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Trovati due tesori in Israele

luglio 4, 2012

A Megiddo e a Qiryat Gat, in Israele, gli archeologi hanno rinvenuto due mucchi di oggetti preziosi, uno risalente a 3.000 anni fa, l’altro a 2.000.

Entrambi sarebbero stati nascosti frettolosamente da antiche famiglie in fuga da un pericolo ancora ignoto.

(AP Photo)

(Dan Balilty, AP)

Gli anelli e gli orecchini risalenti a 3.000 anni fa sono stati trovati in una giara di ceramica tra le rovine di un’abitazione. La scoperta del vaso è stata effettuata nel 2010, ma il suo contenuto è rimasto nascosto fino a quando gli archeologi non hanno cominciato l’analisi molecolare del contenuto.

Secondo il responsabile dello scavo Israel Finkelstein, dell’Università di Tel Aviv, gli oggetti probabilmente appartenevano a ricchi Cananiti – una popolazione semitica che abitò l’antica Palestina a partire da circa 5.000 anni fa.

Scoperto nei pressi di Megiddo, il sito biblico dell’Armageddon, il tesoro rappresenta per il Ministero degli Affari Esteri israeliano “uno dei ritrovamenti più importanti del periodo biblico”.

(Tel Aviv University)

“È davvero un pezzo magnifico”, dice Finkelstein di questo orecchino d’oro decorato con una capra nubiana. Di solito, spiega l’archeologo, gli orecchini trovati in questa zona – e anche in questo stesso tesoro – sono delle semplici mezzelune, mentre questo “è un pezzo unico nella storia della regione del Levante”.

Il Levante si estende dal Mediterraneo orientale comprendendo Israele, la Giordania, il Libano, la Siria e altre zone mediorientali.

Megiddo (Megiddo Expedition)

Megiddo fu un’importante città-stato cananita durante l’11 secolo a.C., periodo nel quale gli archeologi, basandosi sulla stratigrafia, ritengono che sia stato sepolto il tesoro. In quel secolo si concluse il dominio egizio sulla regione, e secondo Finkelstein, il tesoro potrebbe essere stato abbandonato durante la ritirata.

Il tesoro è stato rinvenuto non lontano da un sito che celava centinaia di manufatti in avorio finemente lavorati. “Quindi molto vicino alla parte della città in cui sorgeva il palazzo”, dice Finkelstein.

Il rango elevato dei proprietari dei gioielli è evidente “non solo dal tesoro in sé ma anche dal vasellame trovato sul sito e dalla qualità della costruzione architettonica”.

La giara di Megiddo (Dan Balilty, AP Dan Balilty)

Questa giara spezzata ha custodito il tesoro per circa 3.000 anni. Ma all’origine, il contenitore stesso era praticamente in piena vista, racconta Finkelsteint: “Misero gli oggetti nel vaso, lo posero in un angolo e lo coprirono con due ciotole: tutto qui”, spiega l’archeologo. “Da questo si desume che forse non ebbero abbastanza tempo per nasconderlo… Poi la casa venne data alle fiamme e i suoi abitanti non fecero più ritorno”.

(Tel Aviv University)

Le perline di corniolo rinvenute nel tesoro di Megiddo corrispondono a quelle di manifattura egizia dello stesso periodo, e potrebbero quindi provenire proprio dall’Egitto. Finkelstein spera di poter accertare questa possibilità con la ripresa degli scavi, in programma in questi giorni.

“Penso che risalgano al periodo immediatamente successivo alla fine dell’egemonia egizia, alla fine del XII secolo a.C.”, dice. “Naturalmente c’è anche una possibilità che risalgano all’ultima fase di quella dominazione”.

(Megiddo Expedition)

Indicata nell’antichità come il luogo dove sarebbe avvenuto l’epico scontro tra bene e male alla fine del mondo, oggi Megiddo è un luogo tranquillo dove gli archeologi cercano di ricostruire le vicende dell’antica città.

A partire dal 7.000 a.C., per vari millenni la città sovrastò una cruciale rotta commerciale e fu via via occupata da Cananiti, Egizi, Israeliti e Persiani, dando luogo a una sorta di “torta a strati” archeologica di estremo interesse per gli studiosi.

(Jim Hollander, European Pressphoto Agency)

L’archeologo Emil Aladjem mostra una delle quattro rare monete di epoca romana trovate vicino la città di Qiryat Gat, parte del secondo tesoro. Fu accantonato all’epoca della rivolta di Bar-Kokhba (dal 132 al 135 d.C.), dice Aladjem, dell’Autorità Israeliana per le Antichità.

“Bar-Kokhba fu la più violenta rivolta degli Ebrei contro i Romani”, spiega. “Durò ben tre anni a cui seguì una fase di libertà; poi i Romani tornarono, uccidendo tutti e radendo al suolo le comunità”. Questo spiegherebbe perché il tesoro è stato trovato sepolto in un cortile di una casa distrutta.

“Probabilmente chi lo nascose sperava di salvarsi e poterlo poi recuperare”, dice l’archeologo. “Ma a quanto pare, non andò così”.

(Clara Amit, Autorità Israeliana per le Antichità)

Questo orecchino d’oro massiccio a forma di fiore apparteneva a una persona molto ricca, dice Aladjem. “Di solito nelle province romane ci si limitava a usare pietre ricoperte di foglia d’oro”.

Scoperto nel pressi di un edificio risalente a cavallo fra il periodo romano e quello bizantino, il gioiello fu avvolto in un panno con altri preziosi e sepolto.

(Clara Amit, Autorità Israeliana per le Antichità)

Quest’anello di epoca romana rinvenuto nel tesoro di Kiryat Gat, su cui è incisa una figura femminile, fungeva forse da sigillo. “Riteniamo si tratti della dea Vittoria”, dice Aladjem.

(Sharon Gal, Autorità Israeliana per le Antichità)

Oltre alle quattro monete d’oro, risalenti all’epoca dell’imperatore Traiano, il tesoro comprendeva 140 monete d’argento, che verranno anch’esse, come già le quattro d’oro, riportate all’antico splendore.

Il tesoro conteneva altri oggetti che confermano che il suo scopo era soprattutto quello di nascondere le cose più preziose mentre il pericolo di avvicinava.

Assieme alle monete e ai gioielli infatti sono stati trovati due cucchiai d’argento, che secondo Aladjem potevano servire per il trucco o per la pratica chirurgica. “In ogni caso erano molto preziosi, non solo perché erano d’argento ma per la loro utilità come strumenti”.

National Geographic

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