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Aquileia preistorica

novembre 17, 2013
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Aquileia (ora in Friuli Venezia Giulia in provincia di Udine) era tra le città più importanti dell’impero romano. Di quell’antico splendore ne danno testimonianza l’area archeologica e la basilica patriarcale, dichiarate dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Ma com’era Aquileia prima di allora?

Con l’obiettivo di ricostruire i «paesaggi sepolti» dell’antica Aquileia, l’Università di Udine e la Soprintendenza per i beni archeologici del Friuli Venezia Giulia hanno avviato una campagna di ricerca sulla preistoria e la protostoria della cittadina friulana che fu colonia militare dei Romani e uno dei più importanti porti fluviali del passato.

Archeologi all'opera (Università di Udine)

Archeologi all’opera (Università di Udine)

Veduta del sito di Ca' Baredi (Università di Udine)

Veduta del sito di Ca’ Baredi (Università di Udine)

UN ANTICO VILLAGGIO – Così, grazie alla prima missione archeologica, è stato riportato alla luce un antico insediamento, risalente a circa 3.200-3.500 anni fa. Si tratta di un abitato protostorico che si estende per oltre dieci ettari in località Ca’ Baredi, presso Terzo d’Aquileia, lungo un antico alveo del fiume Torre, che «forse già in parte era prosciugato ai tempi in cui fiorì il villaggio, nell’età del bronzo media e tarda (XV – XII secolo a. C. circa)», spiega Elisabetta Borgna, docente di archeologia egea del dipartimento di storia e tutela dei beni culturali dell’ateneo friulano. In particolare sono emersi una serie di focolari, di diverse fattezze e frutto di diverse tecniche costruttive, utilizzati per attività domestiche e artigianali.

VILLAGGIO – Si tratta di imponenti focolari la cui disposizione indica una particolare organizzazione delle attività del villaggio e una specializzazione funzionale degli spazi. Infatti gli archeologi ritengono che erano utilizzati sia per la preparazione e la cottura del cibo sia per attività artigianali, a conduzione domestica, di lavorazione e trasformazione di diverse materie prime: pelli, osso, corno e forse metallo. Canalette e muretti delimitavano le varie aree di lavoro: «Indizi ulteriori della pianificazione regolare dell’insediamento», aggiunge la coordinatrice degli scavi.

Particolare delle strutture dell'insediamento riportato alla luce (Università di Udine)

Particolare delle strutture dell’insediamento riportato alla luce (Università di Udine)

La complessa stratigrafia del sito di Ca' Baredi (Università di Udine)

La complessa stratigrafia del sito di Ca’ Baredi (Università di Udine)

TERRAMARE – L’abitato riportato alla luce era parte di una serie di villaggi collocati a distanze regolari, nell’area a ridosso della costa da Aquileia a Pordenone, che costituivano nodi importanti di scambio, in particolare del metallo, tra le regioni alpine orientali e transalpine e l’Italia padano-veneta. «Questi centri abitati facevano parte di una delle più importanti aree culturali dell’età del bronzo italiana, quella delle Terramare».

PRIMA DI AQUILEIA – Fino a oggi, la presenza umana nella zona in cui sarebbe sorta poi Aquileia era suggerita da manufatti di rame e bronzo di età protostorica, i più antichi dei quali risalgono al III millennio a. C. circa, all’epoca dell’età del rame. Altri scavi, eseguiti alla fine del Novecento, avevano inoltre segnalato la presenza di un insediamento laddove in età romana si trovava il canale Anfora, in un’area che fin dalla preistoria era crocevia di scambi di materie prime e prodotti finiti. «Ma la campagna di scavo 2013», sottolinea Luigi Fozzati, soprintendente per i beni archeologici del Friuli Venezia Giulia, «è il primo progetto di studio sulla preistoria e la protostoria dell’area aquileiese, finalizzato alla ricostruzione delle dinamiche insediative. In altre parole, per portare alla luce Aquileia prima di Aquileia».

(Università di Udine)

(Università di Udine)

(Università di Udine)

(Università di Udine)

Corriere della Sera

Università di Udine

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