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Scoperta a Cipro una delle più grandi tombe della Tarda Età del Bronzo

agosto 8, 2016
Vaso con disegni di pesci (Peter M. Fischer)

Vaso con disegni di pesci (Peter M. Fischer)

Una tomba contenente un tesoro di scarabei egizi, diademi, beni di lusso esotici, perle e orecchini in oro è stata scoperta nel sito dell’Età del Bronzo di Hala Sultan Tekke, sull’isola di Cipro.

Gli oggetti d’oro e gli oltre 100 vasi di ceramica riccamente ornati, rinvenuti nella tomba e in una fossa per le offerte funerarie, attestano l’importanza di Cipro come centro di commerci, con collegamenti che si estendevano fino alla Svezia.

Hala Sultan Tekke fu un’importante città dal 1.600 al 1.150 a.C. Gli archeologi dell’Università di Göteborg hanno scoperto una delle più grandi tombe della Tarda Età del Bronzo mai trovate a Cipro.

Gli scavi fanno parte della Swedish Cyprus Expedition, una spedizione archeologica cominciata nel 1927. Peter Fischer, professore di archeologia cipriota e del Vicino Oriente, conduce gli scavi dal 2010, e considera l’ultima stagione come quella più riuscita: «Abbiamo scoperto un settore della città più antico, datato al 1.250 a.C. circa, e fuori dalle mura abbiamo scoperto una tomba incredibilmente ricca, una delle più ricche della Cipro di quel periodo, e una fossa per le offerte accanto a essa».

Prima di cominciare gli scavi era stata effettuata un’indagine geofisica usando radar e altre attrezzature. La ricerca aveva rivelato quasi 100 cavità sotterranee, alcune delle quali si sono rivelate dei pozzi, alcune delle fosse per le offerte rituali e altre – come questa – delle tombe. «I pozzi misurano solitamente un metro di diametro, ma questa struttura era 4 x 3 metri. La sepoltura è una tomba familiare per otto bambini di 5-10 anni, e nove adulti, il più anziano dei quali aveva 40 anni. L’aspettativa di vita era molto più bassa rispetto a oggi», dice Fischer.

Le altre scoperte includono un pugnale di bronzo, gemme grezze e cinque sigilli, alcuni prodotti locali e altri forse provenienti da Siria e Mesopotamia.

Molto importanti sono i circa 140 vasi di ceramica completi, la maggior parte dei quali decorati splendidamente. Si vedono per esempio delle persone sedute su un carro trainato da cavalli, oppure una donna vestita con un bellissimo abito. Alcuni vasi recano dei simboli religiosi o illustrazioni animali. Molti dei vasi furono importanti dalle vicine Grecia e Creta, ma alcune venivano dall’Anatolia (oggi in Turchia), e altre dal Levante.

«La ceramica contiene un sacco di informazioni archeologiche. C’erano per esempio delle importazioni di lusso micenee datate al XV secolo a.C. Il motivo della donna, forse una dea, è minoico, ovvero di Creta, ma il vaso era stato prodotto in Grecia. In quell’epoca, Creta stava diventando una ‘colonia’ greca», dice Fischer.

Secondo l’archeologo, il disegno del vestito della donna è molto avanzato e mostra come si vestissero le donne ricche di quel periodo. Un motivo simile può essere osservato sugli affreschi, come nel Palazzo di Cnosso di Heraklion.

Vaso miceneo raffigurante una donna (una dea? Una principessa?) vestita con abiti minoici (Peter M. Fischer)

Vaso miceneo raffigurante una donna (una dea? Una principessa?) vestita con abiti minoici (Peter M. Fischer)

Altri beni provenivano dall’Egitto. Due degli scarabei di pietra sono incastonati d’oro, e uno presenta dei geroglifici che recitano “men-kheper-re” vicino all’illustrazione di un faraone. Ciò ha dato agli archeologi un’opportunità unica di legare la scoperta di circa 3.500 anni a un personaggio storico. L’iscrizione si riferisce al potente faraone Thutmose III (1.479-1.425 a.C.), le cui campagne militari donarono all’Egitto la massima espansione territoriale.

Scarabei di steatite su oro col cartiglio di Thutmose III (Peter M. Fischer)

Scarabei di steatite su oro col cartiglio di Thutmose III (Peter M. Fischer)

Amuleto in faience della divinità egizia Bes (Peter M. Fischer)

Amuleto in faience della divinità egizia Bes (Peter M. Fischer)

Bottone in faience egizia (Peter M. Fischer)

Bottone in faience egizia (Peter M. Fischer)

«Abbiamo anche trovato prove nella città di una grande produzione manifatturiera e di tessuti tinti di porpora. Tali prodotti erano usati nel commercio con le civiltà d’Egitto, Anatolia, Levante, Mesopotamia, Creta e Grecia, il che spiega le ricche importazioni», dice Fischer.

Gli scavi per quest’anno sono terminati. «Nell’estate del 2017 continueremo a scoprire parti della città e del sito funerario», dice Fischer. «Dato che l’integrità di entrambe le aree è minacciata dalle attività agricole, c’è bisogno di agire presto per proteggere il nostro patrimonio culturale, prima che venga distrutto per sempre».

Peter M. Fischer, capo della Swedish Cyprus Expedition (Peter M. Fischer)

Peter M. Fischer, capo della Swedish Cyprus Expedition (Peter M. Fischer)

Haaretz

2 commenti leave one →
  1. Furio Morroni permalink
    agosto 28, 2016 3:26 pm

    Faccio presente che Hala Sultan Tekke non è un’antica città, come riferito nell’articolo, ma il nome di una moschea del VII secolo che sorge sulle rive del lago salato presso la città costiera di Larnaca.

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    • Il Fatto Storico permalink*
      agosto 28, 2016 8:50 pm

      Hala Sultan Tekke È un’antica città, il cui nome deriva appunto dalla moschea che oggi si trova in quel luogo. La New Swedish Cyprus Expedition, che la scava da anni, la descrive così: «Hala Sultan Tekke is one of the largest Late Cypriote (= Late Bronze Age) cities in the Eastern Mediterranean».

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