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Nuovi sacrifici umani scoperti a Chichén Itzá

luglio 13, 2011

Le ossa di sei esseri umani, tra cui due bambini, insieme a perline di giada, conchiglie e strumenti di pietra sono stati scoperti di recente in una grotta colma d’acqua nel celebre sito archeologico di Chichén Itzá, in Messico.

Gli antichi manufatti sono legati a sacrifici umani eseguiti in un periodo in cui il livello delle acque era più basso, compreso tra l’850 e il 1250 d.C. (la civiltà Maya scomparve attorno al 900 d.C.).

È “altamente improbabile” infatti che resti umani e manufatti siano stati semplicemente gettati nella voragine (un sinkhole – inghiottitoio – chiamato localmente cenote), dice il responsabile della scoperta Guillermo Anda. Quasi certamente, invece, furono disposti nel sito durante una cerimonia per compiacere il dio Maya della pioggia, Chaak.

(Guillermo Anda)

L’Impero Maya, che si estendeva dall’attuale Messico meridionale e attraverso il Guatemala fino al Belize settentrionale, produsse l’unica forma di scrittura nota della Mesoamerica, nonché straordinarie opere artistiche e architettoniche. Chichén Itzá era una delle città più importanti della Penisola dello Yucatán.

La scoperta di sacrifici umani in uno dei cenotes della regione sembra confermare l’ipotesi che, per i Maya, queste voragini colme d’acqua rappresentassero “una sorta di soglia affacciata sul mondo spirituale e sacro che si nascondeva nelle profondità della Terra”, dice Anda, professore della Universidad Autonoma de Yucatán.

Nella fotografia seguente, un membro del team di ricerca si cala nel cenote Holtun, dove sono stati rinvenuti i resti umani sacrificati. Il cenote è vicino a El Castillo, una piramide a gradoni nel cuore di Chichén Itzá dedicata a Kukulkan, il dio serpente piumato.

(Guillermo Anda)

Al tempo dei sacrifici a Chaak, la regione era nella morsa di una lunga siccità, racconta Anda. “Pensiamo che la siccità abbia giocato un ruolo importante nel crollo della civiltà Maya”, avvenuto attorno al 900 d.C.

I resti scoperti nel cenote Holtun si trovavano a circa 20 metri sotto la superficie, in un passaggio orizzontale nella parete della voragine.

Gli studiosi escludono che possano essere arrivati lì per vie naturali: l’unico modo, spiegano, è che all’epoca del sacrificio il passaggio fosse agibile grazie all’abbassamento del livello dell’acqua dovuto alla siccità.

(Tamara Thomsen)

Assieme ai resti, i ricercatori hanno trovato vasi di ceramica, ossa di animali, perline di giada, conchiglie e coltelli, quasi certamente utilizzati durante il rito sacrificale come offerta.

(Tamara Thomsen)

Uno dei crani ritrovati era poggiato su una roccia, e presenta i segni di un colpo sferrato con forza, sicuramente letale.

Tracce di carbonella trovate accanto al cranio indicano che probabilmente durante il sacrificio di questo individuo fu utilizzato del fuoco, spiega Anda. Lo studioso sottolinea che, benché di solito gli individui sacrificati fossero prigionieri di guerra, i resti non mostrano tracce di denutrimento.

(Tamara Thomsen)

Per il progetto, il team di Anda ha esplorato 33 cenotes in siti Maya nella Penisola dello Yucatán dove speravano di trovare resti di riti cerimoniali.

Un altro membro del team si cala nel cenote. La scoperta è avvenuta nel corso del progetto archeologico Cenote Cult, promosso dall'Istituto nazionale di Antropologia e Storia messicano (Guillermo Anda)

Quasi al centro dell’area del sacrificio i ricercatori hanno trovato una tibia umana accanto al cranio di un cane, a un coltello di selce e a ossa di cervo.

Il ritrovamento di questi manufatti permetterà ai ricercatori di avere un’idea più chiara delle attività rituali nei cenotes di importanti siti come Chichén Itzá, dice Anda.

(Tamara Thomsen)

In equipaggiamento subacqueo, Anda si dirige verso il passaggio dove sono stati scoperti i resti nel cenote.
Anda è sia archeologo che istruttore di immersioni in grotta: i cenotes sono il suo pane quotidiano.

(Tamara Thomsen)

National Geographic

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