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Scoperta una cripta con un centinaio di mummie a Roccapelago

luglio 11, 2011

Una piramide di corpi accatastati uno sull’altro, cadaveri di adulti, infanti e bambini in parte scheletrizzati, in parte mummificati, quasi tutti supini, qualcuno adagiato sul fianco, qualcuno prono, in un coacervo di pelle, tendini, capelli, abiti, calze, cuffie, sacchi e sudari.

Una scena a dir poco impressionante quella che si è presentata all’inizio dell’anno agli archeologi che collaboravano ai lavori di restauro della cinquecentesca Chiesa della Conversione di San Paolo Apostolo a Roccapelago, nell’Alto Frignano modenese, quando hanno aperto il soffitto della cripta.

Una fossa comune con quasi 300 inumati, di cui circa un terzo perfettamente mummificati in virtù di un raro processo naturale che ha conservato non solo corpi e indumenti ma anche parte della fauna cadaverica, soprattutto larve e topi. Qui non c’entra l’intervento umano, nessuna mummificazione volontaria di precisi gruppi sociali come accaduto altrove per monaci, nobili o beati. A Roccapelago ha fatto tutto la natura, grazie a un fortunato mix di ventilazione e clima asciutto che ha essiccato i cadaveri di un’intera comunità per due secoli e mezzo, dalla metà del Cinquecento alla fine del Settecento.

La piramide di resti umani (e non solo) rinvenuta nella cripta della chiesa di Roccapelago (MiBAC)

(repubblica.it)

(repubblica.it)

(repubblica.it)

(MiBAC)

Un topo mummificato (MiBAC)

Aprire quella botola è stato come entrare in una strana wunderkammer. Un primo studio delle mummie ha già definito alcuni caratteri di quell’antica comunità, stile di vita, frequenza e distribuzione dei decessi di adulti e bambini, longevità maschile e femminile. La religiosità è attestata da evidenti forme di pietas, come la composizione dei cadaveri con le mani intrecciate in preghiera o sull’addome, la permanenza di anelli nuziali, collane, crocifissi, rosari e medaglie, o la fasciatura della mandibola per evitare lo spalancamento della bocca.

Medagliette devozionali rinvenute nel corso degli scavi (MiBAC)

Crocifissi (MiBAC)

Una fede rimasta al dito per quattro secoli (Milena Vanoni)

Sorprendenti, per consistenza e buona conservazione, i tessuti recuperati. Vestivano alla montanara: niente seta, al massimo qualche bordo in merletto, solo abiti semplici in lino, cotone o lana grezza, lavorati in loco, ad attestare una vita povera ma sobria.

Assolutamente singolare il ritrovamento di una rara lettera “componenda” o di “Rivelazione”, una sorta di accordo con Dio che, portata sempre addosso, “garantiva” protezione e grazie in cambio di preghiere.

La lettera componenda (MiBAC)

Certamente l’ambiente montano rendeva dura la vita e tutti i resti adulti recano tracce delle pesanti attività all’aperto. Ulteriori studi confermeranno l’ipotesi endogamica degli abitanti del piccolo borgo (si sposavano tra loro? anche tra consanguinei?) e potranno ricostruire la storia antropologica e culturale di questa comunità di non più di 50 anime, recuperando non solo l’aspetto fisico, il sesso e l’età dei defunti ma anche la loro dieta, le carenze alimentari e persino le malattie e gli eventi traumatici di cui hanno sofferto nel corso della vita, fino a capire quanto del loro patrimonio genetico si sia conservato fino a oggi.

L’obiettivo è interpretare quanto è emerso dagli scavi e offrirlo al pubblico sotto forma di “narrazione storica”. Per fare ciò si è messo a punto un approccio pluridisciplinare che incrocerà gli aspetti archeologici, antropologici e storici con un’attenta valutazione delle esigenze di esposizione e conservazione di reperti altamente deperibili quali i resti umani e i corredi tessili. La valorizzazione di questo straordinario rinvenimento si avvarrà anche delle più moderne tecnologie digitali a cominciare dalla ricostruzione 3D delle sepolture più significative e dalla creazione virtuale di interventi di restauro e modelli di mummie.

La Chiesa della Conversione di San Paolo Apostolo, a Roccapelago, sorge su uno sperone roccioso elevato, con una sola via d’accesso, che fu sfruttato tra il 1370 e il 1400 per insediarvi una fortezza presidiata da Obizzo da Montegarullo, uno dei più potenti signori del Frignano, che alla fine del XIV secolo si ribellò al dominio agli Estensi. Sul finire del Cinquecento, quando ormai il complesso militare era in disuso, una parte della rocca fu riadattata per realizzare una chiesa parrocchiale che raggiunse la massima giurisdizione territoriale nel XVII secolo.

Dal 2008, il complesso ecclesiastico è oggetto di un importante lavoro di restauro architettonico, teso a consolidare le strutture murarie, il tetto e la pavimentazione interna. Data l’importanza storica e culturale dell’edificio, i lavori di restauro sono stati preceduti da controlli archeologici condotti sul campo dall’archeologa Barbara Vernia (coadiuvata dagli antropologi Vania Milani e Mirko Taversari), sotto la direzione scientifica degli archeologi Luca Mercuri e Donato Labate della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna.

La suggestiva sagoma della Chiesa della Conversione di San Paolo Apostolo a Roccapelago di Pievepelago (MiBAC)

Oltre al recupero di due vani del castello medievale e di sette tombe con sepolture multiple, gli scavi archeologici hanno indagato un ambiente voltato interrato che in origine era pertinente alla rocca, ma che dopo la costruzione della chiesa fu trasformato prima in cripta cimiteriale (con sepoltura nel sottosuolo) e poi in fossa comune (con deposizioni multiple sopraterra). Questa fossa è stata probabilmente chiusa alla metà dell’Ottocento, sigillando per sempre una miniera di informazioni sulla piccola comunità di Roccapelago.

L'ambiente voltato utilizzato come fossa comune prima dell'inizio degli scavi. Sulla sinistra, un cadavere mummificato (MiBAC)

Al termine degli studi, alcuni resti mummificati saranno probabilmente esposti direttamente nel luogo del rinvenimento, cioè nella cripta della chiesa. La maggior parte delle salme troverà invece degna sepoltura nel cimitero di Roccapelago.

Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna

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