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Rimpatriato in Italia un tesoro archeologico

luglio 16, 2010

Al Colosseo sono stati presentati trecentotrentasette eccezionali reperti archeologici scavati illegalmente in Italia. Sono stati rimpatriati lo scorso 25 giugno nell’ambito dell’operazione “Andromeda”, grazie alla cooperazione tra autorità svizzere e Carabinieri del Reparto Operativo Tutela Patrimonio Culturale.

(Foto Franceschi)

(Foto Franceschi)

Provengono da Lazio, Puglia, Sardegna e Magna Grecia (corrispondente più o meno all’Italia meridionale, Sicilia esclusa), e risalgono a un’epoca compresa tra l’VIII secolo a.C. e il IV secolo d.C.

(Eidon)

(Foto Franceschi)

Tra i beni spiccano moltissimi oggetti di grandi dimensioni e alcuni rarissimi ed unici nel loro genere: loutrophoros, statue in marmo raffiguranti la dea Venere, crateri a volute apuli e attici, crateri a mascherone canosini, kylix calcidiche, oggetti in bronzo (tra cui  padelle, hydriae, statuette e un tripode), ferri chirurgici, affreschi pompeiani, una navicella e due guerrieri
nuragici.

Sul mercato illecito il valore di tutto ciò è determinato sulla base della loro grandezza in centimetri (circa diecimila euro a centimetro); il valore patrimoniale complessivo di queste opere supera i quindici milioni di euro.

(Eidon)

(Foto Franceschi)

(Foto Franceschi)

(Foto Franceschi)

(Foto Franceschi)

(Foto Franceschi)

(Foto Franceschi)

(Foto Franceschi)

(Foto Franceschi)

(Foto Franceschi)

(Foto Franceschi)

(Foto Franceschi)

(Eidon)

(Foto Franceschi)

(Foto Franceschi)

Gli oggetti italiani sono stati rinvenuti nei magazzini dell’importante mercante giapponese Norioshi Oriuchi: “Siamo arrivati a lui indagando sui traffici del famoso commerciante londinese Robin Symes, che tra gli anni ’70 e ’80 era diventato il punto di riferimento di tanti ricettatori del settore”, racconta il comandante Raffaele Mancino. “L’indagine è iniziata nel 2008 e nel 2009 abbiamo avviato l’attività di catalogazione e contestualizzazione degli oggetti”.

Il dealer giapponese, di 55 anni, teneva stoccati in otto magazzini nel porto franco di Ginevra (Svizzera) ben 20 mila beni d’arte provenienti da ogni parte del mondo: “Noi li abbiamo ispezionati tutti, e quello che di italiano c’era, con una provenienza verificata e accertata, è stato recuperato” precisa Mancino.

Una volta comprovata inconfutabilmente la provenienza dei reperti da scavi clandestini in Italia, il dealer nipponico, pur avendo attestato di aver acquistato i beni sequestrati sul libero mercato – dimostrazione tangibile della sua buona fede e della volontà di collaborare con le autorità italiane – ha presentato atto di rinuncia dei reperti.

(Ministero per i Beni e le Attività Culturali)

(Ministero per i Beni e le Attività Culturali)

(Ministero per i Beni e le Attività Culturali)

(Ministero per i Beni e le Attività Culturali)

Fonti: Ministero per i Beni e le Attività Culturali (con ulteriori fotografie), la Repubblica (e a questo indirizzo la sua galleria fotografica). Qui invece altre immagini pubblicate dal Corriere.

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