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Il DNA antico mostra l’impatto catastrofico degli Europei sui nativi Americani

aprile 13, 2016
Una delle mummie utilizzate per lo studio: La Doncela, mummia Inca scoperta sul Monte Llullaillaco, in Argentina, nel 1999 (Johan Reinhard)

Una delle mummie utilizzate per lo studio: La Doncela, mummia Inca scoperta sul Monte Llullaillaco, in Argentina, nel 1999 (Johan Reinhard)

Il primo studio su larga scala del DNA antico dei primi americani ha confermato l’impatto devastante della colonizzazione europea sulle popolazioni indigene americane.

Condotto dal Centro australiano per l’analisi del Dna antico (ACAD) dell’Università di Adelaide, i ricercatori hanno ricostruito una storia genetica delle popolazioni indigene americane, esaminando direttamente il DNA di 92 mummie e scheletri precolombiani, risalenti tra i 500 e i 8.600 anni fa.

Pubblicato su Science Advances, lo studio rivela un’impressionante assenza dei lignaggi genetici precolombiani nei nativi americani moderni; mostrando un’estinzione di questi lignaggi con l’arrivo degli spagnoli.

Uno scenario catastrofico

«Sorprendentemente, nessuno dei lignaggi genetici che abbiamo trovato in quasi 100 uomini antichi erano presenti, o mostravano tracce di discendenti, nelle popolazioni indigene odierne», dice l’autore dello studio Bastien Llamas, Senior Research Associate presso l’ACAD. «Questa separazione sembra essere cominciata negli ultimi 9.000 anni, ed è stata una cosa completamente inaspettata, perciò abbiamo esaminato molti scenari demografici per provare a spiegarla».

«L’unico scenario che combacia con le nostre osservazioni è stato che poco dopo la prima colonizzazione delle Americhe, le popolazioni si stabilirono e si isolarono l’una dall’altra. Poi gran parte di queste popolazioni si estinse in seguito al contatto con gli europei. Ciò si avvicina molto ai resoconto storici di un grande crollo demografico, immediatamente dopo l’arrivo degli spagnoli alla fine del ‘400».

Quando venne popolata l’America?

Il team di ricerca, che include anche membri dell’University of California a Santa Cruz (UCSC) e dell’Harvard Medical School, ha studiato i lignaggi genetici materni sequenziando i genomi mitocondriali, estratti da ossa e denti di 92 mummie e scheletri precolombiani – soprattutto sudamericani.

Il genoma antico ha anche fornito una data più precisa dell’arrivo dei primi uomini nelle Americhe, attraverso il ponte di terra dello stretto di Bering (Beringia) che collegava Asia e nord America durante l’ultima era glaciale.

«La nostra ricostruzione genetica conferma che i primi americani entrarono verso i 16.000 anni fa attraverso la costa del Pacifico, girando intorno alle enormi calotte di ghiaccio che bloccavano un corridoio interno che si aprì solo molto più tardi», dice Alan Cooper, direttore dell’ACAD. «Migrarono verso sud rapidamente, raggiungendo il sud del Cile 14.600 anni fa».

Questa roccia serpentina trovata in Cile, grande quanto una prugna, porta graffi fatti dall'uomo. Risalirebbe tra i 17.000 e i 19.000 anni fa (Tom Dillehay)

Questa roccia serpentina trovata in Cile, grande quanto una prugna, porta graffi fatti dall’uomo. Risalirebbe tra i 17.000 e i 19.000 anni fa (Tom Dillehay)

L’isolamento dei primi “americani”

«La diversità genetica in queste prime popolazioni dell’Asia era limitata perché le prime, piccole, popolazioni furono isolate sul ponte di terra di Beringia tra i 2.400 e i 9.000 anni», dice un altro autore della ricerca, Lars Fehren-Schmitz dell’UCSC. «Fu durante il picco dell’ultima era glaciale – quando i freddi deserti e le calotte di ghiaccio bloccarono gli spostamenti dell’uomo, e le scarse risorse limitarono la grandezza delle popolazioni. Questo lungo isolamento di un piccolo gruppo di persone preparò l’eccezionale diversità genetica osservata nei primi americani».

Wolfgang Haak, precedentemente all’ACAD e oggi al Max Planck Institute per la Scienza della storia umana, dice: «Il nostro studio è il primo resoconto genetico di queste questioni chiave, riguardo la data e il processo di popolamento delle Americhe. Per avere un quadro ancora più ampio, tuttavia, dovremo fare uno sforzo congiunto per costruire un set completo di dati del DNA di persone vive oggi e dei loro antenati precolombiani, per confrontare ulteriormente la diversità antica e moderna».

Università di Adelaide

Science

Science Advances

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