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Un medicinale di 2200 anni fa recuperato nel relitto del Pozzino

gennaio 11, 2013

Un medicinale di oltre 2000 anni, quasi sicuramente un collirio, è stato recuperato intatto all’interno di un contenitore di stagno rinvenuto nel “Relitto del Pozzino”, i resti di una nave naufragata nel II sec. a.C. nelle acque del Golfo di Baratti (sito dell’antica e florida città etrusca di Populonia, oggi in provincia di Livorno) e portato alla luce negli anni ’90 dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana.

Non soltanto si tratta del primo lavoro analitico che abbia consentito di individuare la composizione di compresse farmaceutiche antiche, che verosimilmente avevano la funzione di collirio (preceduto solo da un caso analogo a Lione), ma lo straordinario evento di poter recuperare un medicinale intatto, nel suo contenitore originale, ha fornito la possibilità di indagare il principio medicamentoso con una vasta gamma di analisi da cui sono scaturiti dati importanti.

Una delle compresse (MiBAC)

Una delle compresse (MiBAC)

Una delle pissidi, con le compresse all’interno (MiBAC)

Una delle pissidi, con le compresse all’interno (MiBAC)

Quella sostanza, che già Plinio il Vecchio e successivamente Dioscoride descrivevano come curativa per gli occhi e per le malattie della pelle, trova ora un preciso riscontro nella composizione delle compresse pressappoco circolari e di colore grigio (pastiglie spesse un centimetro, con un diametro di quattro) che facevano parte del bagaglio di un medico che viaggiava a bordo della nave etrusca.

A completare la ‘valigetta’ dell’antico medicus sono stati anche rinvenuti numerose altre pissidi in stagno, 136 piccoli flaconi di legno di bosso, un mortaio, uno specillo in ferro e una campana in bronzo, quest’ultima probabilmente da usare per le ventose.

Il contenuto del Relitto del Pozzino (Soprintendenza Archeologica della Toscana)

Il contenuto del Relitto del Pozzino (Soprintendenza Archeologica della Toscana)

Già dai primi studi condotti dopo il ritrovamento del relitto era emerso come fra i “vari tesori” ci fossero con tutta probabilità dei medicinali. Le analisi condotte sulle compresse dal Laboratorio di analisi della Soprintendenza toscana evidenziarono che il principio attivo delle compresse era costituito da due diversi composti di zinco (smithsonite e idrozincite, rispettivamente carbonato e idrossicarbonato di zinco), come nelle medicine di uso dermatologico e oftalmico.

Oggi, tutto questo trova conferma con l’implementazione delle analisi mediante una ricerca multidisciplinare che ha portato, complessivamente, alla caratterizzazione chimica, mineralogica e botanica delle compresse.

Nel medicinale la parte di natura inorganica costituisce l’80% della massa; in questa il 75% è dato da zinco, presente appunto come carbonato e idrossicarbonato. Insieme a questi compaiono, come coformulanti, sostanze lipidiche (grassi) di origine animale e vegetale: cera d’api, verosimilmente olio di oliva, resina di pino (che poteva servire come preservante, viste le sue proprietà antisettiche) e amido.

Inoltre, molte fibre di lino sono state trovate all’interno delle compresse: è probabile che servissero per mantenere compatto il medicinale nel momento della sua applicazione sulla parte malata.

(PNAS)

(PNAS)

Il lavoro analitico è stato riportato in un recente articolo pubblicato nella prestigiosa rivista scientifica americana Proceedings of the National Academy of Sciences, nella quale, tra l’altro, si ricorda come lo stesso termine italiano “collirio” derivi dal termine greco k?llyra, che indica piccoli panetti rotondeggianti, come è appunto la forma delle compresse del Pozzino.

I reperti archeologici del relitto del Pozzino sono esposti nel Museo Civico Archeologico del Territorio di Populonia, a Piombino (Livorno).

La sorprendente scoperta arriva dalle indagini iniziate, fin dal momento del ritrovamento, da Gianna Giachi e Pasquino Pallecchi, del Laboratorio di analisi (Centro di Restauro) della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana e portate a termine di recente dagli stessi grazie a strumentazioni d’avanguardia e anche alla collaborazione di Marta Mariotti Lippi, del Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze, e di Maria Perla Colombini, Erika Ribechini e Jeanette J. Lucejko, del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa.

Ministero dei Beni Culturali

PNAS

One Comment leave one →
  1. giusy67 permalink
    febbraio 17, 2013 10:42 am

    Molto molto interessante; di questo particolare medicamento si fa riferimento anche nella bibbia nel libro di apocalisse cap 3: 18 Dove Cristo consiglia ai cristiani di Laodicea di comprare abiti bianchi e collirio per ungere gli occhi affinché possano vedere. Anche se questi riferimenti sono simbolici, comunque confermano l’uso di collirio o balsamo per gli occhi più di 2000 anni fa, sotto forma di unguento, probabilmente confezionato proprio in piccole scatole simili a quella ritrovata nel relitto. Magnifico!

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