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Il commercio illegale di antichità finanzia il terrorismo

luglio 30, 2011

Di Matthew Bogdanos

Il commercio illegale di oggetti antichi è un’epidemia mondiale insieme a droga, armi e traffico di esseri umani, eppure raramente se ne parla.

Mentre ero in servizio nelle operazioni di anti-terrorismo in Iraq nel 2003 come colonnello nel Corpo dei Marine, mi sono offerto volontario per indagare sul saccheggio del Museo Nazionale dell’Iraq.

Dalla mia esperienza, posso dire che il commercio illegale di antichità è diventato un flusso di entrate per le attività terroristiche nella regione.

Matthew Bogdanos nel Museo Archeologico di Baghdad nel 2003 (AFP/Getty Images)

Nel 2005, ogni singolo carico di armi che abbiamo sequestrato, sia da terroristi che da ribelli, conteneva anche oggetti antichi. Questi camion, ma anche grotte, edifici e altri nascondigli, contengono casse di lanciarazzi accanto a casse contenenti antiche tavolette e statuette.

Fino a quando trafficanti e terroristi ne rimangono interessati, il denaro è denaro, in qualunque modo lo si ottenga. Vista la situazione, abbiamo verificato con i nostri informatori ciò che stava accadendo. Non posso dire che questa pratica sia iniziata in Iraq, è solo che è lì che l’abbiamo individuata per prima.

A differenza dell’Afghanistan, l’Iraq non ha oppio, ma possiede antichità. I terroristi non effettuano direttamente i saccheggi, di solito lo fa la gente del posto. Ma i terroristi si sono resi conto che esiste un nuovo mercato e loro hanno il diritto di prelazione sugli oggetti antichi.

Abbiamo scoperto che la stessa infrastruttura che viene utilizzata per contrabbandare armi dentro e fuori l’Iraq è anche usata per il contrabbando di antichità.

Se si considerano le rotte dall’Iraq verso il resto del mondo, quindi attraverso il Libano, non dovrebbe sorprendere che gli Hezbollah abbiano visto questo movimento come una fonte di guadagno. Abbiamo cominciato a vedere gli Hezbollah tassare il movimento degli oggetti antichi.

Uno dei problemi principali con il saccheggio è che se un sito è ancora da scoprire, semplicemente non si sa che c’è. L’Interpol stima che il commercio illecito di antichità valga miliardi di dollari. La mia domanda è: come fanno a saperlo?

Se è illegale, e quindi è un commercio clandestino, come fai a sapere l’ammontare in dollari? È simile al traffico di droga, lo intuisci dalla quantità che riesci a sequestrare. Non è un approccio scientifico, né uno che trovo adeguato per valutare il valore totale del commercio mondiale illegale di antichità.

Il commercio di antichità, però, è molto più spinoso ed è composto da una serie di fasi che sono difficili da controllare: saccheggi sul campo nello stesso Iraq; il movimento dell’oggetto saccheggiato dall’Iraq a un paese con basso livello di sicurezza, come il Libano o la Giordania ; il suo movimento verso un porto franco come Dubai o Ginevra; il suo riciclaggio e “legalizzazione” da parte dei trafficanti, che creano falsi documenti sulla loro provenienza; il suo ulteriore riciclaggio e legalizzazione mediante l’essere esposto in fiere d’arte e musei; e la vendita finale.

Agli occhi di un museo o di una casa d’aste, l’oggetto è pulito semplicemente perché nessuno ha messo in dubbio la sua provenienza durante il suo percorso. Il saccheggio è vantaggioso per tutti nella catena, in misura maggiore o minore.

Dovremmo riuscire a individuare ogni fase, ma ciò richiederebbe un enorme cooperazione internazionale.

Quello che ci serve è una singola, legittimata, voce, la versione attuale di Winston Churchill degli anni ’30 che parla dei pericoli prima che sia troppo tardi.

Non abbiamo quella voce in questo momento. Dovrebbe essere il Direttore Generale dell’UNESCO ma per qualche ragione quella persona ha scelto di non cogliere l’opportunità presentata dalla tragedia che è la distruzione e la perdita del nostro patrimonio culturale comune.

La ragione per cui sottolineo l’aspetto del terrorismo è che per molte persone parlare dell’importanza del patrimonio culturale è solo rumore bianco. Se questo argomento non risuona in loro, allora dire che possono finanziare il terrorismo lo farà.

Ma ecco un altro motivo: la maggior parte dei pezzi che sono stati saccheggiati in Iraq risalgono a prima dell’Islam, alla spaccatura tra sunniti e sciiti, al cristianesimo e anche all’ebraismo.

Sono un richiamo potente che le nostre culture hanno più cose in comune di quanto i sanguinosi titoli dei giornali suggeriscano ogni giorno. Le nostre diverse culture hanno una radice comune, fondamentale, e questi oggetti la ricordano.

Scegli la tua ragione: ognuna è sufficiente per dire ‘fermate questo ora’. Ogni giorno accade qualcosa di irrecuperabile e potenzialmente molto pericoloso e abbiamo bisogno di stabilirne la realtà, la portata, in modo da poter trarre tutte le risorse a disposizione per fermare la follia.

CNN

2 commenti leave one →
  1. Ali Tartoussi permalink
    agosto 8, 2011 11:13 pm

    Sono troppo polemico se dico che non mi piace il tono ideologico dell’articolo?
    Non dimentichiamo che molte delle opere saccheggiate dai musei iracheni sono finite nella villa di qualche collezionista americano.

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    • Aezio permalink*
      agosto 18, 2011 12:47 pm

      Ideologico nel senso ‘buoni contro cattivi’?
      Be’, diciamo che anche la CNN ha chiaramente scritto alla fine dell’articolo che si tratta solo di un’opinione di Matthew Bogdanos.

      Mi piace

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