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Cerchi misteriosi in Medio Oriente

novembre 17, 2011

Sono oltre 2.000, si estendono in territorio giordano dalla Siria all’Arabia Saudita, possono essere viste dall’alto ma non da terra: quasi una riedizione mediorientale delle celebri Linee di Nazca, in Perù. Erano praticamente sconosciute ai più fino a pochi anni or sono, e solo oggi, grazie alle sofisticate tecnologie di telerilevamento e di mappatura satellitare, sommate a uno speciale programma di gestione della fotografia aerea, gli studiosi stanno iniziando ad approfondire la conoscenza di questo mistero.

Gli archeologi le descrivono come “ruote”, ma in realtà sono cumuli di sassi e blocchi di pietra disposti a formare figure geometriche di vario genere, visibili appunto solo dall’alto; tutte sono però accomunate dalla forma circolare, spesso con raggi che partono dal centro.

(University of Western Australia)

(University of Western Australia)

La loro datazione è del tutto ignota, anche se gli studiosi credono siano abbastanza antichi, forse anche risalenti a 2.000 anni fa. La maggior parte di esse si trova nelle ampie distese di origine vulcanica che costellano il deserto giordano e il loro diametro varia tra i 25 e i 70 metri.

Secondo David Kennedy, docente di materie classiche e storia antica alla University of Western Australia, questa scoperta in Giordania è una realtà unica, dato che le strutture costruite con ammassi di pietre sullo stile di Nazca qui sono assai più numerose che in Perù, si estendono su una superficie ben più ampia e sembrano essere molto più antiche.

Gli studi di Kennedy, pubblicati dalla rivista Journal of Archaeological Science, svelano come queste “ruote” siano solo una parte di un ampio “album” di disegni realizzati con la medesima tecnica, che includono anche “aquiloni”, in realtà strutture in pietrame usate dai pastori per incanalare e poi uccidere gli animali.

(University of Western Australia)

Vi sono inoltre “ciondoli” (pietre antropomorfe allineate che indicano tumulazioni) e “mura”, strutture dal significato non chiaro che attraversano tutto il territorio, estendendosi per centinaia di metri, e che non sembrano avere alcuno scopo pratico a differenza delle precedenti.

Una delle principali forme geometriche, ma anche la più diffusa seppur con numerose varianti nel disegno interno, è la ruota.

Kennedy è specializzato in archeologia romana, ma durante i suoi studi rimase fortemente colpito dalle relazioni di alcuni piloti della Royal Air Force che avevano sorvolato il deserto negli anni Venti, volando spesso lungo le rotte postali che attraversano la Giordania. Nel 1927, il tenente della RAF Percy Maitland aveva pubblicato un articolo sulla rivista Antiquity, descrivendo queste figure e spiegando che erano dette “opere degli uomini antichi” dai beduini.

Kennedy e il suo team si sono serviti delle relazioni dei piloti RAF e hanno studiato il terreno utilizzando sequenza di fotografie aeree ma anche Google Earth. A volte sul terreno si riesce a distinguere alcune delle forme, ma esse non sono mai così chiare come nella visione aerea: a un centinaio di metri di quota assumono forme più nitide.

Ovviamente queste figure dovevano essere assai più precise nei contorni al momento in cui furono assemblate, dato che secoli di lavorio del vento e di passaggio di carovane le hanno mosse e disperse.

(University of Western Australia)

Attualmente nessuna di queste “ruote” sembra essere stata scavata sul terreno, ma sono sempre realizzate accumulando pietre; questo rende la loro datazione, ma anche la comprensione del loro scopo, molto più difficile. Gli archeologi che ne hanno studiate alcune prima di Kennedy avevano ipotizzato potessero essere resti di capanne, case o necropoli, ma nessuna di queste spiegazioni sembra adattarsi ai dati emersi dalle recenti ricerche. Secondo lo studioso sembra evidente un continuum culturale nell’area, che ha spinto una intera popolazione a costruire delle strutture a pianta circolare.

Veduta ravvicinata di una ruota che ne svela la strutturazione, fatta di cumuli di pietre e aree di terreno sabbioso (University of Western Australia)

Attribuire una datazione esatta a queste strutture non è affatto facile, dato che potrebbero spaziare dalla preistoria fino a un’epoca collocabile all’incirca duemila anni fa. Le “ruote” sono spesso posizionate sopra agli “aquiloni”, la cui costruzione può risalire anche a circa novemila anni fa, mai il contrario; secondo Kennedy questo farebbe pensare che le prime siano molto più recenti dei secondi.

Ecco come si presentano le "ruote" viste da terra (University of Western Australia)

Alcune delle ruote sono state trovate in zone molto isolate, mentre altre erano raggruppate in ammassi. Vicino all’oasi di Azraq – dove si trova il celebre castello crociato in pietra nera di Qasr el-Azraq – ne sono state trovate più di 100, tutte raccolte in gruppi di 12. E secondo Kennedy sembra essere il sito più denso e importante di tutti.

Qasr el-Azraq (Giovanni Lattanzi)

Anche in Arabia Saudita il team di ricerca ha individuato queste strutture ma si tratta di tipologie diverse rispetto a quelle giordane: alcune sono rettangolari, quindi non sono ruote, mentre altre hanno pianta circolare ma solo due raggi che vanno a formare una sbarra, spesso allineata alla direttrice in cui il sole sorge e tramonta in Medioriente. Quelle presenti in Giordania, ma anche in Siria, al contrario, hanno raggi molto più numerosi e mancano di particolari allineamenti astronomici.

National Geographic

Journal of Archaeological Science

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