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I saccheggi di Ben Ali devono diventare una cosa del passato

aprile 20, 2011

Pubblico un interessante articolo di Richard Miles, insegnante di storia antica all’Università di Sydney, che spiega i danni causati dal regime di Ben Ali al ricco patrimonio archeologico della Tunisia, specialmente a Cartagine, e indica delle possibili strade da seguire per il futuro.

Un busto danneggiato sulle rovine di Cartagine (Christine Osborne/CORBIS)

Una delle conseguenze più interessanti dei recenti sconvolgimenti politici in Tunisia è stata che gli archeologi tunisini sono stati finalmente in grado di parlare dei danni inflitti all’antico sito di Cartagine da parte del regime dell’ex presidente, Zine El-Abidine Ben Ali.

È una storia veramente deprimente di come avidità e filisteismo siano quasi riusciti a distruggere gran parte di uno dei siti archeologici più importanti al mondo.

L’antica città di Cartagine è stata combattuta molte volte nella sua lunga e turbolenta storia – la più famosa nel 146 a.C., quando un esercito romano occupò la città e la distrusse in un scioccante episodio di brutale annientamento. L’intento romano che il loro grande nemico non sarebbe mai dovuto risorgere è stato rafforzato dalla maledizione che il vittorioso generale romano Scipione lanciò su chiunque osasse ricostruire la città. Ma Cartagine riuscì a risorgere. La città, con il suo eccellente porto, occupava una posizione strategica troppo importante per essere lasciata abbandonata. La nuova città continuò ad avere una storia illustre come capitale della nuova provincia romana d’Africa, e poi come uno dei grandi centri della cristianità. In breve, Cartagine è un sito archeologico di importanza storica mondiale. Ma ancora una volta, la sua stessa esistenza è in grave pericolo – questa volta non per le armi di un esercito invasore, ma per i bulldozer di imprenditori edili senza scrupoli.

Il problema di Cartagine nei tempi moderni è stato che occupa alcune tra le più costose e ricercate proprietà immobiliari del Maghreb. Dagli anni ’60 l’espansione urbana di Tunisi, la capitale della Tunisia, si è diffusa sempre più vicino al sito di Cartagine, che si trova 12 km ad est. Nel 1972, consapevoli dei pericoli che una tale espansione urbana poneva, alcune figure illuminate nel ministero tunisino della cultura e nell’Unesco avviarono una campagna per la salvaguardia del sito di Cartagine.

La strategia che venne sviluppata sotto la guida dinamica e geniale di Abdelmajid Ennabli, un archeologo tunisino che era stato nominato sovrintendente di Cartagine, si rivelò molto efficace. Squadre di archeologi provenienti da tutta Europa e dagli Stati Uniti vennero invitate a scavare le aree di Cartagine che erano particolarmente minacciate dall’espansione urbana. La spettacolarità di molte delle loro scoperte archeologiche, come il famoso porto da guerra punico circolare scavato da un team inglese, ebbe il desiderato effetto di riportare Cartagine saldamente sotto i riflettori. La rivendicazione arrivò sotto la forma del conferimento del prestigioso status di patrimonio mondiale dell’Unesco nel 1979, seguito sei anni più tardi da una normativa nazionale che stabilì l’intero sito di 400 ettari come zona protetta in cui era proibito costruire.

Questo successo di alto profilo, tuttavia, non durò a lungo. Nel 1987, Ben Ali arrivò al potere con un colpo di palazzo e, nonostante le rassicuranti dichiarazioni ufficiali, il nuovo regime presto dimostrò di avere più interesse ad arricchire se stesso piuttosto che tutelare il ricco patrimonio culturale della Tunisia. Ho iniziato a scavare a Cartagine verso la metà degli anni ’90 ed era chiaro che Ennabli e quelli che avevano lottato per decenni per tutelare Cartagine stavano combattendo una battaglia persa contro una cricca di influenti imprenditori e politici che godevano tutti della protezione presidenziale. Per queste persone Cartagine non era altro che una proprietà immabiliare di prestigio pronta per uno “sviluppo economico”. La legislazione che proteggeva l’antica città era un semplice inconveniente che poteva essere ignorato e messo da parte.

Una persona capisce che le necessità del presente devono essere bilanciate con la conservazione del passato, ma il regolare farsi beffe delle leggi di pianificazione da parte dei membri della famiglia di Ben Ali aveva poco a che fare con il risolvere la grave carenza abitativa della Tunisia. Per rendersene conto basta guardare la brochure delle “Residenze di Cartagine”, un complesso residenziale di lusso costruito illegalmente su terreni protetti. Si può ammirare la faccia tosta dei costruttori che si vantano della sua vicinanza alle rovine romane, quando non vi è dubbio che probabilmente il complesso è stato edificato su altre rovine romane. Altri membri della ex-dinastia regnante sono stati accusati di furto di preziosi reperti archeologici e appropriazione di storici edifici statali per i loro usi privati. In breve, Ben Ali e la sua famiglia allargata, i Trabelsi, non solo hanno trattato Cartagine come se fosse una loro proprietà privata, ma hanno anche violato le norme di diritto (che erano incaricati di difendere) per continuare il loro saccheggio del patrimonio nazionale della Tunisia.

Con la rimozione di Ben Ali e del suo disonesto regime dal potere, Ennabli e un certo numero di professionisti della stessa opinione hanno fatto ancora una volta un passo in avanti per condurre una nuova campagna per la salvaguardia di Cartagine. Le loro richieste sono semplici. In primo luogo, il nuovo governo tunisino deve approvare con urgenza il piano di tutela e sviluppo per Cartagine che il regime precedente aveva sospeso (per le scellerate ragioni spiegate sopra) sin dalla sua stesura nel 2000. In secondo luogo, tutti i progetti di costruzione illegali sul sito di Cartagine e dintorni devono essere fermati immediatamente. Infine, si deve restituire al popolo della Tunisia, nel modo più rapido e trasparente possibile, il patrimonio nazionale che gli è stato rubato. Queste misure sono indispensabili se il nuovo governo vuole dimostrare agli scettici che la Tunisia può realmente ricominciare da capo. Se tarderà per troppo tempo, il pericolo è che la gente inizierà a farsi giustizia da sè, e le conseguenze di ciò potrebbero essere assolutamente catastrofiche.

Richard Miles

Fonte: The Guardian.

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