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Scoperti altri due scheletri di Australopithecus sediba

maggio 7, 2011

Trovare lo scheletro parziale di un antico membro della famiglia umana è la più rara delle rare scoperte sull’evoluzione umana. Immaginate quindi la sorpresa dei paleoantropologi all’annuncio del ritrovamento di almeno quattro individui di una nuova specie ominide, l’Australopithecus sediba.

Secondo gli scopritori, questo ominide mostra alcuni tratti sorprendentemente moderni e la sua specie potrebbe anche essere un antenato del nostro genere. “Abbiamo davvero trovato qualcosa di molto, molto strano e molto inaspettato”, dice il capo del team archeologico Lee Berger, dell’Università di Witwatersrand di Johannesburg, in Sud Africa. Ma altri paleoantropologi sono in attesa di un’analisi più dettagliata dei fossili, prima di concordare sulla sua identità o sul posto nell’albero genealogico umano.

Il cranio dell’Australopithecus sediba (L. Berger et al., Science)

(New York Times)

I quattro individui, vissuti circa 2 milioni di anni fa, sono stati trovati in una grotta di Malapa, in Sud Africa.

Oltre agli scheletri parziali di un giovane e una femmina adulta scoperti l’anno scorso, i membri del team hanno scavato le ossa di un bambino di 18 mesi e almeno un altro adulto. Questo significa che ci si sta facendo una buona idea sullo sviluppo dell’Australopithecus sediba, dall’infanzia alla vecchiaia. “Sta diventando una documentazione notevole”, ha detto Berger. “E non abbiamo ancora trovato tutto!”

Ai meeting dell’American Association of Physical Anthropologists (AAPA) e della Paleoanthropology Society, Berger e i membri della sua squadra hanno abbozzato un ritratto dell’Australopithecus sediba, che ha vissuto nel misterioso momento giusto dopo la comparsa del genere Homo, tra i 2 e i 3 milioni di anni fa. I ricercatori si chiedono da molto tempo quale delle numerose specie di australopiteco abbia dato luce ai primi membri del nostro genere, con la specie di Lucy – l’Australopithecus afarensis – come candidato principale.

Finora sono stati recuperati 130 frammenti ossei (Berger)

Le ossa trovate, ben conservatesi, comprendono clavicole, scapole e costole, ma anche un cranio completo, mani, piedi, e due bacini. I ricercatori li hanno ritenuti appartenenti agli australopitecini – membri estinti della famiglia umana vissuti tra 1 e 4 milioni di anni fa in Africa – perché avevano un cervello piccolo come una scimmia, e la “generale struttura del corpo” era come quello di un australopitecine, ha detto Darryl de Ruiter, un membro del team della Texas A&M University in College Station. Aveva le braccia lunghe, un torace primitivo e talloni come una scimmia, per esempio.

Ma i fossili mostrano anche alcuni tratti sorprendentemente moderni, solitamente trovati solo nei membri del nostro genere, dice Berger. I due bacini, in particolare, sono capienti e allungati in un modo che sembra abbastanza quello dell’Homo. Altri tratti moderni si ravvisano invece nei piccoli denti, nelle corte dita e nel pollice allungato.

Kristian Carlson, dell’Indiana University a Bloomington, ha descritto l’impronta lasciata all’interno del cranio dal cervello. La sua analisi evidenzia che il prosencefalo ( la parte superiore del cervello che si estende dalla fronte alla base del cranio) potrebbe essere stato ristrutturato in un modo moderno. Se fosse così, cervello e bacino dell’Australopithecus sediba avrebbero entrambi cominciato a evolversi in forme più moderne prima dell’espansione del cervello – contrastando l’opinione che il cervello in espansione abbia guidato la rimodellazione del bacino per contenere bambini con cervelli più grandi.

Questi individui non possono però essere gli antenati del genere Homo perché i membri del nostro genere erano già comparsi all’epoca di questi ominidi. Ma, dice Berger, potrebbero essere tardi membri di una specie di australopitecine che aveva dato in precedenza origine al genere Homo, oppure un parente stretto che potrebbe far luce su tale, fondamentale, antenato.

Altri ricercatori che hanno potuto esaminare i calchi dei fossili hanno convenuto che a prima vista i fossili rappresentano un insolito mix di caratteri primitivi e più moderni. Ma la maggior parte pensa che sia importante confrontare l’Australopithecus sediba direttamente con altri fossili di Homo e australopitechi più in dettaglio, prima di posizionarli all’interno del nostro albero genealogico. “Il bacino ha proprio un aspetto più moderno”, dice il paleoantropologo Christopher Ruff, della Johns Hopkins University di Baltimora. “Ma questo non significa che sembri esattamente come quello di un uomo moderno, o che abbia dato luogo ai primi Homo”.

In ogni caso, questo ominide è decisamente importante. L’Australopithecus sediba “fa certamente luce sull’evoluzione dei primi Homo”, spiega William Kimbel, dell’Arizona State University di Tempe. “Non sappiamo nulla del periodo di tempo tra 1/2 e 3/4 milioni di anni prima di lui”.

Fonte: Science.

Aggiornamento: secondo Lee Berger e il suo team è possibile che l’Australopithecus sediba sia l’antenato dell’Homo erectus. Inoltre, sarebbe anche stato recuperato un pezzo di pelle.

I possibili antenati dell’Homo erectus (LEE R. BERGER, UNIVERSITY OF THE WITWATERSRAND)

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