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Il frammento “della moglie di Gesù” è autentico ma medievale

aprile 12, 2014
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Gesù era sposato? Il dibattito si era riacceso un paio di anni fa, quando Karen L. King, studiosa della Harvard Divinity School, ha annunciato il ritrovamento di un frammento di papiro scritto in copto, in cui compaiono le parole: “E Gesù disse loro: ‘Mia moglie… è capace di essere mia discepola’”. La studiosa lo aveva datato al quarto secolo, ma diversi esperti avevano espresso scetticismo e parlato di una probabile contraffazione.

La questione è stata affidata a una serie di studiosi che hanno analizzato il papiro da numerosi punti di vista: le caratteristiche chimiche del papiro e dell’inchiostro, la grafia, il linguaggio utilizzato. I risultati, appena pubblicati sulla Harvard Theological Review, fanno pensare che il testo sia effettivamente antico, anche se meno di quanto si pensasse all’inizio. Le fibre del papiro risalirebbero ai secoli tra il settimo e l’ottavo, e l’inchiostro è simile a quelli usati all’epoca.

Al centro del piccolo frammento di papiro sono scritte, in lingua copta, le parole "E Gesù disse loro: 'Mia moglie... è in grado di essere mia discepola'"

Al centro del piccolo frammento di papiro sono scritte, in lingua copta, le parole “E Gesù disse loro: ‘Mia moglie… è in grado di essere mia discepola’”

King è sicura che “Il vangelo della moglie di Gesù” sia la copia di un testo ancora più antico. “Per il lavoro degli storici”, spiega, “ora la domanda diventa: che significato ha questo documento?”. I risultati di queste ricerche non possono affatto risolvere la questione se Gesù fosse sposato o meno, insiste la studiosa, ma possono fornire informazioni molto utili sulle credenze dei primi cristiani e sul ruolo delle donne nella Chiesa delle origini.

Autentico o contraffatto?

Il piccolo frammento (otto centimetri di lunghezza per quattro di altezza) è con ogni probabilità originario dell’Egitto, ma il suo autore e la sua provenienza precisa restano avvolti nel mistero. Il proprietario, che per ora vuole restare anonimo, è riuscito a ricostruire i passaggi di mano del documento solo fino al 1999 (King sostiene che il collezionista sta valutando se donare il papiro a Harvard, dove potrebbe essere esposto al pubblico).

Negli studi pubblicati, un team di chimici guidato da Joseph Azzarelli del MIT afferma che l’età del papiro corrisponde a quella di un Vangelo di Giovanni sicuramente risalente al settimo-ottavo secolo dopo Cristo. L’analisi è stata condotta con la tecnica della microspettroscopia: il frammento era solo leggermente meno ossidato – e quindi meno antico – del vangelo “certificato”. Anche la datazione al radiocarbonio indica un periodo compreso tra il 659 e l’869 d.C.

James Yardley e Alexis Hagadorn della Columbia University hanno analizzato i pigmenti dell’inchiostro, trovandoli simili al “nerofumo di lampada” usato in numerosi testi dell’epoca. Soprattutto, escludono con buona probabilità che l’inchiostro sia stato applicato al papiro in tempi più recenti, cosa che avrebbe causato almeno qualche sbavatura. In particolare, gli studiosi non hanno trovato segni che una parola del testo – forse “donna” – sia stata sostituita con “moglie”, come qualche scettico aveva sostenuto.

Ma il dibattito resta aperto. Sulla rivista compare anche il saggio di un epigrafista, Leo Depuydt della Brown University, che punta il dito sui numerosi errori grammaticali presenti nel testo. Secondo lo studioso il papiro è “un’evidente contraffazione, nemmeno troppo abile”, forgiata sul modello del Vangelo di Tommaso, un antico vangelo apocrifo ritrovato in Egitto solo nel secolo scorso.

King ribatte che i vangeli simili a quelli di Tommaso erano molto diffusi in tutto il Mediterraneo orientale nei primi secoli della cristianità, e che quindi ritrovarne un passaggio nel nuovo papiro non è necessariamente un segno di contraffazione.

Quanto agli errori di grammatica, potrebbero essere dovuti al fatto che l’autore del papiro non fosse uno scriba professionista ma un esponente delle classi inferiori non molto istruito. È questa l’opinione di Malcolm Choat, papirologo e studioso di testi paleocristiani alla Macquarie University, in Australia. Choat paragona il “vangelo della moglie di Gesù” ai cosiddetti “papiri magici” dell’epoca, testi spesso ornati da disegni in cui si invocavano le divinità per chiedere grazie o scagliare maledizioni.

“Non ho trovato una ‘pistola fumante’ che indichi che il testo non sia antico”, spiego Choat, “anche se l’esame che ho condotto non può nemmeno provare al di là di ogni dubbio che è autentico”. Quel che è certo, conclude lo studioso, è che non si tratta di un falso grossolano.

La questione delle donne nella Chiesa

Nei primi secoli, mentre il cristianesimo faceva proseliti nell’ambiente spesso ostile dell’Impero Romano, le donne erano tra le maggiori sostenitrici della nuova fede. I primi scrittori cristiani, spiega King, tacciono sulla situazione coniugale di Gesù: solo alla fine del secondo secolo si comincia a sostenere esplicitamente che non era sposato.

Se, come afferma la studiosa, il frammento è una copia di un testo più antico, forse del quarto secolo, l’accenno alla moglie di Gesù riflette il dibattito sul ruolo della famiglia in corso tra i primi cristiani. È noto infatti, prosegue King, che la Chiesa delle origini chiedeva ai nuovi adepti di rinunciare a ogni vincolo di fedeltà, sia nei confronti delle istituzioni politiche e religiose sia verso la stessa famiglia di appartenenza.

“Non sappiamo se Gesù fosse sposato”, insiste King. “Questo il papiro non lo dice. Ma dimostra come i primi cristiani fossero molto interessati alle questioni riguardanti il matrimonio e il celibato”.

National Geographic

Università di Harvard

Segnalo poi l’articolo del prof. Larry Hurtado che riassume in modo eccellente la questione.

Come King ora ammette, il tipo di scrittura (e altri fattori) rendono improbabile che il frammento provenga da un codice e che il testo servisse come un “vangelo” liturgico. Invece, fa notare King, potrebbe essere stato un esercitazione scolastica o forse un qualche oggetto tipo amuleto. Quindi, possiamo tutti evitare di chiamarlo “Vangelo della moglie di Gesù”? Non c’è ragione di supporre che il frammento provenga da un tale testo. Abbiamo il frammento “della moglie di Gesù”. Rimaniamo con quello che abbiamo/sappiamo.

Altra osservazione: la datazione ci porta pienamente nel periodo islamico dell’Egitto, e questo ci fa chiedere se, in effetti, il frammento possa riflettere l’influenza delle idee islamiche riguardo Gesù.

Nonostante alcuni articoli sensazionalistici, il frammento non ha importanza per gli studi sul “Gesù storico” o se Gesù era sposato. Invece, la prof.ssa King ha continuato a proporre che il frammento possa riflettere tensioni e domande riguardo il matrimonio, il celibato, la gravidanza e il sesso che sono emersi all’inizio della Cristianità.

One Comment leave one →
  1. giusy67 permalink
    aprile 21, 2014 11:01 am

    Un classico! Anche la donazione di Costantino alla chiesa è un falso, ben costruito antico ma . . . falso.Siamo davanti ad un altro inciucio (fake) storico.

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