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Gli tsunami seppellirono Olimpia

agosto 1, 2011

Una serie di tsunami devastanti – e non un terremoto – avrebbero spazzato via la culla dei giochi olimpici nell’antica Grecia quasi 1.500 anni fa, rivela un nuovo studio.

Gli studiosi hanno a lungo pensato che Olimpia, posta alla confluenza dei fiumi Cladeo e Alfeo nel Peloponneso occidentale, venne distrutta da un terremoto nel 551 d.C. e successivamente coperta da depositi alluvionali del fiume Cladeo.

Il ​​sito dove i primi giochi olimpici ebbero luogo nel 776 a.C. è stato infatti riscoperto solo circa 250 anni fa, sepolto sotto 8 metri di sabbia e detriti.

Rovine del tempio di Zeus a Olimpia (Karta24/Wikimedia Commons)

Gli scavi sistematici da parte dell’Istituto archeologico tedesco, iniziati nel 1875, hanno portato alla luce i resti di alcune delle opere più belle dell’arte e dell’architettura classica, come il grande tempio di Zeus. Annoverato tra le Sette Meraviglie del Mondo, vantava una statua del dio, ormai perduta, alta 12 metri e realizzata con oro e avorio.

Secondo Andreas Vött, dell’Istituto di Geografia dell’Università Johannes Gutenberg di Mainz, in Germania, la sepoltura di Olimpia “è uno dei misteri geoarcheologici più interessanti nel mondo mediterraneo”.

È difficile spiegare come il piccolo fiume Cladeo possa innanzitutto aver sepolto Olimpia sotto diversi metri di sedimenti, per poi scendere di 10-12 metri fino al livello dei tempi antichi.

Vött, che sta indagando gli tsunami verificatisi lungo le coste del Mediterraneo orientale negli ultimi 11.000 anni, ha condotto analisi sedimentarie, geofisiche, geochimiche e di microfaunistiche grazie a 22 carottaggi nel sito.

“Sia la composizione che lo spessore dei sedimenti che troviamo a Olimpia non combaciano col potenziale idraulico del fiume Cladeo e alla geomorfologia della valle”, ha detto Vött.

Una forte prova di ripetuti tsunami arriva dalla presenza di molluschi, gusci di lumaca e resti di numerosi foraminiferi (protozoi marini). I sedimenti furono trasportati nell’entroterra ad alta velocità ed energia, raggiungendo Olimpia anche se il sito si trova a circa 33 metri sopra il livello del mare.

“In passato, Olimpia non si trovava a 22 km dal mare come lo è oggi. Allora la costa era a 8 km, o forse anche di più, verso l’interno”, ha detto Vött.

In questo scenario, gli tsunami arrivarono dal mare e si scaraventarono sulla stretta valle dell’Alfeo, dove scorre il fiume Cladeo, incanalandosi verso la sella (il passo di montagna) dietro il quale si trova Olimpia.

Un’ulteriore prova è il fatto che sono stati trovati identici sedimenti di origine tsunamigenica sul lato del mare di fronte delle colline.

“Olimpia documenta almeno quattro fasi di inondazioni ad alta energia che hanno evidentemente colpito tutta la valle”, scrivono Vött e i suoi colleghi in una ricerca che sarà presentata nel settembre 2011 a una conferenza accademica internazionale a Corinto, in Grecia.

Una dei depositi alluvionali trovato vicino a Olimpia è stato datato tra il 585 e il 647 d.C. Questo combacia “bene con il terremoto nel 551 d.C., durante il quale viene documentata la distruzione di Olimpia”, scrivono i ricercatori.

Secondo Vött, ulteriori prove contro l’ipotesi del terremoto si trovano nei frammenti caduti dalle colonne del Tempio di Zeus, che non giacciono direttamente l’uno sopra l’altro, come ci si aspetterebbe dopo un terremoto, ma “fluttuano” tra i sedimenti.

Principalmente frutto di vaste attività sismiche lungo l’Arco ellenico, gli tsunami sono un evento frequente nel Mediterraneo orientale.

Il più recente mega-tsunami nel Mediterraneo si è verificato nel 1908, causato da un devastante terremoto nello Stretto di Messina che fece oltre 100.000 morti. Uno tsunami con onde alte 30 metri è stato invece registrato nell’Egeo meridionale nel 1956.

“La valutazione dei resoconti storici ha dimostrato che nella parte occidentale della Grecia c’è uno tsunami in media ogni 8-11 anni”, ha detto Vött.

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