Tim Zaman (Università di Delft). È la prima volta che un antico codice messicano venga accertato essere un palinsesto.

«Quello che è interessante è che questo nuovo testo non corrisponde agli altri manoscritti mixtechi antichi. La genealogia che vediamo sembra essere unica, potrebbe essere preziosissima per interpretare i resti archeologici del Messico meridionale», dice Snjiders.

(Journal of Archaeological Sciences Reports, 2016 Elsevier)

(Journal of Archaeological Sciences Reports, 2016 Elsevier)

Scene mixteche

Su alcune pagine vi sono oltre 20 personaggi seduti o in piedi nella stessa direzione. Scene simili, trovate su altri manoscritti mixtechi, rappresentano un re e il suo consiglio. Ma l’analisi di questo particolare testo mostra che i personaggi sono sia maschi sia femmine, il che suscita delle interessanti domande su cosa la scena rappresenti.

È stato inoltre rivelato un individuo di spicco che appare più volte nel documento, ed è rappresentato da un grande glifo costituito da una corda attorcigliata e un coltello di selce. Il nome sembra assomigliare a un personaggio trovato in altri codici messicani: il Codice Bodley (nella collezione Bodleiana) e il Codice Zouche-Nuttall (nel British Museum). Quel personaggio è un antenato importante di due lignaggi collegati ai siti archeologici di Zaachila e Teozacualco, in Messico. Tuttavia, sono necessarie ulteriori analisi per confermare che si tratti dello stesso individuo.

I ricercatori hanno analizzato sette pagine del codice per questo studio, e hanno rivelato altre immagini tra cui persone che camminano con bastoni e lance, donne con capelli rossi o copricapi di piume, e segnali di luoghi contenenti glifi per i fiumi. Ora stanno analizzando il resto del documento al fine di ricostruire tutte le immagini nascoste.

Codex Selden, noto anche come Codex Añute (Biblioteca Bodleiana)

Codex Selden, noto anche come Codex Añute (Biblioteca Bodleiana)

Il futuro dell’imaging iperspettrale

«La tecnica di imaging iperspettrale promette molto bene nell’aiutarci a ricostruire la storia del codice nascosto, e in definitiva di recuperare nuove informazioni sulla storia e sull’archeologia mixteca», dice David Howell, Head of Conservation Research della Biblioteca Bodleiana. «È una tecnica molto nuova, e abbiamo imparato molto su come usarla in futuro su questo fragilissimo manoscritto e su tutti gli innumerevoli altri».

La Biblioteca Bodleiana dell’Università di Oxford ha acquistato lo scanner iperspettrale nel 2014 col supporto del John Fell Fund. Una volta era una tecnologia usata dagli astrofisici per studiare il colore delle stelle, oggi l’imaging iperspettrale è anche utilizzato per scoprire testi e immagini nascoste, e per identificare sostanze e pigmenti sconosciuti con un alto grado di precisione. I ricercatori hanno recentemente impiegato lo scanner per chiarire il testo del famoso manoscritto indiano di Bakhshali, che include il primo utilizzo del numero zero, per analizzare la mappa medievale di Gough, e per scoprire un demonio nascosto in un Vangelo armeno.

Codex Selden, noto anche come Codex Añute (Biblioteca Bodleiana)

Codex Selden, noto anche come Codex Añute (Biblioteca Bodleiana)

La prima pagina del codice (Biblioteca Bodleiana)

La prima pagina del codice (Biblioteca Bodleiana)

Biblioteca Bodleiana

Journal of Archaeological Science: Reports

2 commenti leave one →
  1. agosto 28, 2016 3:52 pm

    ma che strane quelle figurette che pare abbiano una coda, una coda che sembra quasi la rotellina di uno strano veicolo… che saranno?

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  2. agosto 28, 2016 7:45 pm

    Che belli … Ricerca interessantissima dai risultati straordinari. Il codino è presente anche in altre raffigurazioni,: di diversa forma e lunghezza, e non tutti i personaggi lo portano. Potrebbe essere la raffigurazione della coda del crotalo con al suo termine il sonaglio. Spesso vi era la identificazione nei popoli mesoamericani tra gli uomini e i serpenti. Forse, identifica come elemento pittorico la classe o la mansione dell’individuo;

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