Gli argenti di Morgantina tornano ad Aidone

Dopo essere stati a lungo esposti in giro per il mondo, da New York a Roma, da Palermo a Shanghai, gli straordinari argenti di Morgantina sono finalmente tornati a casa. Dal 3 dicembre si possono ammirare nella nuova sezione espositiva del museo archeologico di Aidone, in provincia di Enna.

(Assessorato ai Beni culturali e all'identità siciliana della Regione)

I 16 eccezionali pezzi di argenteria, conosciuti anche come il «Tesoro di Eupolemos», sono raffinate opere d’argento e lamina d’oro di epoca ellenistica (III secolo a. C.): piatti, contenitori votivi, coppe e vasi.

«L’importanza straordinaria di questi reperti – ha spiegato Enrico Caruso, direttore del Parco archeologico di Morgantina – è la loro unicità. Attraverso storici e documenti sappiamo che l’arte dell’argenteria e della gioielleria in età ellenistica aveva grandissima rilevanza ma purtroppo non sono giunti a noi corredi di argenteria».

(Assessorato ai Beni culturali e all'identità siciliana della Regione)
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Gli argenti furono trafugati dall’antica città di Morgantina (oggi Aidone) dai tombaroli, venduti a collezionisti ed esposti per anni nei musei statunitensi.

Fu poi il ministro della Cultura Francesco Rutelli che, nel 2007, siglò l’accordo bilaterale fra Italia e Stati Uniti per la restituzione di una serie di opere sottratte illegalmente dal nostro Paese.

«Il ritorno degli argenti – ha sottolineato l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana Sebastiano Missineo – è un evento storico ma anche la prima tappa di un programma che dovrà consentire al territorio di Enna di vivere nel segno della cultura e dell’arte. Oggi abbiamo accolto gli argenti, tra febbraio e marzo festeggeremo il ritorno della Venere in Sicilia, speriamo alla presenza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e nella primavera del prossimo anno sarà completato il restauro della Villa del Casale di Piazza Armerina. La provincia di Enna, che vanta anche il sito di Morgantina, non deve farsi sfuggire questa grande occasione di riscatto e puntare a diventare un polo d’eccellenza turistico e culturale, dove i visitatori potranno ammirare una parte importante del nostro immenso patrimonio».

(Assessorato ai Beni culturali e all'identità siciliana della Regione)
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(Assessorato ai Beni culturali e all'identità siciliana della Regione)
(Assessorato ai Beni culturali e all'identità siciliana della Regione)
(Assessorato ai Beni culturali e all'identità siciliana della Regione)
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L’allestimento prevede, insieme ai sedici pezzi d’argento dorato, l’esposizione di una raccolta di reperti inediti provenienti dall’abitazione di Eupolemos (III secolo a.C.), recuperati durante le campagne di scavo degli anni novanta dirette da Malcolm Bell.

In mostra, accanto agli argenti, saranno infatti una grande arula (altare domestico), vasellame da mensa, anelli, spatole e stiletti in bronzo, vasetti miniaturistici e due “singolari” monete separate da duemila anni di storia.

Si tratta di una sikeliotan, la moneta coniata proprio a Morgantina intorno al 212 a.C. con l’effige di una dea, Persefone o Demetra, e una moneta da cento lire del 1978 con la dea Atena e l’ulivo. Un prezioso indizio per gli archeologi-investigatori che, in un colpo solo, hanno potuto datare gli argenti di Eupolemos e gli ultimi scavi clandestini che per trent’anni hanno sottratto preziosi tesori alla Sicilia.

Di questi scavi i pezzi di argenteria non sono i soli reperti archeologi a rimpatriare: gli acroliti in marmo bianco di Demetra e Persefone (VI secolo a.C.), provenienti dal Bayly art museum della Virginia University, dal dicembre del 2009 sono conservati nel museo di Aidone.

(Collection University of Virginia Art)

Gli acroliti sono statue realizzate solo nella testa, nei piedi e nelle braccia o mani; tutto il resto veniva fatto con materiale meno pregiato o deperibile, quale il legno, e coperto da vesti.

(sicilia.inforegione.com)

Il ritorno più atteso, nonché l’ultimo fra quelli concordati nel protocollo del 2007, è tuttavia quello della celebre Venere di Morgantina. È questo il nome dato dagli americani alla grande dea dalle vesti drappeggiate come nelle opere di Fidia, trafugata nelle campagne ennesi negli anni Settanta ed esposta per 22 anni al Paul Getty Museum di Malibu, in California.

Al suo rientro in Italia, nella primavera del 2011, la Venere potrebbe però cambiare presto nome: secondo alcuni studiosi, infatti, sarebbe una raffigurazione della grande madre della Sicilia greca, la dea Demetra.

La Venere di Morgantina (Regione Sicilia)

Fonti: Corriere del Mezzogiorno, The New York Times, Info Sicilia.

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