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Scoperta la tomba di May e Neferet

marzo 21, 2014

La loro esistenza, finora, non era stata documentata da nessuna fonte storica. Sono state due archeologhe – Irene Morfini, italiana, dell’Università di Leida (Olanda) e Mila Alvarez Sosa, del Museo delle Canarie – a portare alla luce, per la prima volta, informazioni riguardanti May e la moglie Neferet, grazie alla scoperta, a Luxor (Egitto), della tomba nella quale May fu sepolto, circa 3.500 anni fa.

La tomba è stata scoperta per l’esattezza nella cosiddetta Valle dei Nobili, nella riva ovest di Tebe, oggi Luxor. Si tratta della zona adiacente alla più nota Valle dei Re, ed è quella in cui venivano sepolti gli alti dignitari al servizio dei faraoni, soprattutto durante il Nuovo Regno (1580 – 1085 a. C.).

“Il tipo di raffigurazioni (nella foto, un banchetto funerario), i colori e lo stile, fanno pensare che questa tomba risalga alla XVIII dinastia, intorno al 1.500 a.C., uno dei periodi più fiorenti della storia egizia”, spiega Irene Morfini.

(Mila Alvarez Sosa, Min Project)

(Mila Alvarez Sosa, Min Project)

(Mila Alvarez Sosa, Min Project)

Neferet, a sinistra, seduta accanto al marito May (Mila Alvarez Sosa, Min Project)

È stato proprio grazie allo studio delle scene e delle iscrizioni all’interno della tomba che le ricercatrici hanno ipotizzato che May appartenesse all’élite al servizio del faraone. Le pitture sulle pareti raffigurano soprattutto scene di banchetto funerario, di offerta e scene tipiche di caccia e pesca nelle paludi.

“May viene nominato all’interno del testo di un cono funerario (manufatto di argilla o terracotta collocato sulla parete esterna della tomba che portava il nome e i titoli del defunto, ndr) rinvenuto nella tomba”, spiega Morfini. “I titoli onorifici attraverso i quali viene citato sono: ‘sindaco’, ‘principe’, ‘supervisore dei cavalli del re’, ‘supervisore dei campi’, ‘supervisore del bestiame’. È probabile, dunque, che May appartenesse all’élite al servizio del faraone, cosa che si evince anche dalle scene di vita quotidiana rappresentate sulle pareti”.

“Non sappiamo ancora molto su Neferet, solo che era la moglie di May”, aggiunge Morfini. “È probabile che anche lei sia stata sepolta lì, assieme al marito: spesso le tombe venivano utilizzate, infatti, anche per seppellire eventuali altri familiari. Ma solo dopo aver liberato la tomba dei detriti potremo affermarlo con certezza”.

“Non siamo ancora però in grado di dire sotto quale faraone abbiano vissuto Neferet e May”, continua Morfini. “Solo la scoperta di ulteriori elementi – come la citazione del nome del re o il riferimento a un avvenimento – potranno aiutarci nel ricostruire questo periodo storico”.

(Mostafa AlSaghir, Min Project)

Irene Morfini e Mila Alvarez Sosa alle prese con lo studio del cono funerario (Mostafa AlSaghir, Min Project)

“Lo studio della tomba di May, che appartiene a un’importante dinastia, la XVIII, potrà darci ulteriori informazioni su un periodo fondamentale della storia egizia”, spiega Morfini. “Solo studi futuri ci diranno quale faraone di questa dinastia regnasse quando May e Neferet erano in vita. Prossimamente ci occuperemo di svuotare la tomba dai detriti e ci aspettiamo di trovare il pozzo o i pozzi funerari con la camera funeraria destinata al defunto”.

“Gli scavi ripartiranno a ottobre”, continua l’egittologa. “I nostri studi proseguiranno almeno per i prossimi 15 anni”.

(Mostafa AlSaghir, Min Project)

I ricercatori dentro la tomba di May (Mostafa AlSaghir, Min Project)

“Abbiamo scoperto la tomba di May quasi per caso”, racconta Morfini. “La nostra missione archeologica (“Min Project” – missione archeologica canario-toscana) aveva lo scopo di esplorare due tombe: la tomba di Min (TT109) – tutore di Amenhotep II durante il regno di Tutmosi III, nella XVIII dinastia – e la sua probabile estensione (Kampp 327).

Da quest’ultima ci siamo accorti della presenza di un’apertura molto stretta nel muro e ci siamo intrufolate. Percorrendo un tunnel ci siamo ritrovate in una sala trasversale con la classica forma a T tipica delle tombe non regali del Nuovo Regno situate della necropoli tebana”.

(Min Project)

Un dettaglio del volto di Min in un rilievo all’interno della tomba (Min Project)

Anche la tomba di Min (TT109) è situata nella necropoli di Tebe, sulla riva ovest della città di Luxor. Il proprietario era sindaco di Tjeny (Thinis) e delle Oasi, Supervisore dei profeti di Osiride e Onuris e tutore di Amenhotep II durante il regno di Tutmosi III, nella XVIII dinastia.

Il suo ruolo di tutore emerge dall’osservazione dei rilievi: in uno viene mostrato il principe seduto sulle ginocchia di Min, mentre lo guarda in volto; un altro, invece, lo ritrae mentre insegna ad Amenhotep a tirare con l’arco: nei testi si parla di una lezione di tiro con l’arco nella corte del palazzo di Thinis, cosa che induce a pensare che il principe frequentasse la casa di Min.

Le immagini che ritraggono Amenhotep da giovane indicano che Min morì prima che il principe diventasse re.

(Min Project)

La tomba di Min (Min Project)

“May e Min appartengono entrambi alla XVIII dinastia, anche se non sappiamo ancora dire se ci fossero delle connessioni fra i due”, spiega Morfini. “La tomba di Min, nella necropoli di Tebe, risale al regno del faraone Tutmosi III, mentre non abbiamo ancora degli indizi che ci permettano di stabilire la data esatta della tomba di May e quindi di capire quale re governasse quando lui era in vita”.

(Mostafa AlSaghir, Min Project)

Mila Alvarez Sosa e Irene Morfini copiano le iscrizioni nella tomba di Min (Mostafa AlSaghir, Min Project)

L’importanza di Min durante il regno di Tutmosi III è evidenziata dai titoli che gli vengono attribuiti: oltre a essere tutore del futuro faraone Amenhotep II, Min viene definito anche “portatore dei sigilli del re dell’Alto e del Basso Egitto”, “supervisore dell’esercito della riva occidentale”, “amministratore capo del Signore delle due terre”, “capo”, “sorvegliante del sud” e “scriba”.

Lo studio della tomba ha fornito anche alcune informazioni riguardo alla sua famiglia: sua madre si chiamava Say e i suoi figli Senty (soprannominato Iuty) e Sebekmose.

National Geographic

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