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Lo Scorpion Tree

marzo 7, 2010

“L’albero dello scorpione” (scorpion tree) è un’antica quercia in un boschetto in cima alle Santa Lucia Mountains (California) su cui è meticolosamente incisa un’immagine di un metro molto strana: a prima vista sembra un essere simile a una lucertola con sei zampe e una specie di copricapo che include una corona e due sfere.

Fino a pochi anni fa si pensava che fosse semplicemente un’incisione di un qualche cowboy (e forse lo è), per il paleontologo Rex Saint Onge è qualcosa di molto più antico.

La rotazione antioraria delle stelle intorno alla stella polare così com'è vista sulla Painted Rock nella Carrizo plain, California (Rick Bury)

Precisamente sarebbe stata opera degli indiani Chumash, una tribù di nativi americani che fece simili disegni su formazioni rocciose, da San Luis Obispo in giù, verso Santa Barbara e Malibu.

Dopo un mese speso al sito, Saint Onge realizzò che la corona e una delle sfere erano incredibilmente simili al modo in cui la costellazione dell’Orsa Maggiore si collega alla stella polare.

Per un paleontologo come lui, abituato a guardare per terra, l’astronomia non era esattamente una sua specializzazione.

Imparò velocemente che la costellazione ruota intorno alla stella polare ogni 24 ore, che la sua collocazione durante il tramonto potrebbe essere usata per distinguere le stagioni e che i Chumash veneravano questa relazione astronomica nel loro linguaggio e nella loro cosmologia.

Saint Onge ritiene che questa incisione nell’albero e i dipinti nelle grotte ‘collegate’ non furono il prodotto si sciamani drogati, ma preziosi elementi per il calendario dei Chumash.

Arte Chumash (Millennium Twain/wiki)

Negli anni ’70 l’antropologo Travis Hudson aveva già ipotizzato nel suo libro Crystals in the Sky che i disegni dei Chumash avrebbero potuto avere implicazioni astronomiche.

Ma, come spiega il suo collega John Johnson, “molto di questo era poco convincente”, e montò lo scetticismo sui collegamenti archeoastronomici.

Lo studio di Saint Onge deve perciò essere stato ben più persuasivo se lo stesso Johnson ha cambiato idea e sta cooperando a questa ricerca.

“Se abbiamo ragione o no, non lo so, ma continuiamo a trovare cose che rafforzano [questa] idea”, dice Johnson.

Per la verità la datazione dell’incisione è ancora dubbia: alcuni ipotizzano addirittura che fu opera di una famiglia Chumash vissuta in zona e morta per l’epidemia del 1918.

Ma Johnson, Saint Onge e anche Joe Talaugon, un anziano Chumash di 79 anni, sono convinti che si tratti di una testimonianza delle cognizioni astronomiche possedute dai Chumash – una delle poche tribù americane in grado di navigare l’oceano.

La ricerca è stata pubblicata sul Journal of California and Great Basin Anthropology.

Fonti: Time; Dita di Fulmine.

PS: Questa notizia è del 9 febbraio 2010. Mi era sfuggita, ma è interessante e ho voluto riportala.

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