Skip to content

11 sorprese nascoste nei magazzini dei musei

aprile 8, 2014
tags:

Un museo è come un teatro per le opere d’arte o i reperti archeologici. Sul palcoscenico, i pezzi della collezione si esibiscono per un pubblico attento, raccolto in religioso silenzio. Ma dietro le quinte, gli addetti ai lavori si affannano a mettere in piedi lo show in un’atmosfera di caos più o meno controllato.

Capita dunque che qualche oggetto vada perduto, o venga scambiato per qualcos’altro. I musei sono pieni di sorprese che aspettano solo di tornare alla luce: oggetti identificati, catalogati o archiviati male, oppure dimenticati in magazzino. Ecco alcune storie.

1. Il luccichio rivelatore

Il caso più recente riguarda un misterioso mucchietto di materiale organico giunto al British Museum nel 1891, assieme ad altri oggetti rinvenuti in una tomba vichinga in Norvegia. Forse erano i resti di una piccola scatola di legno; in ogni caso sono rimasti in deposito fino a poco tempo fa, quando un luccichio ha attirato l’attenzione di un curatore.

Sottoposto a radiografia, il misterioso mucchietto ha svelato il suo stupefacente contenuto: un fermaglio celtico dorato e riccamente decorato, forgiato in Irlanda o in Scozia tra l’VIII e il IX secolo d. C. Probabilmente una ciurma vichinga se ne impadronì durante un saccheggio e lo riportò in patria, dove fu sepolto nella tomba di una donna d’alto rango. Pulito e restaurato, il fermaglio è esposto dal 27 marzo al British Museum, dove è in corso una grande mostra sui Vichinghi.

(The British Museum)

(The British Museum)

2. Il palco scomparso

Tra gli anni Trenta e Quaranta dell’Ottocento il parroco di un paesino francese trovò un palco di renna vecchio di 14.000 anni con su incisa l’immagine di un cavallo. Con tutta probabilità si trattava dell’opera d’arte preistorica mai scoperta: fu acquisito dal British Museum nel 1848, poi trasferito nel 1881 al neonato Museo di Storia Naturale di Londra, che lo mise in mostra per qualche tempo e poi lo stipò in magazzino. Fu riscoperto nel 1989, poi ridimenticato, per essere finalmente recuperato nel 2013, quando un team di esperti lo ha finalmente esaminato dedicandogli poi un saggio sulla rivista Antiquity.

(Natural History Museum UK)

(Natural History Museum UK)

3. Il film che visse due volte

Nel 1989 il New Zealand Film Archive acquisì una collezione di vecchi film dagli Stati Uniti. Più di 20 anni dopo, un ricercatore di storia del cinema ha scoperto che quella collezione celava la prima mezz’ora di The White Shadow (da cui, in alto, un fotogramma), un film muto del 1923, ritenuto perduto, girato da Alfred Hitchcock all’inizio della sua carriera, prima di diventare famoso ad Hollywood.

Del film, dunque,  si conservano ora le prime tre bobine; magari un giorno da qualche cineteca, con un colpo di scena degno del re della suspense, rispunteranno anche le ultime bobine mancanti…

(www.hitchcockwiki.com)

(www.hitchcockwiki.com)

4. Scambio di fossile

Nel 1950, in un ranch del Kansas, vennero alla luce i resti di un rettile marino estinto. All’epoca gli studiosi li attribuirono a una creatura chiamata Brachauchenius lucasi. Ma si sbagliarono.

Lo Sternberg Museum of National History di Hays, nel Kansas, mise in mostra il fossile, con il cranio avvolto nel gesso usato dai paleontologi, e lo tenne lì per oltre mezzo secolo. Solo l’anno scorso uno studioso proveniente da un altro museo ha convinto i responsabili dello Sternberg ad approfondire un’attribuzione che gli sembrava dubbia.

Dopo aver rimosso dal gesso il grosso cranio tempestato di denti affilatissimi, gli esperti si sono resi conto di avere davanti il fossile di un predatore oceanico fino allora sconosciuto, vissuto 91 milioni di anni fa. Lo hanno battezzato Megacephalosaurus eulerti: il nome del genere significa “Rettile dalla grossa testa”; quello della specie è un omaggio a Otto Eulert, il proprietario del ranch dove il fossile fu trovato.

