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Un sacrificio di massa a Las Ventanas

gennaio 9, 2012

Nei pressi di una piramide pre-incaica in Perù gli archeologi stanno iniziando a portare alla luce quello che sembra un sacrificio di massa a scopo rituale, con numerose vittime decapitate e teste di uomini e animali.

I primi corpi hanno iniziato a emergere dagli scavi condotti nella fossa di 15 metri per 15 nei pressi dell’antica piramide di Huaca Las Ventanas lo scorso agosto, e altri ne stanno tornando alla luce.

(A. Bryce)

La piramide fa parte del sito di Sicán, la capitale della civiltà Lambayeque – una popolazione anche nota come Sicán, che governò la costa settentrionale del Perù dal 900 al 1100 d.C. circa.

Nella fossa giacciono probabilmente oltre un centinaio di corpi sepolti nudi, alcuni dei quali senza testa, afferma Haagen Klaus, un bioarcheologo della Utah Valley University di Orem che sta studiando i ritrovamenti.

I corpi appartengono perlopiù a maschi adulti, fatta eccezione per due bambini entrambi accompagnati da quella che sembra essere una femmina adulta.

Nonostante l’impressionante numero dei corpi trovati nella fossa, i Sicán non erano un popolo bellicoso, sottolinea Klaus. La loro cultura produsse un’economia basata sugli scambi commerciali, grazie ai quali costruirono un impero che raggiunse il suo culmine attorno all’anno 1000 e che si diffuse per migliaia di chilometri fra quelli che oggi sono Ecuador e Peru.

Tutti i defunti nella fossa, secondo lo studioso, apparterrebbero a membri delle comunità locali che volontariamente parteciparono a un rito che celebrava la morte come mezzo affinché nuova vita si affacciasse sul mondo.

“Sicán era un sito sacro, e qui sembra che abbiano avuto luogo solo i più importanti riti religiosi che riguardavano gli antenati”, spiega. “Quella di riti sacrificali di massa sembra essere l’ipotesi più plausibile. Tuttavia, quello che vediamo qui non assomiglia a nulla a quanto osservato in precedenza perché è qualcosa a metà tra la sepoltura rituale e il sacrificio”.

Corpi e teste sepolti a parte

A differenza di altri corpi trovati sepolti a Sicán, in questo caso non c’è uno schema riconoscibile nella loro disposizione nella fossa, dice José Pinilla, responsabile degli scavi e condirettore del progetto con Carlos Elera, direttore del Museo Nazionale di Sicán.

“Vi è un’estrema variabilità nella posizione dei corpi, alcuni sono disposti accuratamente, altri sono gettati a casaccio”, sottolinea Pinilla.

Ad esempio, uno dei corpi è stato trovato in una sorta di birrificio ai margini della fossa sacrificale. I resti erano stati accuratamente ripiegati e disposti a faccia in giù in cima a un recipiente di ceramica alto 1,3 metri che serviva per preparare e servire la chicha, birra di mais servita comunemente ai funerali in tutte le Ande.

La posizione del “birrificio” ai margini della fossa sembra suggerire che i Sicán tenessero un solenne festino funebre nel quale grandi quantità di chicha venivano consumate dai vivi e offerte ai morti.

Alcuni dei corpi erano decapitati, e almeno una ventina di teste staccate erano sepolte a parte in una fossa più piccola all’interno del sito. Tuttavia, una connessione diretta tra corpi decapitati e le teste sepolte non è stata ancora stabilita.

“Analizzeremo presto in laboratorio eventuali segni di taglio o altre tracce di trauma violento che potrebbero indicare se queste teste erano effettivamente state appena decapitate oppure no”, dice Klaus.

Nella fossa, oltre alle teste umane, sono state rinvenute teste in ceramica che rappresentano divinità dei Sicán, e tazze per bere la chicha anche queste decorate con teste; inoltre, vi erano frammenti di teste in ceramica che raffiguravano lama, puma, scimmie, tartarughe, orsi ed esseri umani.

“Quando un vaso di ceramica o una bottiglia si rompe accidentalmente, lo schema della rottura non è regolare. Quello cui assistiamo qui invece è una rottura sistematica e ripetitiva di tutti questi oggetti”, racconta Klaus.

“Assistiamo alla distruzione di tutte le rappresentazioni delle teste di questi vari animali, delle persone o delle stesse divinità dei Sicán. E in uno strato parallelo abbiamo una quantità di persone che sembrano essere anch’esse state decapitate come forma di offerta”.

Secondo le indicazioni fornite dai diversi stili di vasellame, i corpi sono stati sepolti qui nel corso di tre eventi rituali verificatisi tra il 900 e il 1100 d.C.

I primi due eventi riguardarono la sepoltura dei corpi; il terzo invece fu la riapertura della fossa, durante la quale “gli scheletri vennero alterati, mossi, risistemati, o comunque manipolati”, spiega Pinilla. “E fu in questa occasione che si creò la fossa delle teste e lunghe ossa scelte con cura, come omeri e femori, vennero disposti in tutta l’area”.

Un’altra tomba più profonda?

Gli archeologi sospettano che la fossa con i sacrifici costituisse un elaborato rituale in onore della sepoltura di un importante signore di Sicán, la cui tomba, ancora da scoprire, potrebbe trovarsi sotto la fossa stessa.

“Nel punto più profondo di alcuni nostri test di scavo abbiamo trovato uno strato argilloso artificiale estremamente duro. È un tipo di materiale molto simile a quello che gli antichi Sicán ponevano all’imboccatura delle tombe di alcuni dei loro sovrani”, dice Elera. Inoltre, aggiunge, alcuni resoconti degli anni Sessanta forniti da saccheggiatori di una piramide più piccola a est di Huaca Las Ventanas “raccontavano proprio della presenza di molti scheletri prima di poter raggiungere la tomba che intendevano depredare”.

National Geographic

Lo scorso luglio nel sito era stata scoperta la sepoltura di un uomo completa di maschera e copricapo “caratteristici dei nobili della cultura Sicán”.

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