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Khirbet ez-Zeiraqoun

dicembre 24, 2009

Khirbet ez-Zeiraqoun (Moawiyah Ibrahim)

Owen Jarus traccia un quadro di Khirbet ez-Zeiraqoun (o Khirbet ez-Zeraqon), una città fortificata di 25 ettari in Giordania. Venne popolata durante l’Antica età del bronzo III (2700 – 2300 a.C.) e nonostante la sua importanza (dovuta anche alla posizione strategica) è molto meno pubblicizzata dei più noti siti come Mohenjo-Daro, Harappa, Ur e le piramidi di Giza.

(Moawiyah Ibrahim)

Le mura fortificate intorno alla città raggiungevano i 5 metri di spessore ed erano circondate da “torri sporgenti” alte 17 metri e larghe 5. Solo il lato Est venne lasciato scoperto: un ripido pendio a valle avrebbe impedito a qualunque esercito di attraversarlo.

Una rete di tunnel sotterranei serviva invece a raccogliere e a garantire le necessarie scorte d’acqua. Erano profondi fino a 100 metri e vi sono stati trovati tre ingressi e una scala.

Secondo il professore Timothy Harrison non si tratta di pozzi in quanti tali, ma proprio di tunnel scavati nel sostrato roccioso come una rete. Come riuscirono a costruirla senza che crollasse su sé stessa è un mistero.

Il tunnel (Moawiyah Ibrahim)

Un altro mistero è il significato dei 130 glifi – la metà di tutti quelli ritrovati nella regione.

E sebbene la scrittura esistesse già a quei tempi in Mesopotamia, Siria ed Egitto, non è mai stato trovato un documento scritto in Giordania.

I glifi trovati a Khirbet ez-Zeiraqoun mostrano schemi, rituali e scene artistiche. Eccone uno:

(Moawiyah Ibrahim)

Alcuni di questi manufatti vennero probabilmente importati, ma altri potrebbero essere di produzione locale.

Un edificio in particolare sembra esser stato un palazzo o un centro amministrativo. Non è molto imponente: come si vede dalla foto qui sotto, è sostanzialmente un vestibolo con stanze rettangolari sui lati.

Secondo il professore Moawiyah Ibrahim, della Yarmouk University, dal punto di vista governativo questa città era controllata “probabilmente da un governo centrale che aveva il controllo sugli insediamenti vicini”. Ciò sarebbe stato necessario per organizzare le difese della città e costruire i tunnel sotterranei.

(Moawiyah Ibrahim)

Non si sa con certezza quale fosse la religione. Rimangono solo i resti di templi e documentazioni testuali dalla Mesopotamia e dalla Siria.

Il complesso di templi è stato trovato nella parte più elevata della città. Sembra che le costruzioni fossero rettilinee con altari rotondi raggruppati insieme.

Un manufatto recuperato in un’altra area della città dipinge una persona con un’offerta, dietro ad un altare:

(Moawiyah Ibrahim)

Ibrahim dice: “Direi che le divinità principali fossero il dio lunare (qualcosa simile a Sin) e il dio solare, ben attestate entrambe anche in Mesopotamia”.

Harrison aggiunge: “Vedo questi templi come parte di una tradizione architettonica religiosa che continua fino alla Media Età del Bronzo e nella Tarda Età del Bronzo e persino fino all’inizio dell’Età del Ferro (cominciata all’incirca nel 1200 a.C.)“.

Questa statuetta di 5 cm di larghezza mostra un uomo sopra ad un asino (Moawiyah Ibrahim)

Verso il 2300 a.C., “tutte le costruzioni principali non funzionavano più, c’era solo un insediamento stagionale”, dice Ibrahim.

In questo periodo declinò anche il potere centrale dell’Egitto, che entrò nel cosiddetto primo periodo intermedio.

A nord, la città di Ebla viene distrutta da Sargon di Akkad, il cui impero accadico crebbe a est.

Nel lontano Oriente la civiltà della valle dell’Indo entrò anch’essa in declino: la popolazione di Harappa si dimezzò mentre Mohenjo-daro venne abbandonata.

La spiegazione sempre più accettata sarebbe un cambiamento climatico che portò ad un incremento molto brusco di aridità in Mesopotamia.

Dopo il collasso, Zeiraqoun non venne più abitata in modo permanente.

ps: le notizie riprendono dal 26 dicembre. Buon Natale! Aezio.

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