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Come suonava la musica nell’antica Grecia

novembre 15, 2013
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I bellissimi testi della Grecia antica hanno catturato le nostre immaginazioni per migliaia di anni. Spesso però ci si dimentica che le opere alla radice della letteratura occidentale – l’epica di Omero, le poesie di Saffo, le tragedie di Sofocle ed Euripide – erano tutte, in origine, musica. Risalenti tra il 750 e il 400 a.C. circa, furono composte per essere cantate, totalmente o in parte, accompagnate a lira, ancie e strumenti a percussione.

Armand D’Angour, docente di studi classici all’Università di Oxford, sta ricostruendo la musica e ha riscoperto alcuni degli strumenti che la suonavano. Dice: “Immaginate che fra 2.500 anni tutto ciò che sopravviverà dei Beatles sia qualche testo, e che tutto ciò che rimarrà delle opere di Verdi e Mozart siano le parole e non la musica. Immaginate quanto sarebbe emozionante se potessimo allora ricostruire la musica, riscoprire gli strumenti che suonavano, e ascoltare le parole ancora una volta”.

Questo è ciò che sta succedendo coi testi classici dell’Antica Grecia.

(BBC)

(BBC)

La poetessa greca Saffo (Corbis)

La poetessa greca Saffo (Corbis)

Per ricostruire la musica, D’angour e il suo team hanno messo insieme gli indizi esistenti riguardo melodia, ritmo e strumenti dell’epoca.

Il ritmo – forse l’aspetto più importante della musica – si è conservato nelle parole stesse, grazie agli schemi di sillabe lunghe e corte nel quale era inserito.

Gli strumenti sono invece noti dalle descrizioni, dai dipinti e dai resti archeologi.

Infine, i documenti scritti, rinvenuti su pietra in Grecia e sui papiri in Egitto, erano noti da tempo – alcuni furono pubblicati già nel 1581 – ma negli ultimi decenni sono stati integrati da nuove scoperte. Datati tra il 300 a.C. e il 300 d.C., questi frammenti ci offrono una visione più chiara della loro musica. Essi sono infatti caratterizzati da una notazione vocale, concepita verso il 450 a.C. circa, che consiste nel porre delle lettere e dei segni sopra le vocali delle parole; il tutto seguendo dei rapporti matematici degli intervalli musicali.

“È tuttavia importante realizzare che le antiche norme melodiche e ritmiche erano diverse dalle nostre”, spiega D’Angour. “Dobbiamo mettere da parte i preconcetti occidentali. Un parallelo migliore sono le tradizioni non-occidentali, come quelle di India e Medio Oriente. Le pratiche strumentali che derivano dalle antiche tradizioni greche sopravvivono comunque in Sardegna e in Turchia”.

Illustrazione ispirata dall'Odissea

Illustrazione ispirata dall’Odissea

Una lira (Corbis)

Una lira (Corbis)

Alcune delle melodie sopravissute sono immediatamente attrattive all’orecchio moderno. Un pezzo completo, inciso su una colonna di marmo del 200 d.C., è una breve canzone composta da Sicilo che può essere tradotta così:

«Finché vivi, mostrati al mondo,
non affliggerti per nulla:
la vita dura poco.
Il tempo esige il suo tributo.»

Epitaffio di Sicilo (wiki)

L’epitaffio di Sicilo (wiki)

E questa è la sua ricostruzione.

Università di Oxford

BBC

3 commenti leave one →
  1. giusy67 permalink
    novembre 16, 2013 11:18 am

    Molto, molto suggestiva la ricostruzione musicale dell’epitaffio. Sarà proprio quella l’intonazione? Bella comunque.

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  2. montefeltro permalink
    novembre 25, 2013 10:47 am

    beh, almeno parti di combinazioni possono averle azzeccate,inoltre si sono spinti in fondo coi testi e parti di testi veri e propri trovati sono solo greci ,di latino niente

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  3. montefeltro permalink
    novembre 25, 2013 10:51 am

    ce anche il semplice gioco delle probabilità. Se poi paragoniamo i sardi,italiane moderne e vecchie, rock si capisce quanto in 100 anni possono subentrare profonde variazioni locali,per cui una musica di Roma poteva ben esser diverse da provincia a provincia.Piccolo esempio,ma solo paragone perch>è non certo è certa conservazione delle musiche sarde o il ballo della tarantella che seppur modificato danno uno spunto plausibile

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