Riporto gli altri 6 siti segnalati dalla Global Heritage Fund come luoghi di eccezionale importanza storico-culturale che rischiano di svanire (vedi qui i 6 precedenti).

A volte chiamata la Versailles dei Caraibi, il palazzo di Sans-Souci di Haiti venne costruito all’inizio del 19′ secolo da schiavi liberati. Fu la residenza reale di Henri Christophe e anche il luogo in cui egli morì: nel 1820 una rivolta lo costrinse a nascondersi nel palazzo e alla fine si suicidò.
L’edificio venne gravemente danneggiato da un terremoto nel 1842 e le sue rovine si stanno ancora oggi rapidamente deteriorando.




Il bacino del Mirador in Guatemala, considerato la culla della civiltà Maya, include quattro città che sono antecedenti fino a 1200 anni rispetto alla vicina e ben più famosa Tikal.
Nonostante la loro importanza le rovine giaciono abbandonate nella giungla, colpite da saccheggi, coltivazioni e deforestazioni.


Quattro distinti insediamenti – ognuno appartenente a diversi periodi – mostrano l’evoluzione urbana dal VI secolo a.C. di Taxila, in Pakistan. I suoi resti risentono della cattiva gestione (alcune aree sono pure usate come discariche) e degli effetti di saccheggi, guerre regionali ed esplosioni di mine.




Famagosta, sull’isola di Cipro, era una volta considerata una delle città più ricche del mondo. Fondata nel III secolo a.C., serviva come porto commerciale e centro di relazioni politiche tra il Medio Oriente e l’Europa.
Cominciò ad essere trascurata dopo la conquista ottomana nel 16′ secolo e oggi è situata in un territorio occupato dall’esercito turco.



Intramuros è il più antico distretto di Manila, la capitale delle Filippine. Gli spagnoli vi costruirono la fortezza Fort Santiago nel 16′ secolo.
Buona parte della città venne bombardata dall’aviazione statunitense durante la seconda guerra mondiale; oggi la più grande minaccia sono i nuovi locali – tra cui Starbucks e McDonald’s – che vengono costruiti proprio dentro le mura di Fort Santiago.





Solo 72 degli originali 108 templi di terracotta rimangono intatti nel villaggio di Maluti, in India. Il complesso è oggi invaso dalla vegetazione a causa dell’incuria; è un peccato se si pensa che potenzialmente potrebbe costituire un’eccezionale risorsa per la piccola Maluti.




Fonti: National Geographic, Global Heritage Fund (qui il rapporto completo).