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A quando risalgono le prime lance?

giugno 2, 2013

Gli archeologi hanno a lungo dibattuto su quando gli uomini iniziarono a cacciare grosse prede con lance e frecce. Grazie a queste, divenne possibile praticare la caccia di bufali e altra selvaggina pericolosa a distanza di sicurezza, con meno rischi di un’incornata. Tuttavia, finora la prove dirette di questa tecnica erano carenti nei siti più antichi.

Un nuovo studio mostra però che queste tecniche risalgono ad almeno 90.000 anni fa in Africa e offrono un nuovo metodo per determinare in che modo uccidevano i cacciatori preistorici.

Segni dovuti a proiettili, a sinistra, e segni da taglio, a destra (Corey O'Driscoll)

Segni dovuti a proiettili, a sinistra, e segni da taglio, a destra (Corey O’Driscoll)

In precedenza i ricercatori utilizzavano metodi indiretti per studiare l’uso di proiettili, come l’analisi delle fratture sulle punte di pietra. Stando a queste ricerche, i primi esseri umani crearono le lance già 500.000 anni fa in Africa. Ma questo tipo di prove lascia spazio a dubbi e sono spesso contestate: gli archeologi scagliavano delle riproduzioni di lance realizzate in corno contro carcasse di buoi e cervi, poi studiavano i segni che lasciavano sulle ossa. In molti rimanevano però poco convinti dai risultati, poiché vi era poca differenza tra segni dei proiettili e segni di macellazione.

L’archeologo Corey O’Driscoll della South East Archaeology di Canberra ha invece creato riproduzioni in selce di punte di lancia e frecce della Media Età della Pietra africana e, nel corso di 15 esperimenti, li ha scagliati contro carcasse di agnello e mucca. Dopo aver fatto bollire o seppellire le carcasse per rimuoverne la carne, O’Driscoll ha trovato 758 ferite sulle ossa, che ha esaminato al microscopio e paragonati ai 201 segni da taglio di una collezione di ossa animali macellate.

Ha così scoperto “una bella differenza tra i segni di macellazione e i segni dei proiettili”, dice. Il suo studio ha rivelato sei tipi di ferite causate dall’impatto del proiettile. O’Driscoll ha inoltre osservato che la maggior parte dei segni era situata su vertebre o costole e che il 17% conteneva microscopici frammenti di selce a causa della elevata velocità di impatto. Per contro, nessuno dei segni da macellazione conteneva tali frammenti.

Utilizzando questi criteri, O’Driscoll e la collega Jessica Thompson hanno esaminato tre ossa – una costola e due vertebre – proveniente dal sito di Pinnacle Point in Sudafrica e su tutte hanno identificato segni di proiettili e frammenti di pietra. Due dei reperti sono databili tra i 91 e i 98 mila anni fa, il che li renderebbe la più antica testimonianza diretta dell’uso di armi proiettili. Il terzo osso risale persino tra i 153 e i 174 mila anni fa.

L’archeologa Tiina Manne dell’Università del Queensland ha dichiarato: “Questo suggerisce fortemente che la tecnologia del proiettile era in uso a Pinnacle Point da almeno da 90 – 95 mila anni fa”.

Science

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