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Che grandi origini che hai, Cappuccetto Rosso!

dicembre 1, 2013

È una storia raccontata in tutto il mondo. Cappuccetto Rosso va a visitare sua nonna solo per scoprire che un lupo l’aveva mangiata e si era vestita con i suoi abiti, e ora voleva mangiare pure la bambina.

Cosa succede dopo dipende dalla versione che ascoltate: Cappuccetto Rosso viene divorata? Un cacciatore di passaggio taglia la pancia del lupo? Lei inganna il lupo che la lascia andare via?

In alcune parti dell’Iran, ad essere in pericolo è un bambino, perché le piccole ragazze non potrebbero uscire da sole. In Africa, il cattivo sarebbe una volpe o una iena. In Asia orientale, il predatore sarebbe più probabilmente un grande felino.

Da dove proviene la storia originale? Gli studiosi se lo chiedono da anni. Jamie Tehrani, antropologo presso l’Università di Durham, pensa di aver trovato una risposta.

Cappuccetto Rosso e il lupo in un'illustrazione di J. W. Smith (Getty Images)

Cappuccetto Rosso e il lupo in un’illustrazione di J. W. Smith (Getty Images)

In uno studio pubblicato sul giornale PLOS ONE, Tehrani sostiene che i metodi usati per registrare l’evoluzione delle specie biologiche possono essere applicati anche all’evoluzione dei racconti popolari. National Geographic ha parlato con lui riguardo la sua ricerca sulle origini di questa famosa storia.

Perché pensi che un metodo scientifico potrebbe funzionare per determinare l’evoluzione delle fiabe popolari?

I racconti popolari sono come specie biologiche: si evolvono letteralmente con delle modifiche. Vengono raccontate e ri-raccontate con piccole alterazioni, e poi passano di generazione e vengono alterate ancora. In molti modi, il problema di ricostruire la tradizione del folklore è molto simile al problema di ricostruire la relazione evoluzionistica delle specie. Abbiamo poche prove riguardo l’evoluzione delle specie perché i resti fossili sono frammentari. Allo stesso modo, i racconti popolari sono molto raramente scritti. Dobbiamo usare una sorta di metodo per ricostruire quella storia in assenza di testimonianze fisiche.

Hai usato una metodologia chiamata filogenetica. Puoi spiegarci cos’è?

Quello che fai con la filogenetica è ricostruire la storia deducendo il passato che si è conservato attraverso l’eredità. I discendenti di una specie assomiglieranno ai loro antenati in qualche modo. Per un gruppo di organismi o racconti affini, puoi scoprire quali caratteristiche possono essere fatte risalire a un comune antenato.

La ricerca si basa su 58 varianti della storia (Tehrani, PLOS ONE)

La ricerca si basa su 58 varianti della storia (Tehrani, PLOS ONE)

Quali sono alcune delle teorie riguardo le origini di Cappuccetto Rosso?

È stato suggerito che il racconto fosse un’invenzione di Charles Perrault, che lo scrisse nel 17º secolo. Altre persone hanno insistito che Cappuccetto Rosso avesse origini antiche. Esiste un poema dell’11º secolo proveniente dall’odierno Belgio riportato da un prete, che dice, oh, c’è questa storia raccontata dai contadini locali riguardo una ragazza che veste una tunica rossa da battesimo che passeggia e incontra questo lupo. I miei risultati dimostrano che, sebbene la maggior parte delle versioni a cui siamo familiari oggi discendono dalla racconto di Perrault, lui non l’ha inventato. La mia analisi ha confermato che è il poema dell’11º secolo uno dei primi antenati del moderno racconto.

Alcuni studiosi non sostengono che il racconto provenga dall’Asia?

È stato suggerito che la storia potrebbe essersi originata in Asia orientale e diffusa verso occidente e, come si diffondeva in Occidente, si divise in due distinti racconti, Cappuccetto Rosso e Il lupo e i bambini. Le persone hanno a lungo riconosciuto che c’era un qualche tipo di relazione tra le due storie, ma nessuno è mai stato realmente in grado di dimostrare la natura della relazione. Una teoria popolare è che entrambi discendessero dalla tradizione cinese, perché questi racconti cinesi hanno elementi di entrambi.

La mia analisi mostra che, in effetti, le versioni dell’Asia orientale non sono la fonte. Se i racconti dell’Asia orientale fossero stati veramente ancestrali, dovrebbero assomigliare alle varianti più antiche e ancestrali de Il lupo e i bambini e Cappuccetto Rosso. Ma invece sembrano più le versioni moderne. Per esempio, nei racconti in Asia orientale troviamo una versione del famoso dialogo tra la vittima e il cattivo che dice “Che grandi occhi che hai!”. Ma le mie ricostruzioni della preistoria del racconto suggeriscono che questo dialogo si sia evoluto relativamente recentemente. Questo è supportato dal fatto che questo dialogo manca dal poema dell’11º secolo, che è la variante più antica conosciuta.

(Tehrani, PLOS ONE)

(Tehrani, PLOS ONE)

Qual è la storia de Il lupo e i bambini?

Una nonna capra lascia i suoi bambini a casa e gli dice di non aprire la porta nessuno. Quello che non sa è che un lupo è fuori dalla casa e l’ascolta. Mentre lei esce, il lupo viene alla porta e finge di essere la capra. Quando entra, mangia tutti i bambini. Alla fine della storia, la capra lo insegue, lo uccide, e gli apre la pancia e libera i suoi bambini.

Cosa c’è di così attraente per le diverse culture di tutto il mondo nelle storie su dei predatori mascherati come parenti amati?

Alla fine, il predatore è metaforico. Le storie raccontano come le persone non sono sempre quelle che sembrano, che è una lezione molto importante nella vita. Persino le persone di cui pensiamo di poterci fidare di più possono farci molto male. Ed è proprio perché ci fidiamo di loro che siamo vulnerabili alle intenzioni dannose verso di noi.

Perché è importante conoscere le origini di questa storia?

Potremmo considerare le fiabe popolari come delle indicazioni della storia umana che ci mostrano quanto le diverse società abbiano interagito l’una con l’altra e come le persone si siano mosse nel mondo. Penso ci sia una questione più importante e più interessante riguardo l’immaginazione umana. Questi racconti popolari contengono fantasie, esperienze e paure. Sono un modo veramente buono di leggere, attraverso i prodotti della nostra immaginazione, quello a cui noi diamo più importanza.

(Getty Images)

(Getty Images)

National Geographic

Università di Durham

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