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Petra fu costruita seguendo il Sole

marzo 23, 2014

I costruttori di Petra, la celebre città scavata nella pietra nell’attuale Giordania, la progettarono in modo che il Sole ne illuminasse i luoghi sacri come una sorta di luce divina. Lo racconta un nuovo studio pubblicato su Nexus Network Journal.

Petra è una gigantesca città ricca di monumenti ed elaborate strutture religiose scavate in colline di pietra. Era la capitale del regno dei Nabatei, un popolo poco conosciuto che governò gran parte dell’attuale territorio giordano dal terzo secolo a.C. fino al primo secolo d.C.

I ricchi commercianti di spezie che la abitavano adoravano il Sole, tra le altre divinità, e davano grande importanza a equinozi, solstizi e ai vari eventi astronomici determinati dallo spostamento nel cielo della nostra stella. I solstizi, ad esempio, sono dovuti al fatto che l’asse nord-sud della Terra è inclinato di 23,5 gradi rispetto al piano del Sistema solare. Tale inclinazione fa sì che differenti quantità di luce raggiungano le diverse regioni del pianeta durante l’orbita annuale della Terra intorno al Sole.

Questi fenomeni celesti hanno probabilmente influenzato il modo in cui i Nabatei costruirono gli edifici della città. “Le facciate di Petra non sono solamente belle, c’è qualcosa di più”, spiega il direttore dello studio, Juan Antonio Belmonte, archeoastronomo dell’Istituto di Astrofisica delle isole Canarie (IAC).

(Katherine Kiviat, Redux)

Il Sole illumina il monumento detto Ad Deir, o “il Monastero”, a Petra, durante il solstizio d’inverno del 2007 (Katherine Kiviat, Redux)

Nel corso della loro ricerca Belmonte e i suoi colleghi hanno misurato l’orientamento spaziale di monumenti, templi e tombe sacre di Petra, e confrontato i dati in base all’allineamento di queste strutture con la posizione del Sole sull’orizzonte. Poiché tale posizione cambia molto lentamente nel tempo, la differenza tra il primo secolo a.C. e oggi è talmente minima da permetterci di osservare qualcosa di molto vicino a ciò che vedevano i Nabatei. I risultati dello studio hanno mostrato che durante certi periodi dell’anno, ad esempio il solstizio d’inverno, il Sole dovrebbe evidenziare o allinearsi con alcuni degli edifici più importanti della città.

Anche se la squadra di Belmonte si è basata su statistiche per confermare l’orientamento del Sole rispetto ai monumenti, probabilmente i Nabatei non ebbero bisogno di misurazioni matematiche, e costruirono gli edifici allineandoli con la luce solare semplicemente osservando albe e tramonti nei periodi più significativi. Una delle più affascinanti scoperte di Belmonte è legata proprio al solstizio d’inverno, che i Nabatei associavano alla nascita della loro principale divinità, Dushara. In questa circostanza, infatti, il Sole al tramonto crea effetti di luce e ombra intorno a un podio sacro all’interno del monumento noto come Ad Deir, o “il Monastero”, dove probabilmente venivano celebrate le festività religiose. “È la stessa cosa che possiamo osservare nelle chiese cristiane quando la luce solare illumina gli altari”, spiega Belmonte.

E. C Krupp, direttore dell’Osservatorio Griffith di Los Angeles, ritiene che si tratti di un effetto affascinante. Per lui, il fatto che si manifesti solo una settimana prima e una settimana dopo il solstizio d’inverno fa pensare che si tratti di un allineamento simbolico con il tramonto in questo periodo. “Questo dimostra che non stiamo guardando un antico osservatorio, ma un esempio di architettura in parte attivata e santificata dal cielo”, commenta Krupp.

(Juan Antonio Belmonte, Ph.D.)

Durante il solstizio d’inverno, il sole al tramonto illumina il sacro podio del Monastero (Juan Antonio Belmonte, Ph.D.)

“Lo studio si basa sull’ormai consolidata tecnica che sfrutta le statistiche per stabilire l’orientamento astronomico”, commenta l’astronomo e antropologo Anthony F. Aveni della Colgate University di Hamilton, New York. “L’analisi e le misurazioni sono solide”.

Anche se i risultati sono interessanti, resta difficile dimostrare se davvero i Nabatei costruirono la loro città in funzione degli spostamenti del Sole, osservano Krupp e Aveni, che non hanno partecipato al nuovo studio. Krupp, fa notare che la nostra conoscenza delle tradizioni e dell’ideologia nabatea è limitata, soprattutto a causa della mancanza di documenti scritti. Per di più “non esistono esempi simili che possano essere utilizzati per un confronto”, commenta. Belmonte dissente, proponendo di mettere alla prova le sue scoperte nella città di Hegra (o Mada’in Saleh), in Arabia Saudita, anch’essa costruita dai Nabatei.

Secondo Aveni, invece, questo tipo di ricerca potrebbe essere utile per comprendere meglio altre culture che non hanno lasciato documentazione scritta, come quelle degli Inca o degli Aztechi. “Gli scienziati possono infatti servirsi di indizi di tipo architettonico e celeste per imparare qualcosa di più riguardo all’ideologia di antiche civiltà”, commenta.

Belmonte, dal canto suo, definisce Petra “uno dei luoghi più speciali del mondo”, e ritiene che la sua ricerca abbia gettato nuova luce su quest’antica città, ancora sepolta per almeno l’85% della sua estensione.

(Annie Griffiths)

Appostati su uno sperone roccioso, due beduini osservano un gruppo di turisti che ammira al Khazneh (“Il tesoro”) di epoca nabatea, la cui funzione resta ad oggi sconosciuta (Annie Griffiths)

(Annie Griffiths)

Un’altra immagine di Petra, uno dei più grandi siti archeologici del mondo (Annie Griffiths)

(Taylor S. Kennedy)

Intagliata nell’arenaria, questa scalinata porta a una stanza scolpita nella roccia a Siq al-Barid, o Piccola Petra (Taylor S. Kennedy)

National Geographic

One Comment leave one →
  1. giusy67 permalink
    aprile 6, 2014 4:15 pm

    Sempre stupenda Petra, prima o poi bisognerebbe andarci.

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