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Trovata la porta dell’Inferno a Hierapolis

aprile 30, 2013

A Roma e nell’antica Grecia, le divinità erano parte integrante della vita quotidiana, tanto che potevano rapirti la figlia o l’amante, favorire l’esito di una guerra o curare le malattie. Alcuni miti narrano di eroi leggendari che visitarono il regno degli inferi, governato da Ade, o Plutone per i Romani. Ma dove era l’ingresso dell’oltretomba? Se sulla cima del Monte Olimpo si poteva arrivare alla casa degli dei, andando nella direzione opposta, verso uno dei numerosi vulcani attivi del Mediterraneo, si giungeva all’ingresso degli inferi.

In Turchia gli archeologi italiani che scavano il sito greco-romano dell’antica Hierapolis (oggi Pamukkale) hanno scoperto la celebre porta dell’inferno della città, il Ploutonion, dove pellegrini provenienti da tutto il mondo classico si recavano in pellegrinaggio. Seguendo il percorso delle sorgenti di acqua termale che attraversano l’antica città, gli studiosi dell’Università del Salento, guidati da Francesco D’Andria, hanno trovato l’ingresso della famosa grotta: una dedica a Plutone incisa al di sopra dell’entrata ha confermato l’identificazione del sito.

Ricostruzione digitale di come doveva apparire il tempio dedicato al dio Ade a Hierapolis (Francesco D'Andria)

Ricostruzione digitale di come doveva apparire il tempio dedicato al dio Ade a Hierapolis (Francesco D’Andria)

(Francesco D'Andria)

(Francesco D’Andria)

Il geografo greco Strabone, nei racconti dei suoi viaggi in Asia Minore nel I secolo a. C., descrive le “singolari proprietà” del Ploutonion, “un’apertura di dimensioni sufficienti per farci passare un solo uomo, ma con una discesa che va in profondità… lo spazio è riempito da un vapore fitto e scuro, così denso che il fondo difficilmente può essere individuato… Gli animali che vi entrano… muoiono all’istante. Anche i tori, quando sono portati al suo interno, cadono a terra e ne escono morti. Noi stessi gettammo dentro dei passeri, e immediatamente caddero a terra senza vita”.

I sacerdoti eunuchi di Plutone esibivano il loro potere riuscendo ad uscire vivi dall’anfratto mefitico, probabilmente trattenendo il fiato o approfittando di sacche d’aria respirabile, mentre gli uccelli che si avvicinavano troppo alla cavità morivano avvelenati dai fumi.  Proprio il ritrovamento durante gli scavi di alcuni uccellini morti ha convinto gli archeologi di aver scoperto effettivamente l’entrata del Ploutonion, la “porta per l’inferno”. Gli scavi prossimamente si concentreranno nella zona superiore, dove i ricercatori si aspettano di trovare un grande tempio.

Resti di Hierapolis (Francesco D'Andria)

Resti di Hierapolis (Francesco D’Andria)

Da qui le persone guardavano i riti sacri (Francesco D'Andria)

Da qui le persone guardavano i riti sacri (Francesco D’Andria)

I ritrovamenti di volatili uccisi dai gas (Francesco D'Andria)

I ritrovamenti di volatili uccisi dai gas (Francesco D’Andria)

Diversi tipi di inferno

Per gli antichi l’inferno rappresentava un concetto molto diverso rispetto a quello proposto dal Cristianesimo. L’inferno infatti accoglieva tutti i defunti, indistintamente, buoni e cattivi. Tutte le culture del mondo hanno elaborato le loro teorie: nell’antico Egitto, per esempio, l’aldilà poteva essere un posto splendido, verde e bagnato da un grande fiume. Se la persona morta veniva preparata adeguatamente, ricongiungendo le diverse parti dell’anima e con la bocca aperta per cibarsi correttamente, allora il regno dei morti non sarebbe stato così brutto. Però, se la persona arrivava alla morte impreparata, allora l’aldilà sarebbe stato un luogo buio e disseminato di ostacoli, in particolare per le persone che in vita non erano state molto buone.

In una delle prime forme di scrittura conosciute si narra della leggenda sumera, incisa in caratteri cuneiformi su tavolette d’argilla risalenti a quasi 4 mila anni fa, che descrive il viaggio nel regno dei morti della della dea Inanna, conosciuta anche come Ishtar. Per i Greci, i viaggi nell’aldilà scandivano le stagioni, tra gli Egizi regolavano i ritmi del giorno e della notte e per i Maya erano legati all’origine del mondo. Molte culture hanno le loro “porte dell’inferno”. Ecco alcuni esempi:

Grecia e Turchia. Altri Ploutonion sono stati scoperti in tutto il Mediterraneo orientale, molto spesso in luoghi da cui fuoriescono gas e vapori sotterranei, come Eleusi. L’Acheronte, nel nord ovest della Grecia, era il fiume attraverso il quale Caronte traghettava le anime dei morti nel regno di Ade.

Italia. In Sicilia, nei pressi di Enna, si trova la fossa attraverso la quale Ade avrebbe portato Persefone negli inferi e dove mangiò i sei semi di melograno, condannando la Terra a sei mesi di inverno ogni anno. L’eroe romano Enea si sarebbe invece addentrato nel modo dei morti vicino al Lago d’Averno, un lago vulcanico nel comune di Pozzuoli. Un’altra leggenda cita lo stesso luogo anche per la discesa agli inferi di Ulisse.

Israele. Nelle Grotte gemelle sulle colline della Giudea, poco fuori Gerusalemme, sono state trovate le prove di riti pagani. Forse erano considerate un punto d’accesso per il viaggio di Persefone agli inferi.

Mesoamerica. Il vulcano Masaya, in Nicaragua, fu soprannominato la “Bocca dell’Inferno” dagli spagnoli che lo scoprirono nel XVI secolo. (Ovviamente, in tutto il mondo si pensa che i vulcani abbiano un legame speciale con l’inferno). Le grotte calcaree dello Yucatan incantarono i Maya, che vi praticavano sacrifici umani e deposizioni rituali di oggetti preziosi in devozione alle divinità dell’aldilà. Il mito maya della creazione racconta la storia di una coppia eroica di gemelli che sconfisse il dio dei morti, Xibalba, e liberò le divinità minori che iniziarono così ad abitare nel mondo dei vivi.

National Geographic

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