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Tre camere funerarie nella piramide di Atzompa

settembre 16, 2012
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Quella che si vede nell’immagine, decorata con dipinti dai colori accesi, è una delle tre tombe scoperte all’interno della piramide di Atzompa, in Messico.

Risalente a un periodo tra il 650 al 850 d.C, il complesso funerario faceva parte di un quartiere della nobiltà zapoteca.

(INAH)

Gli Zapotechi erano una civiltà precolombiana che fiorì nella Valle di Oaxaca, nella parte meridionale della Mesoamerica, già 2.600 anni fa. Attorno al XV secolo gli Zapotechi vennero conquistati dagli Aztechi, che però non riuscirono a sottometterli del tutto.

“In questa cultura i dipinti a motivi sono piuttosto diffusi”, spiega la direttrice degli scavi Nelly Robles García said. “Ma in altri siti in genere si rappresentano personaggi importanti: sacerdoti, guerrieri, sovrani, cui probabilmente apparteneva la sepoltura”.

Qui invece non ci sono figure umane: i dipinti sembrano rappresentare il gioco della palla, un’attività dai connotati religiosi praticata da molti popoli pre-ispanici della Mesoamerica. Il gioco, un misto di calcio e pallacanestro, richiedeva di colpire una palla di gomma dura, e talvolta si concludeva con la morte sacrificale dei perdenti.

(INAH)

La piramide funeraria di Atzompa, affacciata sulle vette della Sierra Juárez, è alta 6,6 metri, e contiene tre tombe disposte una sull’altra e collegate da una scala centrale.

Le tre camere funerarie non sembrano diverse dalle tipiche tombe degli Zapotechi, ma qui appaiono in una struttura a sé stante, mentre finora sono state rinvenute sotto il pavimento dei palazzi.

La piramide di pietra è collocata al margine di un grande piazzale vicino a uno dei tre campi dedicati al gioco della palla del sito: un numero di strutture insolitamente elevato per una comunità di poche migliaia di persone. La vicina capitale zapoteca di Monte Albán, che al massimo del suo splendore arrivò a contare 20.000 abitanti, aveva solo due campi da gioco.

Gli archeologi ritengono che Atzompa dipendesse direttamente da Monte Albán, e che addirittura ne fosse un quartiere; questa nuova scoperta però sembra mettere in luce la volontà d’indipendenza di Atzompa. Le famiglie nobili che vivevano qui iniziarono a creare una loro architettura e a dar vita a tradizioni autonome per sottolineare la propria potenza mentre la capitale iniziava il suo declino.

(INAH)

Questo dettaglio della stanza dipinta mostra il numero 12, composto da una serie di punti e linee, e un glifo che potrebbe rappresentare un alligatore. Benché la parte centrale della parete (non visibile nell’immagine) sia andata distrutta, gli studiosi ritengono che un tempo mostrasse il nome del possessore della tomba.

(INAH)

Un ammasso di punti accanto a quella che ai nostri occhi sembra una I maiuscola: questi due elementi decorativi si ripetono in una cornice che corre lungo i bordi, superiore e inferiore, della stanza funeraria.

“I puntini sono un motivo che rappresenta i felini”, spiega Robles García, archeologa dell’Istituto nazionale di Antropologia e Storia del Messico. “Le I gialle invece sembrano rappresentare la forma tipica di un campo per il gioco della palla”.

Alcuni operai sistemano una passerella di legno attraverso la scala centrale all’interno della piramide, in modo da facilitare l’accesso degli studiosi alla stanza inferiore (INAH)

(INAH)

All’interno della tomba non sono stati rinvenuti resti umani. “È possibile che le ossa siano state rimosse prima ancora dell’arrivo degli spagnoli”, ipotizza Robles García. L’intero edificio mostra segni di vandalizzazione.

Inoltre, fra la terra e le pietre che riempivano l’edificio gli archeologi hanno trovato ossa sia umane che canine assieme a frammenti di ceramica, forse un’offerta rituale. Messi assieme, questi elementi fanno pensare a una sorta di dismissione cerimoniale del sito prima che Atzompa venisse abbandonata, per ragioni ancora sconosciute, attorno all’850 d.C.

(INAH)

L’archeologo Eduardo García ripulisce con cura una sezione del murale nella stanza dipinta. Ai piedi della parete giace un mucchietto di offerte – coppe di ceramica, piccole pietre da macina, una perlina di giada, un guscio di tartaruga lavorata e un pezzo di conchiglia che un tempo costituiva forse l’occhio di una maschera funeraria scolpita.

(INAH)

Nel corso della prossima stagione di scavi, Robles García spera di poter studiare un’altra delle tre stanze funerarie. Un piccola apertura praticata nella parete (visibile sullo sfondo) ha offerto agli studiosi un primo assaggio delle meraviglie che potrebbe contenere: un soffitto a volta e pareti dipinte rimaste intonse dall’epoca in cui gli Zapotechi abbandonarono questo luogo, oltre 1.100 anni fa.

National Geographic (foto)

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