(Wikipedia Commons)

(Wikipedia Commons)

5. Ritratto d’autore

Nel 1924 la National Gallery di Londra acquistò un dipinto italiano del Cinquecento. Era un ritratto di Girolamo Fracastoro, medico e filosofo veronese noto per essere stato il primo a chiamare “sifilide” la nuova malattia, importata dalle Americhe, che stava terrorizzando tutta Europa.

Il ritratto era danneggiato, scurito dalle riverniciature e non firmato, così lo staff del museo lo relegò in una sala poco visitata nel piano interrato. Solo da poco un restauro conservativo ha svelato che si trattava dell’opera di un grande artista. E dopo averlo esaminato da vicino, i curatori hanno concluso che l’autore doveva essere nientemeno che Tiziano. Oggi il ritratto è esposto in una delle sale principali della National Portrait Gallery.

(DeAgostini, Getty)

(DeAgostini, Getty)

6. Un altro sogno

Un discorso di Martin Luther King, ritenuto perduto, è stato ritrovato l’anno scorso al New York State Museum di Albany. King lo pronunciò il 12 settembre 1962, un anno prima del suo discorso più famoso, quello di “I have a dream”. Dura 26 minuti ed è registrato su banda magnetica.

Nel novembre del 2013, uno studente universitario che lavorava da stagista al progetto di digitalizzazione del materiale audio e video custodito dal museo, ha notato un contenitore con un’etichetta promettente: “EP Dinner NYC” e “Rockefeller, Martin Luther King, Sept. 12, ’62. “

Lo stagista ha semplicemente preso la bobina dalla scatola, l’ha messa nel lettore, e ha schiacciato il tasto play. Con sua grande emozione, ha cominciato a sentire la voce di Martin Luther King, mentre parlava a un evento promosso da Nelson Rockefeller, allora governatore dello Stato di New York. L’audio integrale può essere ascoltato sul sito del museo.

(James Blair, National Geographic)

Martin Luther King durante il famoso discorso ‘I have a dream’, al Lincoln Memorial di Washington (James Blair, National Geographic)

7. L’oggetto misterioso

Nel 2010, scavando in una discarica di rifiuti di due secoli prima nei pressi della City Hall, il municipio di New York, un gruppo di archeologi ha scoperto un bizzarro oggetto di osso lungo circa 7,5 centimetri. “Pensavamo fosse una scatoletta per gli spilli o una sorta di macinapepe”, racconta l’archeologa Lisa Geiger, “ma nessuna delle due ipotesi ci convinceva in pieno”.

Il cilindro misterioso è stato spedito al Brooklyn College assieme alle ceramiche, ai vetri e alle ossa di animali macellati che erano state ritrovate sul posto. In seguito Geiger ha trascorso un periodo di lavoro al Mütter Museum di Philadelphia, specializzato in curiosità mediche, ed è lì che ha scoperto un oggetto molto simile, seppure di metallo: era una siringa vaginale in uso a metà Ottocento.

“Trovato l’indizio, ho scoperto che nei siti dell’Ottocento sono stati trovate molte siringhe di questo tipo, di solito realizzate in metallo, vetro, o bachelite, la prima materia plastica della storia. All’epoca molte donne cominciarono a usarle per l’igiene intima o la contraccezione. Negli annunci pubblicitari si usava un linguaggio in codice: le siringhe erano consigliate alle ‘donne sposate – che quindi potevano legittimamente avere rapporti sessuali – e potevano essere usate con una grande varietà di tinture astringenti”.

(Alyssa Loorya, Chrysalis Archaeology)

(Alyssa Loorya, Chrysalis Archaeology)

8. La regina e il suo consigliere

Tra il 1894 e il 1907, durante gli scavi nell’antico sito egiziano di Deir el-Bahri, venne alla luce un frammento molto danneggiato di una statua di pietra calcarea, alto circa mezzo metro e largo 30 centimetri (nelle foto, vista di fronte e di lato). Fu spedito al Museo di Manchester, dove, esaminandone i geroglifici, gli esperti lo attribuirono al periodo del Regno di Mezzo (1975-1640 a. C. circa).

