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Una pittura rupestre di 40000 anni fa

giugno 1, 2010

Una pittura rupestre degli aborigeni australiani potrebbe raffigurare due Genyornis, un volatile gigante ritenuto essersi estinto circa 40000 anni fa. Sarebbe perciò la pittura rupestre più antica del continente e probabilmente anche del mondo.

La pittura rupestre. Forse raffigura due Genyornis newtoni (Ben Gunn)

Il disegno fatto con ocra rossa venne scoperto due anni fa, ma gli archeologi sono stati capaci di confermarne il ritrovamento solo due settimane fa, quando hanno visitato per la prima volta il remoto sito di Niwarla Gabarnmung nella Terra di Arnhem, nel nord dell’Australia.

La Terra di Arnhem (wiki)

“All’inizio avevamo pensato che fosse un altro grande emù”, dice l’archeologo Ben Gunn, socio fondatore dell’Australian Rock Art Research Association. “L’animale non è un emù; sembra un Genyornis, un volatile di grandi dimensioni, con dita enormi e gambe spesse”.

E aggiunge: “O la pittura è di 40000 anni fa, che è quando la scienza pensa che si sia estinto il Genyornis, oppure esso visse molto più a lungo di quanto gli scienziati sono stati capaci di stabilire”.

A detta dell’antropologo e paleontologo Peter Murray, una delle differenze chiave con l’emù starebbe nel becco. Quello del Genyornis era grande e veniva usato per nutrirsi di frutta e probabilmente anche di piccoli animali.

L’antico volatile era anche dotato di zampe con grandi unghie “simili a zoccoli”. Era più alto e più pesante degli attuali emù e struzzi.

“Se fosse un Genyornis – e [l’animale dipinto] certamente [ne] ha tutte le caratteristiche – allora sarebbe la più antica pittura dell’Australia”, dice Gunn.

Due specie del Pleistocene australiano il goanna gigante e il Genyornis newtoni (Peter Trusler for Wildlife of Gondwana-NOVA (PBS) )

Nella zona erano peraltro già state trovate pitture di altri animali estinti, quali il tilacino (o “tigre della Tasmania”, estinto negli ’30), l’echidna gigante (estinto 50000 anni fa circa) e il canguro gigante (estinto più di 40000 anni fa).

Curiosamente, delle ossa di Genyornis erano state scavate insieme a manufatti umani nel sito di Cuddie Springs. È probabile che gli esseri umani vissero con questi uccelli; alcuni scienziati pensano che gli uomini possano aver contribuito alla loro estinzione.

Il Genyornis newtoni (Peter Trusler/Melbourne Museum)

Un emù (wiki)

Scheletro di Genyornis newtoni (Peter Trusler/Melbourne Museum)

Scheletro di emù (wiki)

Alcuni esperti non concordano però con queste conclusioni.

“Dobbiamo prendere questa scoperta con grande cautela. La probabilità di avere una pittura sopravvissuta così a lungo al di fuori delle grotte è molto bassa”, dice Robert Bednarik, autorità mondiale dell’arte rupestre.

Bednarik stima la pittura a circa 5000 anni fa: “Non conosco alcuna pittura o persino un petroglifo (l’incisione rupestre) di un animale in qualcunque parte del mondo che sia sopravvissuta per più di 10000 anni al di fuori delle grotte”. E aggiunge che la pittura sembra troppo ben preservata per rappresentare un Genyornis.

La stessa data di estinzione del Genyornis è peraltro ancora incerta: “È attualmente in discussione nell’ambito scientifico”, dice il paleontologo Gavin Prideaux, esperto di megafauna, che però ritiene che l’animale dipinto sia proprio il Genyornis. “Non si può esserne sicuro perchè ci sono elementi stilistici nella pittura, ma non c’è motivo per non ritenere che sia il Genyornis”.

Dei futuri studi, come la datazione al radiocarbonio, sono già in programma e dovrebbero aiutare a chiarire il mistero.

Fonti: ScienceBlogs, ABC, The Australian.

ps: Il Fatto Storico riprende giovedì 3 giugno.

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