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In Egitto tracce dell’Epidemia di San Cipriano

giugno 27, 2014

Oltre quindici anni di scavi nel complesso funerario di Harwa e Akhimenru a Luxor (Egitto) hanno condotto alla scoperta della cosiddetta “Epidemia di San Cipriano”: tracce di resti umani e oggetti legati ad una grave epidemia simile a quella del vaiolo o del morbillo che colpì l’antico Egitto e l’Impero romano tra il 251 e il 270 d.C. e che arrivò a mietere 5.000 vittime al giorno nella sola Roma.

(N. Cijan, Associazione Culturale per lo Studio dell’Egitto e del Sudan ONLUS)

(N. Cijan, Associazione Culturale per lo Studio dell’Egitto e del Sudan ONLUS)

Il ritrovamento effettuato nel complesso funerario è frutto di un lungo e meticoloso lavoro della Missione Archeologica Italiana a Luxor, (M.A.I.L.) diretta da Francesco Tiradritti, archeologo e docente di Egittologia presso l’Università Kore di Enna, e rappresenta l’unica testimonianza archeologica della terribile epidemia.

Per le ricerche gli studiosi si sono serviti anche di una importante fonte: i testi ritrovati di San Cipriano, vescovo di Cartagine e scrittore che descrisse quella epidemia come la fine del mondo.

La scoperta ha consentito di ricostruire come venivano sepolti i cadaveri per far fronte al dilagare del contagio. Tiradritti, nel corso degli scavi ed in seguito a numerose e lunghe comparazioni svolte nel complesso funerario di Harwa e Akhimenru, ha infatti individuato alcune sepolture con caratteristiche insolite: diversi corpi, infatti, erano stati coperti con uno spesso strato di calce, un materiale adoperato in antichità per la sterilizzazione dei luoghi infetti.

(G. Lovera, Associazione Culturale per lo Studio dell’Egitto e del Sudan ONLUS)

Resti umani coperti con la calce (G. Lovera, Associazione Culturale per lo Studio dell’Egitto e del Sudan ONLUS)

Nelle vicinanze dei luoghi di sepoltura sono state trovate anche fornaci che servivano per la preparazione della calce ed i resti di una grande pira nella quale sono state riscontrate diverse tracce di resti umani bruciati. Questi elementi lasciano presumere che le sepolture individuate dalla missione italiana costituiscano, in realtà, una sorta di fossa comune allestita per fronteggiare un’epidemia.

(F. Tiradritti, B. Orehek, Associazione Culturale per lo Studio dell’Egitto e del Sudan ONLUS)

Tre forni per creare la calce (F. Tiradritti, B. Orehek, Associazione Culturale per lo Studio dell’Egitto e del Sudan ONLUS)

(N. Cijan, Associazione Culturale per lo Studio dell’Egitto e del Sudan ONLUS)

Un forno (N. Cijan, Associazione Culturale per lo Studio dell’Egitto e del Sudan ONLUS)

(N. Cijan, Associazione Culturale per lo Studio dell’Egitto e del Sudan ONLUS)

I resti delle vecchie bare, come questi pezzi di legno bruciacchiati, venivano usati per alimentare i forni (N. Cijan, Associazione Culturale per lo Studio dell’Egitto e del Sudan ONLUS)

(F. Tiradritti, Associazione Culturale per lo Studio dell’Egitto e del Sudan ONLUS)

(F. Tiradritti, Associazione Culturale per lo Studio dell’Egitto e del Sudan ONLUS)

Assieme ai resti umani è stata rinvenuta anche della ceramica del III scolo d.C.

(F. Tiradritti, Associazione Culturale per lo Studio dell’Egitto e del Sudan ONLUS)

(F. Tiradritti, Associazione Culturale per lo Studio dell’Egitto e del Sudan ONLUS)

(F. Tiradritti, Associazione Culturale per lo Studio dell’Egitto e del Sudan ONLUS)

(F. Tiradritti, Associazione Culturale per lo Studio dell’Egitto e del Sudan ONLUS)

(M. Peršin, Associazione Culturale per lo Studio dell’Egitto e del Sudan ONLUS)

(M. Peršin, Associazione Culturale per lo Studio dell’Egitto e del Sudan ONLUS)

(F. Tiradritti, Associazione Culturale per lo Studio dell’Egitto e del Sudan ONLUS)

(F. Tiradritti, Associazione Culturale per lo Studio dell’Egitto e del Sudan ONLUS)

Mappa dello scavo (N. Cijan, Associazione Culturale per lo Studio dell’Egitto e del Sudan ONLUS)

Mappa dello scavo (N. Cijan, Associazione Culturale per lo Studio dell’Egitto e del Sudan ONLUS)

ANSA

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