Gli scavi sulle Channel Islands svelano la diversità dei loro abitanti

Una serie di utensili e resti animali di circa 12.000 anni fa, trovati sulle Channel Islands al largo della California, ha fornito importanti informazioni sulla vita dei primi americani.

I ritrovamenti hanno delineato particolari caratteristiche di una economia marittima, mentre gli strumenti sono risultati essere notevolmente diversi da quelli utilizzati dalle civiltà dell’epoca sul continente.

Le scoperte, riportate su Science, suggeriscono anche che le prime popolazioni d’America potrebbero aver viaggiato fino al Sud America navigando sulle coste.

(J Erlandson)

I ricercatori hanno studiato tre siti archeologici datati tra i 12.200 e gli 11.200 anni fa, scoprendo differenti tecnologie e diete persino tra un’isola e l’altra.

“Sull’isola di San Miguel abbiamo trovato un sacco di strumenti piuttosto importanti, ma i resti animali erano largamente di crostacei”, dice Torben Rick, antropologo presso lo Smithsonian Institution.

“Il sito di Santa Rosa era [invece] dominato da resti di volatili e di pochi mammiferi marini e pesci… e nessun crostaceo”.

“Cio che è interessante è che non solo queste popolazioni vivevano una vita ‘costiera’, ma sfruttavano tutte le risorse disponibili; avevano una economia marittima molto diversificata”.

(wiki)

La cosa più sorprendente dello studio è tuttavia notare che gli utensili scoperti differiscono significativamente da quelli delle civiltà continentali come i Clovis.

Le punte trovate sull’isola – forse punte di freccia – sono sottili, seghettate e con barbigli. Erano così delicate da essere state usate quasi certamente per cacciare pesci. Inoltre, molte di esse non compaiono nella documentazione archeologica. Le punte recuperate sul continente avevano invece punte scanalate e venivano usate per cacciare grandi animali.

Quelli delle isole erano “strumenti estremamente delicati e finemente lavorati che non compariranno più”, dice Rick. “Trovare questi tipi di utensili in ognuno di questi tre siti suggerisce proprio [l’esistenza di] un simile gruppo di persone […] ed era piuttosto differente da ciò che venne dopo”.

(Jon Erlandson)
(Jon Erlandson)

L’ipotesi di Rick è che le isole ospitassero accampamenti stagionali o a breve termine, piuttosto che insediamenti permanenti.

Il team ha anche trovato un pezzo di ossidiana su un’isola. “Il filone di ossidiana di Coso si trova sulla terraferma a circa 300-350 chilometri di distanza, perciò sappiamo che partecipavano a una rete di scambi su lunghe distanze”, dice Rick.

C’è di più: l’antropologo Tom Dillehay, della Vanderbilt University, arriva a sostenere che i ritrovamenti sulle Channel Islands supportino un’alternativa teoria sul popolamento delle Americhe. Secondo il modello convenzionale, l’esplorazione e l’insediamento umano raggiunse il Nord America attraverso lo Stretto di Bering e giunse in Sud America spingendosi attraverso l’entroterra.

Per Dillehay gli utensili dimostrano piuttosto che “c’era una grande diversità culturale già all’inizio del popolamento […] delle Americhe, e che il vecchio, primo modello Clovis spesso ci porta a pensare che ci fu soltanto una grande espansione umana nell’emisfero occidentale”. Al contrario, dice Dillehay, ci furono probabilmente molte differenti migrazioni e rotte migratorie molto diverse via terra e via costa, e queste prove puntano in questa direzione”.

Fonti: BBC, Science, Università dell’Oregon.

Lascia un commento