Di recente però, rileggendo i geroglifici, si è scoperta un’intestazione inattesa: “sacerdote di Amun-Userhat”. In tutta la storia egizia, si conosce solo una persona che deteneva quel titolo, un uomo di nome Senenmut, stretto consigliere della regina Hatshepsut, che fu l’unica donna ad ascendere al trono dei faraoni. Il sacerdote era dunque uno degli uomini di stirpe non reale più potenti del Nuovo Regno (1539-1075 a. C. circa).

(Manchester Museum, University of Manchester)

(Manchester Museum, University of Manchester)

9. Dal West al Sud Pacifico

Meriwether Lewis e William Clark, i due grandi esploratori americani dei primi dell’Ottocento, riportarono una collana di artigli d’orso dalla loro spedizione attraverso il continente. L’oggetto fu per la prima volta catalogato dal Peale Museum di Philadelphia e poi, dopo vari passaggi, finì al Peabody Museum dell’Università di Harvard, dove qualcuno gli assegnò un’etichetta sbagliata. Fu riscoperto solo nel 2003 nella sezione dedicata alle isole del Sud Pacifico.

(Peabody Museum, Harvard)

(Peabody Museum, Harvard)

10. Il papiro nella scatola

Una scatola di cartone abbandonata per decenni in un magazzino del Luther College di Decorah, nello Iowa, conteneva nove antichi papiri provenienti dall’Egitto. Solo nel gennaio scorso una studentessa li ha scoperti mentre metteva ordine nelle carte di un professore defunto.

I papiri sono scritti in greco antico e risalgono al periodo tra il I e il V secolo dopo Cristo. In mezzo a una serie di documenti contabili, spicca un raro libellus che risale all’epoca della grande persecuzione dell’imperatore Decio contro i cristiani, intorno al 250 d. C. Un decreto di Decio ordinava a tutti i leali sudditi dell’impero di offrire un sacrificio agli dei, e il libellus era il documento che certificava che il sacrificio era stato compiuto. Il mancato possesso del certificato comportava l’arresto o addirittura la condanna a morte. I cristiani, cui la fede vietava di onorare gli dèi pagani, non potevano ottenere un libellus se non illegalmente.

Il professore che possedeva i papiri aveva insegnato a lungo al college: probabilmente li aveva raccolti durante una spedizione in Egitto nel 1924-25. Le autorità del college hanno annunciato che i documenti saranno restaurati ed esposti; copie digitali saranno messe online a disposizione di tutti gli studiosi.

(Aaron Lurth, Luther College, dalle carte di Orlando W. Qualley)

(Aaron Lurth, Luther College, dalle carte di Orlando W. Qualley)

11. La cartella sbagliata

Un importante documento della Rivoluzione americana ha rischiato di finire nella spazzatura. Era conservato alla Morris Jumel Mansion di New York, un edificio che in origine fu la residenza estiva di un colonnello inglese, poi venne usato dal generale Washington come quartier generale nell’autunno del 1776, e infine trasformato in museo all’inizio del secolo scorso.

Il documento, lungo dodici pagine, è la bozza di un ultimo appello alla riconciliazione indirizzato nel 1775 dal Congresso continentale – l’assemblea dei ribelli delle colonie nordamericane – al popolo britannico. Fu probabilmente donato al museo ai primi del Novecento ma per errore fu archiviato in un fascicolo che conteneva le carte di un medico dell’epoca quotidiana. Negli anni Settanta il fascicolo fu ritenuto poco interessante e destinato alla distruzione, ma per qualche motivo finì nel cassetto  di una scrivania nella soffitta del museo, dove uno stagista l’ha scoperto l’anno scorso.

Il museo ha venduto all’asta il documento, ottenendo ben 912.500 dollari, che in parte saranno destinati alla ristrutturazione della sede. La lettera originale – che fu spedita a re Giorgio III ma non servì a evitare la guerra tra Impero Britannico e coloni americani – è andata perduta.

(Jim Henderson, Wikipedia Commons)

(Jim Henderson, Wikipedia Commons)

National Geographic

 

No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: