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Rubato il Tesoro di Bengasi

novembre 9, 2011

Il Consiglio nazionale di transizione della Libia crede che diverse centinaia di monete antiche, parte di un furto in una banca di Bengasi durante la rivolta libica, siano state trasferite in Egitto.

Più di 7.000 inestimabili monete e altri preziosi reperti sono stati rubati durante una rapina lo scorso 25 maggio, mentre la città combatteva per la propria sopravvivenza contro le forze fedeli a Muammar Gheddafi.

In quell’occasione, un incendio nella banca, che si pensava dovuto ai combattimenti, è ora ritenuto essere stato provocato da dei ladri, i quali hanno portato via i reperti in due casse e una cassaforte. Trasferite apparentemente senza autorizzazione in un’altra banca della città, solo una delle casse è però arrivata. A peggiorare le cose, dice Serenella Ensoli, direttrice della Missione Archeologica Italiana a Cirene, i ladri avrebbero saccheggiato oro e argento lasciando il resto in quella cassa, che è poi stata spostata in un altro luogo.

(BBC)

Il cosiddetto Tesoro di Bengasi è una collezione di reperti scavati in Cirenaica risalenti al periodo greco, romano, bizantino e islamico. Comprende 364 monete d’oro, 2.433 monete d’argento, 4.484 monete di bronzo, 306 pezzi di gioielleria e 43 altri oggetti antichi, tra cui statue.

I pezzi più preziosi sono stati trovati nel 1917 presso il Tempio di Artemide a Cirene, il più grande sito greco in Africa, risalente al V-VI secolo a.C. Altri oggetti provengono dal Palazzo delle colonne di Tolemaide, di epoca ellenistica, e anche dalla collezione Meliu di 2.000 monete.

Tra i tesori mancanti, in senso orario dall'alto: una sottile placca d'oro raffigurante una battaglia, lamine d'argento e oro con teste umane di profilo, e una figura di Nike (The Art Newspaper)

La maggior parte era stata scoperta durante l’occupazione italiana della Libia ed era stata portata fuori dal paese. Sono stati poi restituiti alla Libia nel 1961 dopo l’indipendenza del paese. La collezione era stata da allora conservata nel caveau della Banca Commerciale di Bengasi, in attesa dell’apertura di un museo che non è mai stato costruito. Negli anni ’80, ulteriori ritrovamenti archeologici erano stati aggiunti a quelli depositati presso la banca.

Purtroppo le monete non sono poi state fotografate né documentate. Anzi, erano state quasi dimenticate, dice il dottor Saleh Algab, il presidente del Museo di Tripoli.

Anche se non sono l’unica collezione di monete antiche in Libia, Algab dice che costituivano una rappresentazione estremamente preziosa del mosaico della storia libica – un richiamo importante per le regioni e i gruppi etnici, a volte ostili fra loro, che essi appartengono tutti a una sola Libia.

La caccia al tesoro

Fadel al-Hasi, ministro libico per le antichità, ha dichiarato che vi sono sospetti che la rapina sia stata un lavoro interno. I dipendenti della banca sono stati interrogati più volte, ha detto. Gli scassinatori hanno forato il soffitto in calcestruzzo del caveau della banca per raggiungere le monete, e hanno preso solo gli oggetti più preziosi.

Al-Hasi ha allertato l’Interpol nel mese di luglio, dicendo che i mercati internazionali di oggetti antichi venivano monitorati.

Pare che 500 monete e altri manufatti siano stati recuperati in Egitto, ma la notizia è ancora da confermare. I recenti eventi politici in Libia hanno un po’ messo da parte il furto delle monete, spiega Al-Hasi, ma lui o uno dei suoi colleghi starebbe per andare in Egitto.

Ci sono state anche segnalazioni di monete preziose che sono apparse nel mercato nero a Bengasi.

Francesco Bandarin, direttore del Centro del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, in collaborazione con gli archeologi libici, è determinato a scovare il tesoro. Fadel Ali Mohammed , direttore del dipartimento di archeologia del CNT ha anche chiesto assistenza al ministro degli Esteri Franco Frattini, ma il problema principale è che ci sono poche fotografie delle migliaia di oggetti, una situazione Ensoli descrive come “assolutamente deplorevole”. In questo modo sarà difficile identificare i pezzi qualora dovessero mai comparire sul mercato. Il direttore generale dell’UNESCO Irina Bukova ha detto che questa perdita rappresenta “uno dei più grandi furti di materiale archeologico nella storia”. L’Unesco ora spera di inviare una missione a Tripoli e Bengasi per perseguire le indagini.

BBC

The Art Newspaper

Aggiornamento: Degli altri reperti romani rubati dalle milizie di Gheddafi sono stati recuperati.

Aggiornamento/2: Wired ha proposto una ricostruzione di ciò che è accaduto. Il furto sembra essere avvenuto grazie a un complice all’interno della banca.

Il buco nel caveau della Banca Commerciale di Bengasi (Hafed Walda)

Alcune monete del Tesoro di Bengasi (Mike Elkin)

7 commenti leave one →
  1. paolo permalink
    novembre 10, 2011 11:39 am

    a proposito di tesori: forse ci siamo con sto benedetto kerala treasure :

    http://www.hindustantimes.com/Kerala-temple-treasure-s-documentation-begins-Nov-9/Article1-757575.aspx

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    • Aezio permalink*
      novembre 10, 2011 3:04 pm

      “Il più ricco tempio del mondo”. Non vedo l’ora 🙂

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  2. Raffaele Pesce (nato a Bengasi il 30/12/1940) permalink
    dicembre 24, 2011 6:49 pm

    Una storia incredibile. Una storia che conosco perfettamente in tutti i suoi dettagli e su base documentale in quanto sono il figlio di Gennaro Pesce, l’archeologo che a suo tempo, nel dicembre 1942 preparò il tesoro negli scantinati del Castello di Trioili predisponendolo in due casse di tipo militare facendolo poi giungere in Italia, INTEGRO, il 6 gennaio 1943.

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  3. Raffaele Pesce (nato a Bengasi il 30/12/1940) permalink
    marzo 4, 2012 12:49 am

    Ad integrazione del commento del 24.12.11, debbo riferire a chi può interessare che secondo quanto riportato da mio padre in due note del suo testo “Il Palazzo delle Colonne in Tolemaide”, èdito, nel 1950, da <> di Bretschneider di Roma, e quanto da lui stesso sempre riferitomi, il c.d. “tesoro di Bengasi” (in realtà della Libia), da lui inviato e fatto giungere – INTEGRO – in Italia il 06.01.43 e asseritamente restituito alla Libia nel 1961, in realtà risultava “disperso” in Italia negli anni ’50 e mai più ritrovato almeno sino al 1970 circa. E mio padre, già sovrintendente alle antichità della Sardegna sino al 1968, personalmente interessato all’evolversi della situazione e sempre in contatto con l’archeologo inglese R.C. Goodchild anche per ragioni di amicizia personale, era più che bene informato. Ma se il tesoro, almeno sino al 1970, risultava disperso, come ha fatto ad essere restituito alla Libia nel 1961? Mistero! E’ un interrogativo che solo i ministeri italiani interessati (Esteri e Pubblica Istruzione in particolare) potrebbero e DOVREBBERO sciogliere rendendo pubblici e trasparenti i relativi riscontri documentali che avrebbero dovuto fare da necessario pendant ad un qualche probabile accordo Italo-libico del tempo. Ovviamente può darsi che mio padre possa essersi sbagliato oppure si sia sbagliato chi continua a sostenere, che il c.d. “Tesoro perduto di Bengasi” sia quello a suo tempo salvato da Gennaro Pesce nel lontano 1942. L’unico modo, trasparente e chiarificatore, per dare soluzione una volta per tutte a questa querelle è che la competente autorità libica in seno al Cnt e/o qualcuno degli archeologi italiani che hanno operano, e operano, in Libia e che conosce la vicenda sia così gentile e disinteressato da emettere, una volta tanto, un preciso comunicato ufficiale, con precisi dati ufficiali in modo da diradare, una volta per tutte, la nebbia che avvolge la vicenda da quando tale Giovanni Maria Sincich, non giornalista professionista né pubblicista, ha scritto un grande articolo sul “Tesoro perduto di Bengasi” apparso su due intere pagine de Il Manifesto del 05.08.2011. Una nebbia ed un oblio che avvolgevano l’esistenza e la sussistenza di questo tesoro da circa 70 anni, Nebbia ed oblio finalmente diradati grazie alla ricerca, documentalmente ineccepibile, effettuata dalla Dr.ssa Francesca Gandolfo, Direttore Archeologo Coordinatore del Ministero per i Beni e le Attività Culturali nel saggio intitolato “IL TESORO ARCHEOLOGICO DELLA LIBIA”, pubblicato nella Rivista “I SENTIERI DELLA RICERCA 13”, diretta da Angelo Del Boca, edizioni Centro Studi “Piero Ginocchi”, Crodo.
    Grazie. Raffaele Pesce

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    • Aezio permalink*
      aprile 13, 2012 9:58 pm

      Grazie del contributo, Raffaele.
      Ho aggiunto la fotografia pubblicata su Wired che testimonia il furto.

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      • Raffaele Pesce permalink
        giugno 19, 2012 4:49 pm

        Vedo la foto e mi chiedo: sembra un foro delle dimensioni (in riferimento alle dimensioni dei piedi che si vedono) di circa 28 cm. di larghezza per circa 35/40 cm. di lunghezza. Come è possibile che siano potute passarvicisi attraverso due casse e la cassaforte? Peraltro ci si sarebbe potuto infilare solo un bambino molto magro o un adulto estrermamente mingherlino. Non sarebbe possibile riportare tutta la ricostruzione pubblicata da Wired? In particolare le dimensioni reali del foro. Mi risulta che circa 5/7 mesi fa è stato presentato in TV un programma incentrato sul furto con la ricostruzione anche degli interni. Ne sapete nulla? E la cassetta ritrovata come era fatta e quali erano le sue dimensioni? Lo chiedo perchè, conioscendo esattamente le dimensioni e le caratteristiche strutturali delle due cassette, sarebbe possibile verificare se si tratta effettivamente delle due casse a suo termpo predisposte materialmente da mio padre e trasferite in Italia il 6 gennaio 1943. Sarebbe possibile per voi ottenere almeno la fotocopia del documento di restituzione e presa in consegna del tesoro alla Libia nel 1961, redatto in inglese e arabo e sottoscritto, parrebbe, da R.G. Goodchild ? Restando a Vostra disposizione
        per quant’altro, porgo cordiali saluti. Raffaele Pesce

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  4. Raffaele Pesce permalink
    agosto 1, 2012 7:02 pm

    Ripeto la domanda: su quale numero di “WIRED” è riportata la foto da voi riprodotta del furto del tesoro di Bengasi dal caveau della Banca Commerciale di Bengasi e la ricostruzione delle stesso? Il dato è molto importante. Grazie. Raffaele Pesce

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