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Un relitto in Romano nel porto di Antibes

settembre 20, 2012

Sembra la gabbia toracica di un grande mammifero marino, le cui ossa sono diventate nere per via della fossilizzazione. Il relitto è stato scoperto lo scorso maggio durante uno scavo ad Antibes, nella Costa Azzurra, durante la costruzione di un parcheggio nel sito del porto romano dell’allora Antipolis.

Gli archeologi hanno scoperto poco a poco uno scafo lungo 15 metri in condizioni “eccezionali”, dice Giulia Boetto, specialista in progettazione navale dell’Università di Aix-Marseille. Il terreno in cui è stato trovato è infatti sempre impregnato d’acqua e questo ha impedito che il legno marcisse e si decomponesse.

(Inrap)

(Inrap)

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Dalla sua scoperta, si è mantenuto lo scafo umido. “In caso contrario, nel giro di poche settimane avremmo perso tutto”, spiega Isabelle Daveau, archeologa dell’Inrap (Rescue Archaeology Research Institutee) e responsabile del progetto.

La nave – una nave mercantile del periodo imperiale – era probabilmente lunga circa 22 metri e larga sei o sette. Si pensa sia affondata nel II o III secolo nel porto di Antipolis. “Ha il tipico fondo piatto greco-romano” – dice Boetto – aveva una stiva profonda 3 metri e una vela quadrata. “Una nave come questa poteva trasportare un carico fino a circa 100 tonnellate”. Può sembrare molto, ma è ben al di sotto della stazza raggiunta dalle altre navi. “All’epoca, le barche che trasportavano grano egiziano a Roma potevano essere lunghe fino a 40 o 50 metri, cariche fino a 400 tonnellate di grano”, aggiunge.

(Inrap)

I resti della nave, che saranno donati ad Antibes dallo Stato, saranno smantellati e il legno trattato per essere conservato. “Solo il processo di trattamento del legno richiederà due anni”, spiega Jean-Louis Andral, capo del museo di Antibes. “Poi il relitto verrà ricostruito e posto in un centro per lo studio e la conservazione, dove potrà anche essere visitato dal pubblico”. Dovrebbe essere pronto in tre o quattro anni.

Non si sa perché la nave si trovase ad appena 2 metri di profondità: forse era affondata per colpa delle onde, oppure venne utilizzata per servire come pontile. Ad ogni modo, non sono state trovate tracce di riparazioni, e quidi forse la nave non era molto vecchia.

Gli archeologi non hanno trovato alcuna prova di qualsiasi carico. “Ad una profondità di meno di 2 metri, sarebbe stato abbastanza facile recuperare le merci”, ha dichiarato Boetto.

(Inrap)

Oltre alla nave sono stati scoperti numerosi reperti che documentano la varietà del commercio del porto tra la fine del IV e l’inizio del VI secolo, tra cui anfore gettate in acqua durante lo scarico, stoviglie danneggiate e suole di scarpe di cuoio.

Tali reperti sono particolarmente preziosi per gli archeologi visto che i nove decimi del porto vennero distrutti negli anni ’70 con la costruzione di un moderno porto turistico. A quei tempi non c’era ancora alcuna normativa che imponesse uno scavo preventivo.

“Abbiamo trovato un gran numero di anfore dall’Italia e da Marsiglia, risalente al periodo più antico del porto”, dice l’archeologo Robert Thernot. “Poi, col passare del tempo, c’erano sempre più oggetti da Nord Africa e Mediterraneo orientale.” Questo suggerisce che i principali centri di produzione si spostarono, proprio come sta accadendo oggi con la crescente importanza dell’Asia e col declino industriale europeo.

(Inrap)

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The Guardian

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