La più antica tomba in una piramide del Mesoamerica

Nel sito di Chiapa de Corzo (stato del Chiapas, Messico), è stata scoperta una tomba all’interno di una piramide Zocque. Viene datata dal 500 al 700 a.C. dall’archeologo Emiliano Gallaga e potrebbe essere la più antica del suo genere nel Mesoamerica.

Basandosi sugli strati nel quali è stata trovata e sulla inusuale costruzione in legno, “pensiamo che sia una delle prime scoperte dell’uso di una piramide come una tomba, [cioè] non solo come un sito religioso o un tempio”, dice Gallaga.

(Bruce R. Bachand)

La camera di pietra in cui è stata trovata la sepoltura misura 3 x 4 metri, 6-7 metri al di sotto di ciò che era la cima della piramide.

(Bruce R. Bachand)

Al suo interno si trovava il corpo di un uomo sui cinquant’anni, sepolto con braccialetti e collari di giada e ambra, ornamenti di perle, manufatti di pirite e ossidiana e recipienti di ceramica. Il suo viso era coperto con ciò che potrebbe essere stata una maschera funeraria dagli occhi di ossidiana, mentre il corpo era stato dipinto con del pigmento rosso.

Era probabilmente un alto sacerdote o un sovrano di Chiapa de Corzo, all’epoca un insediamento di spicco.

(Bruce R. Bachand)

Nella bocca sono stati trovati gioielli di giada (Bruce R. Bachand)

Sopra al corpo dell’uomo era stato accuratamente posato quello di un bambino di un anno, mentre quello di un maschio di vent’anni venne gettato nella camera con meno cura, forse sacrificato al momento della sepoltura.

Vicino c’era anche la tomba di una donna, anch’essa sui cinquant’anni, che conteneva ornamenti di giada, ambra, pirite e perla.

Lo scheletro della donna. Dietro al ginocchio destro si vede uno specchio di ferro-pirite (Bruce R. Bachand)

I segni sui muri della camera di pietra indicano che per creare la tomba vennero usati supporti di legno e che col tempo questi crollarono sotto il peso della piramide costruita sopra.

Le culture pre-ispaniche costruivano piramidi principalmente come rappresentazioni dei livelli che andavano dagli inferi al cielo; il punto più alto generalmente conteneva un tempio.

(Bruce R. Bachand)

Gli ornamenti – alcuni importati dal Guatemala e dal Messico centrale -, alcuni dei 15 recipienti di ceramica e un’ascia cerimoniale di giada rinvenuta alla base della piramide mostrano influenze della cultura olmeca, a lungo considerata la “cultura madre” della regione.

Ci si chiede dunque se le piramidi olmeche non contengano anche loro delle tombe di dignitari: esse infatti, sebbene ben conosciute, non sono ancora state scavate – in parte perchè le condizioni atmosferiche in cui si trovano non sono adatte alla conservazione dei corpi umani.

D’altra parte, però, a Chiapa de Corzo non sono stati trovati i tipici ornamenti inseriti nel lobo delle orecchie e pettorali olmechi. Inoltre, i muri di pietra e argilla e il tetto di legno rappresentano qualcosa di nuovo: “Ci sono elementi olmechi che rimasero e vennero incorporati dalla cultura [zocque], ma allo stesso tempo [questa] cominciò a separarsi e a voltare pagina”, dice Bruce Bachand, archeologo a capo degli scavi.

(wiki)

Nonostante la posizione di Chiapa de Corzo, non è ancora chiaro se la successiva cultura Maya imparò o ereditò la pratica delle sepolture nelle piramidi dagli Zocque o dagli Olmechi.

Gli Olmechi cominciarono ad espandersi dal Golfo del Messico verso il 1200 a.C. e influenzarono molte successive civiltà mesoamericane. Quale fu però l’estensione di questa influenza è ancora oggetto di dibattito.

La piramide di Chiapa de Corzo, con la sua lunga piattaforma a terrazze, è un preludio alla pianta Maya del “gruppo E” (il nome è preso dal sito Maya di Uaxactún, in Guatemala). “Perciò non si tratta solo di un’antica piramide”, dice Bachand. “Sembra essere una delle prime del gruppo E in tutto il Mesoamerica. Ecco cosa stiamo esaminando”.

Le nuove scoperte, continua Bachand, suggeriscono che il gruppo E – così fortemente associato ad alcune culture mesoamericane tra cui quella Maya – potrebbe in realtà essere un’invenzione Zocque.

Qui e qui si possono vedere altre foto.

Fonti: AP; National Geographic; INAH.

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