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Roma “più vecchia” di due secoli

aprile 27, 2014

Quanti anni ha Roma? Lo scorso 21 aprile, giorno da convenzione storica in cui si celebra il Natale della città eterna, se ne sono festeggiati la bellezza di 2767. Ma se fossero di più? Almeno duecento in più.

Con tutto il rispetto per una signora di classe (a cui non andrebbe mai chiesta l’età), sono le nuove scoperte archeologiche riaffiorate nel Foro romano a svelarci una possibile nuova data per la fondazione di Roma. Secondo la leggenda, costruita tra fonti storiche e studi secolari, Roma è stata fondata nel 753 a.C. nella zona che corrisponde oggi al Foro romano.

(Il Messaggero)

(Il Messaggero)

IL SANTUARIO DEL RE

Ma è proprio il monumento storicamente più legato alla tradizione delle origini, ossia il Lapis Niger nella piazza del Comizio, di fronte alla Curia del Senato, il santuario arcaico che secondo la leggenda ricorda la sepoltura di Romolo, a restituire la straordinaria scoperta. È qui, infatti, che sono state rinvenute strutture murarie in blocchi di tufo risalenti a oltre 900 anni prima di Cristo, erette per contenere le acque di un piccolo fiume, lo Spino (un affluente del Tevere) alimentato dalla falda acquifera sotto il colle del Campidoglio. Inoltre, accanto ai resti del muro sono riaffiorati frammenti di ceramiche e resti di cibo (cereali). Testimonianze di una frequentazione umana dell’area del Foro romano molto precedente alla messa in opera di Roma da parte dei gemelli Romolo e Remo. E che segna l’inizio della civiltà romana.

La scoperta è uno degli incredibili risultati che l’archeologa Patrizia Fortini, responsabile del Foro romano per la Soprintendenza ai beni archeologici di Roma (diretta da Mariarosaria Barbera), ha ottenuto negli ultimi cinque anni di campagna di scavo sul Lapis Niger e il Comizio: «Strategico è stato proprio l’esame del materiale ceramico rinvenuto che ci permette oggi di inquadrare cronologicamente la struttura muraria tra il IX a.C. e gli inizi dell’VIII secolo – racconta la Fortini – in un momento quindi antecedente alla fondazione di Roma così come viene attestata dalla tradizione. Si tratta di un intervento che anticipa la sistemazione del sito occupato poi dal Comizio e dall’area sacra del sottostante Lapis Niger». Passione, tenacia ma anche arguzia visionaria, hanno accompagnato questa impresa, perché la Fortini ha avuto l’intuizione di ricorrere ad una serie di tecnologie all’avanguardia per affrontare una ricognizione innovativa dell’area archeologica. Ma andiamo con ordine. Anche perché la scoperta è frutto di una coraggiosa opera di ri-studio di tutta l’area monumentale del Lapis Niger che racconta qui in esclusiva Patrizia Fortini. «Il primo impegno è stato quello di riesaminare tutta la documentazione disponibile, per lo più inedita, lasciata da Giacomo Boni, colui che ha condotto gli scavi al Foro romano tra il 1899 ed il 1901, e da Pietro Romanelli e Maria Squarciapino che ripresero le indagini negli anni ’50».

GIACOMO BONI

Un patrimonio sconosciuto di relazioni di scavi, disegni e fotografie aeree, un’avanguardia europea, scattate da Boni dall’aerostato. «Mettendo in correlazione tutte le informazione contenute nei documenti d’archivio – continua la Fortini – è stato possibile riconoscere per la prima volta l’esatta ubicazione dei saggi di scavo condotti dal Boni». La tecnologia ha, poi, aiutato a rendere “attuali” anche i documenti d’archivio, specialmente i disegni di Boni trasformati in rilievi 3D. Dalla carta, allo scavo, l’indagine ha proseguito in sinergia con l’impiego del laser scanner e la fotografia ad alta definizione a cura di Riccardo Auci. «Intervenendo nell’area del santuario arcaico abbiamo indagato la stratigrafia pertinente alla famosa stipe votiva scoperta già dal Boni che copriva i resti dell’altare arcaico – avverte la Fortini – Abbiamo così rinvenuto oggetti in miniatura, coppette in bucchero, piccole olle d’impasto, focaccine e un piccolo unguentario a testa umana, oltre a vari frammenti di bronzo ed ossa». Materiale che conferma la datazione del Lapis Niger al VI a.C. Le murature del IX sec. a.C. testimoniano ora quella che è stata «la prima infrastrutturazione della zona in cui sorgerà poi l’area sacra del Lapis Niger». Ma gli archeologi possono riscrivere anche la carta geologica del Foro: «Le murature oggi scoperte – conclude la Fortini – poggiano su sedimenti di ghiaie di 700mila anni fa, e su limi argillosi deposti intorno a 400mila anni fa. Ghiaie e limi hanno la particolarità di essere affiancati in corrispondenza di una faglia, che consente anche oggi lo scaturire dell’acqua sotto il Lapis Niger». L’acqua del Foro.

Il Messaggero

2 commenti leave one →
  1. gennaio 29, 2016 3:26 pm

    Che la zona fosse abitata molto tempo prima della cerimonia di fondazione della città è cosa nota.

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  2. gennaio 30, 2016 2:50 pm

    L’ha ribloggato su picchirucchie ha commentato:
    Non è difficile pensare insediamenti umani lungo lo Spino prima del l’edificazione del Lapis Niger: solo 200 anni prima?

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