Lo scorso mese l’antica città di Allianoi è stata completamente coperta con la sabbia in preparazione della costruzione della diga di Yortanli, nonostante le proteste di attivisti e archeologi.



Scoperta nel 1998 e riportata alla luce solo parzialmente, la città di Allianoi ospitava terme e sorgenti naturali che i Romani apprezzavano per le loro virtù salutari.
Oggi però, le ben conservate rovine si trovano proprio sul punto dove dovrebbe formarsi un lago artificiale. La Diga Yortanli fornirà acqua per irrigare migliaia di ettari di terreno agricolo, e i contadini che vivono lungo la costa affacciata sull’Egeo appoggiano fortemente il progetto.
Le autorità turche affermano che ricoprire di sabbia Allianoi proteggerà il sito in futuro. La città è già stata ricoperta, ma il progetto della diga è ancora oggetto di contestazioni, sia di tipo legale che da parte di gruppi ambientalisti.
Allianoi, che ospita una delle terme più antiche del mondo, ha iniziato a sparire sotto la sabbia dal settembre 2010.
La decisione di ricoprire il sito, che sorge vicino a Bergama (l’antica Pergamo), è stata assunta ad agosto dalle autorità locali, ed è stata duramente contestata sia dagli archeologi che dagli attivisti.
Gli archeologi affermano che ricoprire Allianoi non la proteggerà efficacemente dall’allagamento: le acque relativamente calde della regione provocherebbero reazioni chimiche che distruggerebbero metalli, mosaici e persino le mura di pietra del sito, finora ottimamente conservate.


Chi si oppone alla diga afferma che non solo il progetto andrebbe a detrimento del turismo, ma anche che molti tesori non verrebbero mai scoperti, dato che, secondo le stime, il 75% del sito non è ancora stato scavato.
La rivista Archaeology ha inserito Allianoi fra i primi 5 siti archeologici a rischio del 2010, affermando che le proposte di circondare il sito con strutture a prova d’acqua o di spostare alcune delle strutture più importanti sono state ignorate dal governo turco.




Nadine Moeller, archeologa dell’Oriental Institute della University of Chicago, afferma che gli scavi nel Delta del Nilo in Egitto hanno spesso restituito strutture che hanno resistito sotto la falda acquifera. Ciò significa che anche Allianoi potrebbe sopravvivere al seppellimento e alla successiva inondazione: “Tutto ciò che è organico si disintegra, ma le strutture di pietra e mattoni in genere resistono, e con tecniche adeguate possono essere riportate alla luce”, afferma la studiosa.
Tuttavia, anche se le strutture dovessero resistere all’inondazione, le prospettive future di Allianoi come sito archeologico sembrano segnate: “Penso che se venisse coperta si conserverebbe piuttosto bene – dice la Moeller – Ovviamente l’acqua danneggia cose come il legno o gli affreschi che non sopravviverebbero. Ma le strutture e altre cose come la ceramica penso che si salvino.
Ma – conclude – una volta che c’è una diga e un lago sopra, quando mai si ritornerà a vedere il sito o a scavarlo?”
Fonti: National Geographic, Hurriyet Daily News, Today’s Zaman.