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Così morì Giovanni dalle Bande Nere

febbraio 2, 2013

Nuova luce sulle cause della morte di Giovanni dalle Bande Nere, il capitano di ventura del ‘500, padre di Cosimo I de’ Medici, deceduto a seguito di una ferita alla gamba riportata durante una battaglia nel 1526.

La divisione di Paleopatologia dell’Università di Pisa – sotto la direzione del professor Gino Fornaciari – ha analizzato i resti del condottiero dei Medici e di sua moglie Maria Salviati riesumati nella cripta del Museo delle Cappelle Medicee a Firenze, rivelando nuovi particolari sulla loro morte e anche sul loro stile di vita.

“I nostri studi confermano che Giovanni dalle Bande Nere morì per setticemia in seguito alla ferita dovuta a una palla da falchetto, sotto il ginocchio, ma non fu colpa del chirurgo che amputò metà arto”, spiega il professor Fornaciari.

Apertura della tomba di Giovanni dalle Bande Nere e di Maria Salviati (Università di Pisa)

Apertura della tomba di Giovanni dalle Bande Nere e di Maria Salviati (Università di Pisa)

La cassa di Giovanni al momento dell’apertura (Università di Pisa)

La cassa di Giovanni al momento dell’apertura (Università di Pisa)

La cassa di Maria Salviati al momento dell’apertura (Università di Pisa)

La cassa di Maria Salviati al momento dell’apertura (Università di Pisa)

“Il medico, maestro Abram, che lo operò 4 giorni dopo la battaglia, eseguì un ottimo intervento, ma non poté far nulla per salvarlo: cercò di regolarizzare i monconi e pulire la ferita, ma l’infezione da cancrena era troppo avanzata”.

Interessanti anche i rilievi sul corpo di Maria Salviati: “Le lesioni craniche dimostrano una sifilide ossea terziaria avanzata, che probabilmente fu la causa della morte. All’epoca era una malattia molto diffusa, che probabilmente le fu trasmessa dal marito”.

La tibia e la fibula di destra di Giovanni: sono evidenti i segni della ferita da arma da fuoco e dell’amputazione di maestro Abram (Università di Pisa)

La tibia e la fibula di destra di Giovanni: sono evidenti i segni della ferita da arma da fuoco e dell’amputazione di maestro Abram (Università di Pisa)

Il cranio di Maria in norma superiore con un quadro di “caries sicca” dei parietali, tipico della sifilide terziaria (Università di Pisa)

Il cranio di Maria in norma superiore con un quadro di “caries sicca” dei parietali, tipico della sifilide terziaria (Università di Pisa)

I paleopatologi al lavoro (Università di Pisa)

I paleopatologi al lavoro (Università di Pisa)

Le analisi dei resti hanno confermato che Giovanni dalle Bande Nere ebbe una vita attiva e rischiosa: “Lo studio dello scheletro rivela un Giovanni de’ Medici vigoroso, con un’età antropologica di 25-30 anni, una statura di 1,74 m, cranio medio, naso stretto ed elevata capacità cranica (1494 cc)”, scrive Fornaciari nella sua relazione. “Le inserzioni muscolari (deltoide, gran pettorale, gran dorsale, bicipite, muscoli dell’avambraccio, muscoli della coscia) caratterizzano un individuo molto robusto e la presenza di numerose ernie vertebrali rivela che, fin dall’adolescenza, Giovanni era solito sovraccaricare il torace con pesi cospicui, verosimilmente le pesanti armature dell’epoca”.

La tomba di Giovanni de’ Medici e sua moglie era stata aperta a fine novembre nell’ambito di una ricerca finanziata dalla Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia, sotto la direzione della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze. Dopo l’allestimento del cantiere nell’area centrale della cripta, i lavori hanno previsto il sollevamento del grosso macigno che copriva il vano funebre. Al suo interno sono state trovate le casse di zinco contenenti i resti ossei – non in connessione – del condottiero mediceo e di sua moglie.

Ritratto di Giovanni dalle Bande Nere (Università di Pisa)

Ritratto di Giovanni dalle Bande Nere (Università di Pisa)

Università di Pisa

One Comment leave one →
  1. Giusy permalink
    febbraio 16, 2013 8:42 pm

    Affasciante!!

    Mi piace

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